Le belle donne nel Pdl non mancano. Fiorella Rubino Ceccacci


Navigando un po’ oggi ho scoperto un’altra parlamentare del Pdl, Fiorella Rubino Ceccacci, un’altra donna dell’entourage di Berlusconi proveniente dal mondo dello spettacolo.

Un’attrice, forse brava, scoperta e sponsorizzata da Giorgio Albertazzi, che ha lavorato anche con Gigi Proietti e Tinto Brass, è divenuta parlamentare nel 2006. Come sempre, quando si parla del clan berlusconiano non sono chiare le sue competenze e/o professionalità, c’è da dire però che l’on. Ceccacci ha avuto poco tempo per dimostrare al suo elettorato e a tutti gli italiani quale sia il suo reale valore politico. Per ora, oltre a discutere di una vaga proposta sul finanziamento degli spettacoli dal vivo, pare essersi impegnata in una ritrita critica, piutttosto faziosa, all’amministrazione Veltroni.

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Mara Carfagna: «Pentita della tv, salvata dalla politica»


«Avere un aspetto fisico gradevole non è un reato, una colpa, e non deve necessariamente precludere il dedicarsi alla politica, alla società e alle istituzioni». Mara Carfagna, in un’intervista alla Stampa, parla del suo passato (da showgirl), del suo presente (da ministro) e del suo futuro. Dice di non essere «orgogliosa» del suo passato televisivo, ma afferma: «L’aspetto gradevole facilita la rapidità delle relazioni e il mondo politico è un segmento di società fortemente maschilista», un po’ come la Chiesa cattolica, che ultimamente par essere diventata la sua seconda famiglia.

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Nani e nanetti tra le pieghe del Governo Berlusconi. Alleanza Nazionale, Castelli, la Mussolini, la Brambilla e tanti altri ancora


Poco più di due anni fa la Casa delle Libertà impazzava dalle colonne dei giornali accusando la proliferazione di poltrone e poltroncine nel neoeletto Governo di centrosinistra (giustissimo). Ministeri, sottosegretariati e deroghe vari avevano fatto conquistare al Governo Prodi un triste record sino ad allora detenuto dal VII Governo Andreotti.

Prodi battè per un totale di 102 poltrone i fatidici 100 posti della squadra andreottiana (12 aprile 1991 al 24 aprile 1992).

(Qualche esempio) Mario Landolfi, divertito, parlò (11 giugno 2006) del naturale sbocco di quella maggioranza, “il cui unico collante era la gestione del potere”. Antonio Leone (28 giugno 2006) parlò, dalle colonne de Il Tempo, di “un indiscriminato aumento dei membri del governo ed ancora Giulio Tremonti (14 luglio 2006) dichiarò: “avete moltiplicato i ministeri, ne manca solo uno, quello dell’Intelligenza”.

facciamo un po’ di conti…..

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Chi ben comincia è a metà dell’opera. Berlusconi i leghisti, Alleanza Nazionale e Alfano.


manifesto elettorale Lega Nord

Il Governo è nato. La squadra dei ministri è stata fatta, tra gioia ed insoddisfazioni, Berlusconi ha disegnato il Consiglio dei Ministri, ora si aspetta solo l’incarico del Presidente della Repubblica Napolitano.

Eccenzion fatta per Franco Frattini (esteri), Gianni Letta (sottosegretario) ed, alcuni dicono pure, Giulio Tremonti (economia) questo è un Governo di bassissimo profilo. Oltre alla bravissima e preparatissima Giorgia Meloni (alle politiche giovanili) una sorpresa positiva potrà essere incarnata da Luca Zaia (politiche agricole). Un governo comunque dove, a parte i sopra citati, non ci sono né tecnici, né professionisti delle istituzioni né politici di lungo corso, coloro cioè che possono vantare una professionalità costruita negli anni.

Quello che appare subito evidente invece è il ridimensionamento di Alleanza Nazionale, messa a tacere per l’ennesima volta dal Presidente del Consiglio, questa volta con quattro ministeri, di cui uno senza portafoglio, la sindacatura di Roma e la presidenza della Camera dei Depuatati. Un ridimensionamento in favore dell’ago della bilancia che ha determinato le scorse politiche, la Lega Nord.

Altro dato non proprio confortante è la fioritura di 21 ministeri in aperto conflitto con la legge Bassanini, approvata nella scorsa legislatura, che ne imponeva un massimo di 12, ma già Berlusconi ha assicurato che in nome della Semplificazione il nuovo governo la cancellerà, altrimenti come farebbe a mantenere in piedi quella che potrebbe tranquillamente diventare un’accolita di rancorosi ?

