Fede un leccapiedi che si crede un giornalista


A Saviano non bastava essere perseguitato dalla camorra, non gli bastavano neanche le frecciate di un razzista quale è Roberto Maroni, gli mancava pure la predica di un leccapiedi che da troppi anni si spaccia per giornalista:

Fede va radiato dall’albo.

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i casalesi e i favori di Nicola Cosentino, sottosegretario all'economia


Che questo governo non ha le mani pulite è una cosa ormai risaputa, ma che tra le fila dei suoi esponenti governativi ci fossero dei mafiosi lo si poteva solo immaginare.

Oggi L’Espresso dedica la sua copertina a Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia. Questo galantuomo per ben cinque volte è stato additato dai pentiti appartenenti ai Casalesi come un loro uomo di fiducia. Era ipotizzabile? Certo, basti pensare che la famiglia Cosentino è proprietaria di una società che si occupa di gas e petrolio, alla quale era stata negata la certificazione antimafia, certificazione poi concessa magnanimamente dal prefetto Elena Stasi, guarda un po’ candidata e poi eletta nelle file del PDL.

una fiancheggiatrice?

una fiancheggiatrice?

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16 ergastoli ai casalesi, ma la guerra continua


La I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli infligge un duro colpo alla camorra. 16 ergastoli al vertice dei casalesi. Condanna all’ergastolo per Francesco Schiavone, 55 anni, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto ‘e mezzanotte, e i boss latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il massimo della pena è stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D’Alessandro, Giuseppe Diana (latitante in primo grado condannato a nove anni), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, detto ‘Cicciariello’, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Pena ridotta per Giuseppe Russo: nel 2005 ebbe l’ergastolo, oggi si prende 30 anni. Ora tocca alla Cassazione, ma non ci dovrebbero essere problemi.

Questo è un giono importante per la Campania, per l’Italia e per la nostra democrazia. Un clan che quasi nessuno conosceva, sottovalutato dalla politica e dai media, ma con la sentenza di ieri i magistrati hanno voltato pagina.

Grazie alla procura di Maria Capua Vetere e specialmente ai giudici Raimondo Romeres, a latere Maria Rosaria Caturano e ai pm che hanno dedicato circa dieci anni della loro vita a questo processo, un grazie sentito a tutte le forze dell’ordine che hanno permesso ai pm di lavorare, grazie anche a Roberto Saviano.