Eluana Englaro e il dramma del coma


È divertente sentire i preti, i vescovi, i teologi e su su sino al Papa nelle loro continue esternazioni su come la vita dovrebbe esser vissuta e su come uno Stato laico dovrebbe seguire pedissequamente l’insegnamento delle Sacre Scritture. Divertente sino a quando queste loro dissertazioni non irrompono con tutta la loro arroganza e presunzione nelle tragedie umane.

Naturalmente parlo di Eluana Englaro e della tragedia che i suoi genitori stanno vivendo ormai da 17 lunghissimi anni. Chi ha avuto la fortuna di non dover fare questo tipo di esperienza non può capire cosa queste persone sono costrette a sopportare. Davanti a queste tragedie ci si può commuovere o persino rimanere totalmente indifferenti, è un fatto di coscienza, ha poca importanza il come la gente reagisce a eventi di una tale natura, anche perché spesso si rischia di cadere nell’ipocrisia e sicuramente non c’è nulla di più deprimente e squallido di un uomo che fa finta di capire, sentire ed empatizzare, per chissà quale motivo, con chi con queste tragedie deve convivere quotidianamente. È aberrante, invece, vedere la speculazione di certi personaggi che, in nome di una qualche idea o morale, si ergono a giudici capaci di scindere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. Sempre alla luce di un ipotetico esclusivo possesso della Verità.

Indifferenti alle leggi della Repubblica italiana, alla volontà individuale, alla sofferenza altrui e al valore ed al significato del concetto del Libero arbitrio questi personaggi, laici o in abiti talari, si muovono come in un’aula d’università dove il pensiero teoretico raggiunge le più alte vette della speculazione filosofica. E così li vediamo dissertare sul nulla, giocare con le parole, farsi beffe della credulità popolare, citando pezzi di Vangeli che possano racchiudere in categorie, tutte da dimostrare, entità quali la vita, il bene, il giusto e la libertà.

Leggiamo perciò un comunicato di un’associazione denominata “Medicina & Persona” che scrive:

La decisione della Corte di Appello di Milano, pertanto, è gravissima ed è la dimostrazione – ancora ce ne fosse bisogno – del modo scorretto di operare in questi ultimi decenni di una parte della magistratura italiana, che si arroga il diritto di stravolgere le leggi, addirittura di crearle, come in questo caso.

Da quale pulpito, grazie a quali strumenti questi si permettono di delegittimare la sentenza di una Corte d’Appello, ovvero di persone che hanno dedicato la loro vita allo studio del diritto. Ma si va oltre e ieri, 11 giugno, abbiamo avuto, per così dire, il piacere di leggere un editoriale sull’Avvenire, un misto tra posizioni melense e partigianerie irritanti.

L’editorialista, Francesco d’Agostino, scrive:

(Eluana) Non è sottoposta ad alcun accanimento. Viene semplicemente alimentata e dissetata. Prendersi cura dei malati, dare loro da mangiare e da bere, anche quando sono privi di coscienza vigile, non sono pratiche mediche, malati essenziali, minimali, umanissimi di prossimità umana, portatori di un valore simbolico altissimo.

Mi spiace ma non capisco cosa significa malati essenziali o meglio minimali, umanissimi di prossimità umana (?) e poi portatori di un valore simbolico altissimo, quale? Il loro? Che simbolismo c’è? O glielo inseriamo noi a nostro uso e consumo, spero di no perché se è così che Dio vi salvi.

E poi:

Come definire la sua vita? Qualificarla come ‘tragica’ è dir poco. Qualificarla come ‘artificiale’ è insultante per la medicina, che con mille preziosissimi artifici aiuta tanti malati a sopravvivere.

Artificiale non c’entra nulla, spero che questo d’Agostino abbia ben presente il significato dell’aggettivo artificiale, il quale lo si applica solamente al campo dell’informatica o della robotica, è un sistema, un programma, un software concepito e realizzato dall’uomo, che cerca di imitare i pattern e i processi mentali dell’essere umano. Perché la vita di Eluana dovrebbe essere artificiale? Tutt’al più è una vita a metà, addirittura io propenderei per definirla una non-vita. La vita così come ci è stata insegnata da più di duemila anni di storia del pensiero, da più di duemila anni di esperienze individuali è fatta di ragione e sentimento. Godere delle bellezze della natura o della bellezza in sé è vita. Amare ed essere amati è vita. Migliorare e migliorarsi è vita, cercare di superare i propri limiti in una perpetua tensione verso un ideale, un valore, un senso universale è vita, prendere coscienza di sé e dell’altro, prendere coscienza delle cose che ci circondano è vita, perpetuare la specie, difenderla, amare i propri figli è vita, in una parola avere Coscienza della scintilla divina che serbiamo in seno sin dalla nostra nascita, è vita. Non c’entra l’artificiosità, l’artificio è solo il loro.

