INTERNI: CRAXISMI


Stefania Craxi dopo aver apprezzato Libero e il suo direttore per “coraggio e spirito di indipendenza”si lamenta con lo stesso direttore per un articolo a firma di Gianluca Veneziani che: “per fare dello spirito sulla latitanza del “socialista” direttore dell’Avanti! Valter Lavitola, arriva a definire “latitanti” i socialisti costretti ad espatriare per le persecuzioni del regime fascista, da Nenni a Pertini, passando naturalmente per Craxi. Ogni accoppiamento – continua Stefania – dei grandi socialisti con il signor Lavitola è un insulto. Perdoni lo sfogo, ma la storia di questa testata rappresenta un punto miliare della storia stessa del Partito Socialista Italiano (non a caso Pietro Nenni amava ripetere che “il partito è una segretaria e l’Avanti!”)”.

Forse sarebbe il caso di ricordare al sottosegretario agli Affari Esteri, che non solo accostare il nome di Lavitola ai grandi socialisti italiani, come Nenni e Pertini, è un insulto, ma annoverare tra i grandi socialisti Bettino Craxi è un insulto agli italiani, all’Italia e alla sua storia. 

INTERNI: IL “CE L’HO DURISMO” DI BOSSI


Era il 1993, quando un deputato della Lega Nord sventolò un cappio nell’aula di Montecitorio, si era appena conclusa la stagione di Manipulite.

Il 15 luglio 2011 sull’affare P4 la Lega Nord si astiene sul voto per l’arresto di Alfonso Papa, astenersi ha significato l’arresto del deputato del PdL.

Il 21 settembre 2011 si vota nuovamente in aula per l’arresto del braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese, indagato dalla procura di Napoli per: associazione a delinquere, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. La Lega Nord vota contro l’arresto. E’ stato un atto dovuto, blindare Milanese per tutelare Tremonti nel difficile momento della presentazione della quarta manovra finanziaria.

Il 28 settembre 2011 si vota, ancora una volta per l’arresto di un parlamentare, tocca al ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, indagato per mafia. La Lega Nord vota contro. Per Bossi è tutta una questione interna alle procure.

Quando si vuol dividere l’uomo in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…

*SPREAD…. CHE COS’E’?


SPREAD

Spread significa “ampiezza”, “apertura” (ma anche “allargamento”, “forbice” in senso figurato) e viene usato oggi per definire la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi.

Lo Stato normalmente immette sul mercato titoli obbligazionari, i titoli di stato in questo caso, per finanziare il debito pubblico. Nel caso italiano, si tratta dei BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) che, due volte al mese, vengono messi all’asta dalla Banca d’Italia. Hanno scadenza a 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

Le obbligazioni a differenza delle azioni sono dei veri e propri prestiti che il privato o anche il pubblico fa ad una società privata o a uno Stato, quindi alla scadenza il creditore riavrà l’intero capitale “prestato” più le cedole di interesse, che ha riscosso periodicamente.

Chi investe nelle obbligazioni italiane (BTP) sa di correre più rischi, a causa delle finanze italiane, e quindi “pretende” un rendimento più alto, il tasso di interesse in Italia sui BTP decennali ha raggiunto circa il 6%, a differenza di quello tedesco che oggi si aggira intorno al 3%, questa differenza determina lo spread.

Due conclusioni: a) Più lo stato dell’economia è incerta più saranno alti i tassi di interesse. Questo, però, determina un circolo vizioso. Infatti quando il PIL tornerà a salire il guadagno servirà a ripagare innanzitutto gli alti interessi, se questi non vengono estinti il debito pubblico continuerà a salire. delle obbligazioni. b) Se il debito pubblico di uno Stato viene acquistato dai cittadini dello stesso Stato è praticamente impossibile che questa nazione fallisca (così era in Italia prima dell’ingresso nell’euro), ma se ad acquistare questi buoni sono altri Stati o soggetti privati ecco che il fallimento dello Stato, il cosiddetto default, è dietro l’angolo. 


IL VALZER DELLE CICALE a Ragusa, Modica, Vittoria e Pozzallo


Una delle frasi topiche del film “Le regole della casa del sidro” di Lasse Hallström, del 1999, è quella citata più volte da Delroy Lindo, alias Mr Rose: “Sai quale è il tuo lavoro?”, una frase gridata a muso duro in certi momenti, buona a placare gli animi e a sistemare le cose, perché ricordava a tutti la propria posizione nel mondo ed il fatto che la vita è strutturata secondo gerarchie, ruoli e, sopratutto, competenze.

Tre elementi fondamentali che andrebbero tenuti sempre a mente quando si agisce e quando si parla, specie se si ricopre un ruolo più o meno pubblico. Altrimenti si rischia di apparire come una delle tante macchiette della commedia italiana. Penso a Totò e al suo: “Lei non sa chi sono io”.

