Vittoria Teatro Colonna – 29 gennaio. DESIDERANZA


 

Vittoria Teatro Colonna – 29 gennaio

di e con Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi

 

In un desolato paese della Sicilia, nel giorno di Sant’Antonio due fratelli salgono fino alla stanza soprasopra. Pino, primo fratello, e Sergio, handicappato, mezzo cervello, fardello più che fratello. Qualche piano sotto qualcosa di terribile è accaduto. Centocinquanta chili di madre-padrona giacciono nella vasca da bagno.

La giornata di Sant’Antonio è giorno di liberazione, di volo. I due fratelli, dopo essersi liberati dalla zavorra materna, sognano di arrivare dritti nella casa dell’Orsa Maggiore, su nel cielo. Ma serve un ultimo gesto: estremo, calcolato e spettacolare, da compiere proprio mentre la processione con la banda e la statua del Santo passano sotto la loro finestra: “Sergio, tudei io e tu veri femus!”. In scena basta una tenda a fiorellini. L’intensa interpretazione dei due attori è sufficiente a creare attorno a quel lembo di stoffa non solo tutta la casa ma il paese intero, con il buio, i vizi e le superstizioni. I fratelli si passano il ruolo del coraggioso come un testimone nella staffetta, e continuano ad amarsi e ad accudirsi a vicenda anche nel momento estremo.

Per l’acquisto di biglietti e abbonamenti, vi ricordiamo che i posti sono NUMERATI e quindi vi invitiamo ad affrettarvi per riservarvi i posti migliori.

Per info. www.santabriganti.org o tel. 0932.1910889 

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Recensione dello spettacolo del 3 dicembre. ITALIA BRASILE 3 A 2


La Stagione di Teatro Aperto è iniziata con la rappresentazione di Davide Enia, Italia Brasile 3 a 2, storico ed epico incontro di calcio che, il 5 luglio del 1982, aprì la strada agli azzurri per la vittoria ai mondiali. Enia dopo un breve preambolo funzionale a farci fare un salto nel tempo di circa trent’anni, inizia il racconto di quei 90 minuti, l’Italia contro i giganti del Brasile, ed ecco che il calcio diviene epico, ma anche racconto popolare, mezzo per ricordare e farci rivivere un mondo che non c’è più.

Accompagnato da due chitarristi Enia usa la metrica e l’impianto del cuntu, antica arte fabulatoria siciliana, per raccontarci quell’impresa come se fosse uno scontro, una battaglia di eroi d’altri tempi, come se quei giocatori, che ci portarono nell’olimpo del calcio, fossero i protagoniosti di un poema cavalleresco, belli ed invincibili. Un escamotage, o forse no, per raccontarci di una umanità antica, fatta di zii, cugini, sorelle ed amici tutti accalcati davanti al televisiore a colori, il primo per quella famiglia palermitana, comprato proprio per l’occasione, una riunione familiare quindi, calda e fragorosa, fatta di riti scaramantici e di competenze ed astuzie a volte sin troppo decantate; già sudati, nervosi, ma pronti perché quella volta in campo c’era il popolo italiano, tutto unito per un’impresa che si sarebbe detta storica.

Il tutto raccontato ad un ritmo esaltante che liberamente e sapienetemente riesce a passare dal campo di gioco alle vicende che accadono al di qua del televisore, attimi comici, febbrili, ma anche di disperazione, perché quella partita l’abbiamo vinta, persa, poi ancora vinta e poi di nuovo persa, fino a quando non abbiamo siglato il definitivo 3 a 2.

Lingua italiana, forme dialettali, calcio e sentimenti nazional popolari, questi sono gli elementi che Enia ha saputo mescolare in una sintesi di singolare potenza espressiva, per uno spettacolo tutto da vedere e da gustare.

 

L’ass. SantaBriganti presenta: Italia Brasile 3 a 2


Teatro Aperto apre la stagione del Teatro Vittoria Colonna il 3 dicembre con Davide Enia che con il suo spettacolo cult Italia – Brasile 3 a 2 ci riporta al 1982, epopea sportiva ed umana che aprì le porte alla vittoria italiana del Mundial di Spagna. il 21 dicembre sarà la volta della Lettera di di Paolo Nani, attore riconosciuto a livello ionternazionale come uno dei maestri del teatro fisico.
La stagione prosegue il 29 gennaio con Desideranza spettacolo intimo e profondo che porta alla ribalta nazionale la compagnia dei Teatri Alchemici di Palermo. Ancora Palermo a febbraio con il bravissimo Filippo Luna (insignito del prestigioso premio dell’Ass. Naz. Critici del Teatro proprio per questa interpretazione) che porta sul palco di Teatro Aperto Le mille bolle blu. La rassegna chiude il 25 marzo con un bell’esempio d teatro sociale: è bello vivere liberi! spettacolo magistralmente intepretato da Marta Cuscunà ispirato alla vita di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana.