Ed ancora:

Ma non è forse doveroso far sì che ognuno sia giudice della qualità della propria vita? Non abbiamo forse il dovere di rispettare la volontà di Eluana di non essere sottoposta a cure coercitive? Certamente, dobbiamo tutti avere un assoluto rispetto per la volontà dei malati, ma a due condizioni, che nel nostro caso appaiono entrambe irrealizzate. La prima è che il trattamento cui Eluana è sottoposta (cioè l’alimentazione), e che in ipotesi essi rifiuterebbero, sia davvero da ritenere un cura medica: il che, come abbiamo detto, non è. La seconda, ancora più importante, è che si abbia la certezza assoluta, al di là di ogni ragionevole dubbio, che comunque tale sia o sia stata davvero la volontà di Eluana.

Andiamo per ordine. 1) Curare significa (dallo Zingarelli) sottoporre un soggetto ad una terapia funzionale alla guarigione. Certamente tutte le cure mediche non sono in grado di riportare lo stato patologico allo stato sano, alcune cure o terapie servono ad alleviare le sofferenze dell’individuo o più semplicemente a rendere stazionarie le condizioni dell’infermo. Bene, in questo caso non si può non considerare la somministrazione di liquidi ed alimenti una cura o dobbiamo considerare la cura solo quella farmacologia? 2) Su quali basi costoro credono di poter confutare le volontà di Eluana? In base a cosa costoro sono certi di poter smentire i racconti di chi viveva e frequentava Eluana e perciò ne conosceva le volontà e i desideri. Infine, mi piacerebbe sapere se ha una qualche rilevanza giuridica il fatto che Eluana è incapace di intendere e di volere. Mi spiego, se lei e lo è, incapace di intendere e di volere che ruolo ha la volontà dei suoi genitori che ne sono divenuti automaticamente i tutori?

Infine:

Ai giudici non spetta discutere; essi devono decidere. Di fronte a questioni laceranti i giudici adottano in genere la decisione più benevola: se nutrono fondati dubbi sulla colpevolezza, assolvono; se non sono certi di avere le prove definitiva dell’incapacità di un soggetto, si guardano bene dal togliergli la capacità di agire e di sottoporlo a tutela. Nel caso di Eluana hanno invece adottato la decisione più cruda, quella che apre le porte alla morte e le chiude alla vita.

Forse d’Agostino non sa che il giudice non fa alcuna opera benevola o malevola. Il diritto esiste per questo. Se esistono dei dubbi fondati sulla colpevolezza di un imputato, il giudice lo assolve non perché è magnanimo o perché si sente, in quel dato momento, particolarmente compassionevole, ma perché il nostro diritto è fondato sulla presunzione di innocenza, che è l’unico strumento che garantisce l’imputato dalle volontà particolari dell’organo giudicante.

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16 Pensieri su &Idquo;Eluana Englaro e il dramma del coma

  1. Eluana Eglearo, condannata a porte, per essere Rea del “CRIMINE ” di trovarsi nella situazione della vita… di COA. scusate, la mia ignoranza. non sapevo “l’ESSERE IN COA FOSSE UN REATO” punibile con una sentenza di condanna a morte. Lo stato italiano la Costituzione l’abolita!
    Emanare la Sentenza du condanna a morte di Luana Englaro, per il solo motivo (DELLA MANCANZA DELLA CAPACITA’ COGNITIVA, della vita durante il coma) non ammessibile!
    Durante la vita, nella fase di coma, si Vede si ascolta, si hanno emozzioni, paure, gioei dolore, si vorrebbe comunicare, meglio dire si comunica, sono gli altri che, non sanno interpretare, ciò che voliamo dire. si ha il terrore delle violenze di essere uccisi. Ora Basta! usare i più deboli, persone le quali non sanno difendersi da ogni tipo di violenza , psicologica (SI ASCOLTA LE PAROLE) e fisiche… lasciare morire ELUANA di fame e di sete.
    Eluana , vuole vivere, nel caso non lo volesse, si sarebbe lasciata morire senza scomodare la magistratura.
    IL TUTORE, suo Padre Beppino EGLARO, se non vuole sua figlia, dia la tutela ad altri…