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PPL o Partito delle libertà. Berlusconi a Piazza Pietra e gli altri quando impareranno?


E’ nato, già lo si sapeva, qualcuno lo aveva annunciatola la scorsa estate (La Stampa), Berlusconi lo aveva smentito, ma finalmente l’ultima creatura del Cavaliere ha visto la luce. Di sicuro non è un lieto evento e non perché non sono un suo fan sfegatato, ma perché, ancora una volta, la sinistra o il centrosinistra hanno perso terreno, sia dal punto di vista mediatico che meramente politico. Il Cavaliere non si smentisce e a ragion veduta. Se quest’ultimo periodo poteva sembrare ai più, una sorta di crepuscolo del castello berlusconiano, eccolo risorgere a nuova vita.

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La nascita del Partito democratico di certo non è stato un bel regalo al centrodestra, come non lo è stata la scissione di Storace da An o la sempre crescente opera di delegittimazione che i vari Fini e Casini hanno messo in essere nei confronti della leadership berlusconiana. E Lui? Lui non si perde d’animo e con la solita virulenza torna al contrattacco.

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Prima, riempie  i telegiornali e i giornali delle sue premozioni sulla fatidica quanto ineluttabile spallata al Governo. Ma ciò non si avvera ed escogita la politica del “gazebo” e giù con le cifre da contrapporre ai quasi 4 milioni del PD. 5, 7, 8 ed infine 10 milioni di presunti scontenti, di cui la metà, lo dice lui stesso, avevano votato per Prodi. Contemporaneamente, l’11 Novembre, va all’Assamblea costituente de La-Destra di Storace. Saluta la platea, non si scompone minimamente quando Storace stesso dice di non rinnegare il fascismo e si gode il momentaneo bagno di folla. Certo il giorno dopo, dovrà “scusarsi” con Leone Paserman, presidente dell’UCEI di Roma (Unione comunità ebraiche italiane), che non aveva visto di buon grado il suo ossequioso silenzio. Ma l’ex premier va avanti. Prima dice di non voler istaurare nessun tipo di trattativa con il centrosinistra, poi consigliatto, ritratta. Fa il muso duro ai suoi dissidenti e inizia a parlare di proporzionale. In fondo è lui il leader del primo o secondo partito d’Italia. Infine, fonda il Partito del popolo italiano delle libertà, incoronando la più chiaccherata delle presenzialiste dell’ultimo periodo, la “Salmonata”, al secolo Michela Vittoria Brambilla.

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Lui è un politico, oramai navigato, un imprenditore, dalle indubbie origini, ed è l’indiscusso signore della comunicazione. Marketing ovvero come riuscire a vendere l’inessenziale a chi ha bisogno di tutto. E così eccolo presentare il suo partito come fosse un nuovo organismo politico, appunto il PPL. Con un simbolo che è uguale o molto simile al precedente ci parla e ci spiega come questo nuovo soggetto politico sia indispensabile per la vita del paese. Sconfitti gli comunisti non si può che andare avanti con i volti giovani (tra i quali Capezzone) e tante tante donne (tra le quali la Brambilla). I colonnelli di Forza Italia, come i vari Cicchitto, Bondi e Bonaiuti, hanno dovuto attendere fuori da Piazza Pietra a Roma, e sono entrati alla chetichella, quasi in punta di piedi dopo il discorso di apetura dell’ex premier. Una mossa indispensabile, se no con quale faccia si sarebbe scagliato contro i vetusti occupanti del Parlamento italiano? Sta cavalcando l’onda dell’antipolitica? Vuoi vedere che prima o poi  si scaglia contro i condannati in via definitiva che siedono indisturbati sugli scranni parlamentari? Forse è troppo, ma staremo a vedere.

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Ma in tutta questa bagarre che fanno i mille corpuscoli della sinistra o del centrosinistra? Non è ben chiaro. Veltroni schiaccia l’occhiolino a Fini, il signore della comunicazione del centrosinistra fa spogliare delle avvenenti signorine per Prodi, il che non è male e senza ironia anche questa è comunicazione, ma poi? Certo c’è pure il loft che sarà la fucina dei sogni democratici e il prossimo 9 dicembre dovrebbe nascere la federazione della sinistra (Sinistra democratica – Comunisti italiani – Verdi – Rifondazione) e poi? Niente. Non sarebbe il caso di affilare le unghie? Di preparare una strategia visto che le amministrative sono vicine e il Governo è sempre a rischio di implosione? Perché il centrosinistra non pubblicizza fino alla nausea tutto quello che questo Governo, a fatica, sta facendo?