Certi personaggi come i funzionari pubblici, i giornalisti, i politici, gli imprenditori, gli operai, gli amici degli amici, dovrebbero sapere che cosa un giornale può pubblicare e cosa no, e quali sono gli estremi per una querela e che la minaccia, presunta o reale, è più figlia di una certa cultura, diremmo mafiosa, che del vivere civile. Certo capiamo pure che chi è impegnato a lustrare le scarpe del proprio padrone, piuttosto che a guadagnarsi il proprio stipendio con l’onesto lavoro o che il posto che ricopre non lo deve tanto alle proprie qualità, ma magari a rapporti amicali, debba pure impegnare il suo tempo in qualche modo.

Quando un articolo non è proprio in linea con ciò che vorremmo fosse il pensiero unico, non serve a nulla telefonare e minacciare. La querela non è un vessillo che lo si sventola per noia ai quattro venti, solo per scopiazzare i personaggi del jet set o della televisione, è un istituto giuridico di una certa rilevanza, che serve a tutelare la propria onorabilità, quando c’è! Infatti non è che un mafioso o un ladro può querelare il magistrato perché lo accusa di un certo reato.

Ma capisco che i personaggi sopra citati sono stati abituati male, mica chiedono una replica o un pubblico confronto, agiscono per vie sotterranee. La provincia è troppo piccola e tutti ci conosciamo e questo è come se ci mettesse al di sopra e al di là della Legge. Convinti della loro posizione di potere, più presunta che reale, un po’ come Sordi e De Sica ne “Il vigile”, forti delle loro “amicizie”, alzano la voce, minacciano, millantando schiere di avvocati pronti a pasteggiare con le tue spoglie, non rendendosi conto che sortiscono l’effetto contrario, un po’ di ilarità e di stanchezza, visto che il lavoro è pesante e la temperatura non è proprio mite. Ma si sa il pudore non è di tutti ed è un sentimento sin troppo legato alla soggettività. Chi debba intendere intenda!

STATUARIO E COMPATTO IL PARTITO DEL NO ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE


Tutti assicurano che le trivellazioni, anche al solo fine esplorativo, non hanno alcun impatto ambientale né rappresentano un rischio per la salute pubblica. Questo lo affermano: gli ufficiali di polizia giudiziaria del Dipartimento regionale dell’energia, l’assessorato regionale, l’Enimed e i tre sindacati confederati iblei.

Sarebbe il caso, quindi, di chiudere una volta per tutte queste inutili polemiche su eventuali e paventati rischi per la salute pubblica legati ai pozzi di perforazione nel Val di Noto e sul territorio ragusano.

Quello che si è fatto sino ad oggi è terrorismo ambientalista e bisogna chiedersi perché qualcuno vuole bloccare lo sviluppo della provincia iblea. Come fanno giustamente i sindacati.

Sul chi ha questo insano progetto non vi sono dubbi: il solito gruppetto radicale di Legambiente, la direttrice dell’Arpa di Ragusa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) una tale dott.ssa Lucia Antoci, chissà poi con quali competenze dichiara che “il territorio ibleo è uno dei più vulnerabili”, ed infine un certo Ing. Philippe Pallas, ai più sconosciuto, che pare faccia il Consulente delle Nazioni Unite per la valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche. Certo fa un po’ sorridere che questi della Nazioni Unite, che si sa non fanno nulla, hanno pure l’ardine di intromettersi nelle cose di casa nostra.

Continua a leggere

TRAFFICKING, UN ATTO IGNOBILE


 

La tratta degli esseri umani è un affare enormemente redditizio, insieme al traffico delle armi è l’attività criminale più importante al mondo, seconda solo al traffico di droga. Fare delle stime delle  vittime di questo orrendo crimine così come provare a misurare il volume d’affari di questo mercato è estremamente difficile, per tutta una serie di fattori, che vanno dalla difficoltà della materia sino alle connivenze delle autorità coinvolte. In ogni caso le stime fatte dalle organizzazioni internazionali sono devastanti, anche se spesso discordanti. Comunque secondo le Nazioni Unite il volume di affari scaturito da questo commercio sfiora i 32 miliardi di dollari l’anno, mentre altre stime parlano di 42 miliardi di dollari l’anno.
Da poco tempo la comunità internazionale si è occupata seriamente del problema, da un punto di vista giuridico, lessicale e concettuale. Un ritardo che ha determinato non poca confusione oltreché ad un rallentamento inaccettabile nelle politiche di contrasto. 
Le grandi organizzazioni internazionali hanno cominciato a interessarsi direttamente della questione dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale, firmata a Palermo nel 2000, dove sono stati allegati due Protocolli aggiuntivi dedicati esclusivamente alla tematica del Trafficking. Questi Protocolli offrono una definizione univoca sia dello Smuggling of Migrants (traffico dei migranti), sia del Trafficking of Human Beings (tratta degli esseri umani), offrendo così finalmente una base giuridica globale su cui operare per contrastare tali fenomeni.

Continua a leggere