  2. ciao Paolo, legittimo anzi più che legittimo il tuo pensiero. Questo è un argomento così scabroso, che risulta quasi impossibile non imbattersi in una confutazione della propria tesi.
    Il giudizio sul padre di Eluana, però, a me pare di cattivissimo gusto…
    ciao e buona fortuna

  3. LEGGETEVI QUESTO ARTICOLO APPARSO IERI, SUL CASO ESISTE ANCHE UN SITO INTERNET ALL’INDIRIZZO http://WWW.SALVATORECRISAFULLI.IT

    «Salvatore Crisafulli sentiva, ma nessuno lo capiva»

    La testimonianza di Pietro Crisafulli: suo fratello è rimasto in coma per oltre due anni Per i sanitari non sentiva più nulla, invece …

    Salvatore Crisafulli è tornato a soffrire alla notizia del decreto della Corte d’Appello di Milano che permette di interrompere ali­mentazione e idratazione a Eluana Englaro. Sente ancora vivo il ricor­do di quando lui stesso si trovava in stato vegetativo e nessun medico voleva credere che si sarebbe ripreso: «Lo davano per spacciato – rac­conta il fratello Pietro – ma noi familiari vedevamo che piangeva, a­vevamo il sospetto che potesse ca­pire, ma venivamo regolarmente ca­tegoricamente disillusi dai medici. Ma quando si è svegliato, Salvatore ha potuto rivelare che sentiva tutto, e che poteva solo piangere per farsi capire».

    Il caso di Salvatore venne alla ribal­ta mentre il mondo assisteva impo­tente alla vicenda di Terri Schiavo, la donna statunitense in stato vegeta­tivo che nel 2005 fu lasciata morire dopo una serie di ricorsi giudiziari. «Salvatore conosceva la vicenda per­ché vedeva i notiziari televisivi – continua il fratello Pietro –. Era in stato vegetativo dal settembre 2003, dopo un incidente stradale quando aveva 38 anni. E tutti i medici ci di­cevano che non c’era nulla da fare, persino i luminari da cui lo abbiamo fatto visitare (anche all’estero) era­no concordi. Ricordo in particolare un viaggio in Austria, da cui evidentemente Salvatore si attendeva mol­to: quando il professore stabilì che non avrebbe avuto più di 3-4 anni di vita, non solo pianse, ma cominciò a star male, gli venne la febbre».
    Tuttavia passata l’emozione del ca­so Terri, i riflettori tornarono a spegnersi. «Non ce la facevamo più a reggere l’angoscia e la solitudine in cui come famiglia eravamo abban­donati – racconta ancora Pietro Cri­safulli –. Fu allora che per protesta­re dissi che gli avrei “staccato la spi­na” se non avessimo trovato aiuto. Sono parole di cui poi mi sono pen­tito, ma per capire bisogna cono­scere il grado di disperazione cui possono giungere i familiari di que­ste persone » . Tuttavia qualcosa si mosse: «L’allora ministro della Salute Francesco Storace si attivò e tro­vammo un ricovero in una struttu­ra attrezzata per una vera riabilita­zione. E per tre mesi Salvatore ot­tenne quell’assitenza che nessuno gli aveva mai dato prima: lì col tem­po hanno capito che era cosciente e nell’ottobre è uscito dal coma».

    Iniziava un nuovo percorso, aperto alla speranza anche se ancora difficoltoso: «Per i primi 18 mesi l’assi­stenza è stata buona, poi è andata scemando, tra intoppi burocratici e carenze di fondi. Ma Salvatore con­tinua a migliorare: ora muove an­che le spalle e le dita dei piedi. E so­prattutto può comunicare». Al mat­tino, quando è più fresco, «riesce a parlare con la sua voce. Nel pome­riggio, di solito, utilizza due diffe­renti sistemi elettronici per trasmetterci il suo pensiero. Adesso per esempio sta scrivendo un comunicato proprio sul caso di Eluana». Un caso che non può non colpire chi è passato attraverso un percorso a­nalogo: «Parlando di Terri Schiavo, Salvatore ci ha detto che si rendeva conto di essere in una situazione simile ».
    Ora Salvatore «ha una voglia di vi­vere incredibile, ha fiducia di poter migliorare ancora – aggiunge Pietro Crisafulli –. Stiamo preparando un viaggio in Florida, perché abbiamo saputo che c’è una terapia iperbari­ca che potrebbe fargli recuperare un 30% delle sue capacità. Dobbiamo sempre avere fiducia nelle possibi­lità della scienza medica nel futu­ro ».

