*SPREAD…. CHE COS’E’?


SPREAD

Spread significa “ampiezza”, “apertura” (ma anche “allargamento”, “forbice” in senso figurato) e viene usato oggi per definire la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi.

Lo Stato normalmente immette sul mercato titoli obbligazionari, i titoli di stato in questo caso, per finanziare il debito pubblico. Nel caso italiano, si tratta dei BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) che, due volte al mese, vengono messi all’asta dalla Banca d’Italia. Hanno scadenza a 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

Le obbligazioni a differenza delle azioni sono dei veri e propri prestiti che il privato o anche il pubblico fa ad una società privata o a uno Stato, quindi alla scadenza il creditore riavrà l’intero capitale “prestato” più le cedole di interesse, che ha riscosso periodicamente.

Chi investe nelle obbligazioni italiane (BTP) sa di correre più rischi, a causa delle finanze italiane, e quindi “pretende” un rendimento più alto, il tasso di interesse in Italia sui BTP decennali ha raggiunto circa il 6%, a differenza di quello tedesco che oggi si aggira intorno al 3%, questa differenza determina lo spread.

Due conclusioni: a) Più lo stato dell’economia è incerta più saranno alti i tassi di interesse. Questo, però, determina un circolo vizioso. Infatti quando il PIL tornerà a salire il guadagno servirà a ripagare innanzitutto gli alti interessi, se questi non vengono estinti il debito pubblico continuerà a salire. delle obbligazioni. b) Se il debito pubblico di uno Stato viene acquistato dai cittadini dello stesso Stato è praticamente impossibile che questa nazione fallisca (così era in Italia prima dell’ingresso nell’euro), ma se ad acquistare questi buoni sono altri Stati o soggetti privati ecco che il fallimento dello Stato, il cosiddetto default, è dietro l’angolo. 


SOLO IL 10% DELL’OTTO PER MILLE VA AL TERZO MONDO. SENZA PUDORE.


Con l’arrivo della bella stagione si rinnova l’appuntamento per tutti con la dichiarazione dei redditi e con l’immancabile sequela di spot sull’otto per mille. Dopo più di vent’anni dall’istituzione dell’8‰, figlio della riforma del concordato del ‘29 tra Stato italiano e Vaticano, il reale funzionamento di questa donazione rimane oltre che discutibile alquanto sconosciuto.

Un primo mito da sfatare è che l’8‰ del nostro gettito fiscale finanzi direttamente l’Ente da noi prescelto (Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane). Il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi, sistema che naturalmente avvantaggia la maggioranza cattolica.

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Ma non finisce qui, infatti anche quando il contribuente non prendesse una decisone viene ugualmente tassato in base alle scelte degli altri contribuenti. Democrazia! A ciò bisogna aggiungere che, mentre la maggior parte delle confessioni lasciano allo Stato le quote non attribuite, la Chiesa cattolica rivendica per sé questi denari, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi realmente ottenuti. Altro mito da sfatare è la destinazione che la Chiesa cattolica ne fa. A comunicarlo è niente popò di meno che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), tramite il suo sito. E così mentre in primavera un esercito di sacerdoti accompagnati da anziani, disabili, poveri, senza tetto e bambini del Terzo Mondo irrompono nelle nostre case ricordandoci il perché l’8‰ va devoluto alla Chiesa cattolica, si scopre che solo il 20% dell’interno importo, circa un mln di euro (dati del Marzo 2006), è destinato ad interventi caritativi, di cui solo 80 mln sono per il Terzo Mondo, a differenza dei 336 mln di  € destinati al clero o dei 400 mln di  € per le esigenze di culto e pastorale, cioè per la nuova edilizia di culto e per il restauro degli immobili. Infine va detto che una parte dell’otto per mille a diretta gestione statale dal 1998 va a finanziare le casse vaticane per la Conservazione beni culturali, tramite decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Per approfondire l’argomento:
www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/ sito dell’Unione Atei Agnostici e Razionalisti
www.aduc.it/ Associazione per i diritti degli utenti e consumatori