Vittoria, Teatro Comunale “Vittoria Colonna” ore 21

Davide Enia

Italia – Brasile 3 a 2

di e con Davide Enia

Musiche in scena

Giulio Barocchieri

Fabio Finocchio

 

Premio speciale UBU 2003
Premio Hystrio e Premio Olimpico ETI 2005
Premio “Vittorio Mezzogiorno” e Premio “Vittorio Gassmann” 2006

Il calcio come epica umana, come racconto popolare, come memoria collettiva unificante e identificante. Davide Enia ci riporta alla storica partita del 5 luglio 1982 in cui l’Italia di Enzo Bearzot sconfisse il Brasile già dato come campione del mondo. Lo spettacolo è un coinvolgente gioco a incastro: si moltiplicano i racconti, seguendo la trama delicata della partita: tornano a vivere le gesta del quarantenne Zoff, del «bellissimo» Antonio Cabrini, del «generoso» Ciccio Graziani, ma anche di Zico, Falcao…nomi entrati nella leggenda: eroi, appunto, di una stagione ormai lontana.
Davide Enia canta la storia di tutti noi, assiepati con amici e familiari davanti al televisore, pronti ad appassionarci, a soffrire e gioire come accadde quel giorno nel tinello palermitano di casa Enia.
Così come avvenne quel pomeriggio di inizio luglio nelle case di tutta Italia.

 

Recensione allo spettacolo del 19 febbraio. NATI IN CASA


Ci sono degli spettacoli o meglio delle manifestazioni artistiche davanti alle quali non si può che rimanere sconvolti. Quando l’artista riesce grazie alla sua techne a sfiorarti nell’intimo, lui ha raggiunto il suo obiettivo e tu non puoi che impallidire dinnanzi alla potenza e alla bellezza dell’arte. Se non avete visto lo spettacolo potrete sicuramente pensare che ad esagerare ci vuol poco e vi do ragione, ma aggiungo solo che un intero teatro è rimasto seduto ed in silenzio dopo la fine dello spettacolo, in attesa del rientro di Giuliana Musso e non per l’applauso di rito, ma per sentirla parlare un’altra volta.

“Nati in Casa” è uno spettacolo del cosiddetto teatro civile o di denuncia o come lo definiscono gli stessi autori in-civile. Un racconto brillante ed al contempo drammatico e non solo perché ogni tanto la Musso alleggeriva il peso dei fatti con delle battute studiate ad hoc, per colpirti là e farti ridere, ma perché lo spettacolo è diviso in due momenti precisi. I primi dodici minuti sono divertenti ed esilaranti perché ci raccontano le paure della partoriente e del come questa viene fatta partorire in ospedale. I restanti 45 minuti, invece, sono dedicati al tempo e all’atmosfera di quando si nasceva in casa, perché il parto è una questioni di tempi e questi sono di esclusiva pertinenza della donna incinta.

Lo spettacolo è una critica feroce alla mercificazione del corpo nella società odierna. Detto in altri termini è la riproposizione del tradimento di quella promessa fattacci dalla tecnologia di un sicuro e progressivo miglioramento delle nostre esistenze.

Il tempo è denaro, lo sentiamo dire troppo spesso e la cosa è ancor più drammatica quando questo tempo riguarda la vita umana.

Raccontando di Elena, Maria, Palmira e Gilda, quattro levatrici vissute lo scorso secolo, la Musso ha ricordato che cosa è un parto, la sua naturalità ed il fatto che ogni parto è una storia a sé. Quattro donne del nord-est, ignoranti, magari burbere e segnata dalla vita, che però erano consce del ruolo fondamentale che ricoprivano in quella società, loro erano deputate ad aiutare le partorienti, a seguirle in uno dei momenti più delicati della vita di una donna. La lacerazione della donna durante il parto era considerato un errore ed un orrore da evitare. La donna può e deve partorire senza lacerazioni. Oggi quei tempi si sono ristretti, sono diventati artificiali ed indotti, una donna se arriva in ospedale è perché deve partorire, allora era la levatrice che andava dalla partoriente e l’attendeva. Oggi la priorità è l’ospedale con i suoi costi, i suoi turni e i suoi tempi, in una parola la sua razionalità, allora era la madre e il bambino che portava in grembo che dettavano legge.

Tutto ciò è spiegato dalla Musso con i suoi gesti, cadenzati e misurati o modulato la sua voce all’occorrenza, ora greve, ora alta, ora squillante. Quegli stessi tempi parevano via via disegnati dai suoi passi, che pian piano costruivano una rete intorno allo spettatore sino al punto, che questi era lì, nella stanza della partoriente e quasi poteva sentire il tepore dell’acqua in ebollizione o l’odore delle lenzuola fresche di bucato.

La poesia del lieto evento raccontata alla Musso da una certa Rosetta oggi ostetrica disincantata, ma che assistette e si innamorò di questo mestiere in una notte del 1969 quando Elena, la levatrice, la comare fece partorire sua sorella Rosina, oggi, in parte, la si è persa indaffarati come si è a comprare, registrare, annotare cose che nulla hanno a che vedere con il parto.