    Dalla vicenda del fratello, Pietro Crisafulli ha ormai tratto molta esperienza:
    «Conosco 837 casi di per­sone in stato vegetativo, credo di po­ter affermare che almeno 350 di questi sono in grado di capire quel che succede loro intorno ma non riescono a comunicare in alcun mo­do. Proprio oggi (ieri, ndr) so che un uomo di 36 anni, in stato vegetativo dopo un incidente stradale da nove anni, si è svegliato e ha mosso le di­ta per scrivere. è fuori di dubbio che la ripresa di questi malati è lunga e incerta, ma la speranza non va mai abbandonata. E le famiglie vorreb­bero che la politica non fosse orien­tata verso una cultura di morte, ma a garantire i sostegni cui le persone disabili gravi hanno diritto».

    ENRICO NEGROTTI (Avvenire)

  4. Rimago per così dire sconcertato dal come una certa parte della società civile faccia finta di non capire. Premetto, che sono felicissimo per il risveglio di Salvatore Crisafulli e al contempo mi vergogno per i patemi che questa persona ha dovuto vivere durante il suo stato di coma, per colpa dell’insensibilità di alcuni medici.

    Ma questo racconto, questa esperienza, non vedo come possa inficiare, confutare o smentire la tesi di tante persone che lottano da anni per una svolta “liberale” su argomenti così delicati. Il problema della maggior parte dei cattolici è sempre e costantemente lo stesso. Mi spiego.

    Qui nessuno vuole far in modo che un individuo in coma venga ucciso deliberatamente, arbitrariamente. Chi è a favore dell’eutanasia e/o, come si dice, di staccare la spina (le due cose non sono equivalenti, infatti l’eutanasia in Italia è illegale, mentre è legale la sospensione di cure) non fa altro che battersi per i diritti e la tutela della volontà del malato, che è anche cittadino della Repubblica italiana e non di un qualche stato teocratico.

    Spero converrete con me nell’affermare che se esistono persone che, nonostante lo stato vegetativo, vogliano continuare a vivere ne esistono delle altre che non vogliono vivere grazie ad una macchina e/o alla continua assistenza di medici, paramedici e familiari.

    Se c’è anche una sola persona che grazie alla sua religiosità o ai suoi principi o più semplicemente al suo attaccamento alla vita è disposto a vivere un numero indefinito di anni (possono essere 2 come 20 o 30) legato ad una macchina è dovere di tutti noi fare in modo che ciò avvenga. E’ un nostro dovere, però, tutelare anche la volontà e i desideri di quell’altra persona che la pensa in modo del tutto contrario; persino quando questa volontà è contraria alla nostra visione delle cose.

    E’ questa la vera essenza di uno Stato liberale, il quale deve tutelare le libertà della persona (ovvero il titolare di diritti e doveri), la libertà di chicchessia finisce dove inizia quella dell’altro.

    L’istituzione del testamento biologico, non è come alcuni credono o vogliono far credere la più alta manifestazione nichilistica della società contmporanea o lo svelamento di una fede necrofila, ma è, invece, lo strumento più adatto per rispettare i diritti di ognuno, per metter ordine razionale e perché no etico in una materia così delicata e così soggetta a speculazioni politico-ideologiche.

    Quindi, il testamento biologico più che essere avversato, dovrebbe essere la battaglia di tutti noi, affinché ognuno di noi possa vedere salvaguardate le proprie volontà al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché mi sembra questo sia uno dei temi fondamentali su cui la maggior parte degli italiani si sta interrogando in questo momento.

    Non è il voler far primeggiare una parte sull’altra, è il volerle rispettare entrambe.
    Ma voi no, il cattolico, no. Ed è qui il vostro problema. Il cattolico dice no al testamento biologico, si schiera contro chi ha espresso una precisa volontà e si arroga il diritto di scegliere anche per persone che cattoliche non sono o se cattolici lo sono, si schiera contro quei fedeli che la pensano in modo diverso dalle gerarchie ecclesiastiche. Nessuno vuole obbligare un cattolico a praticare su di sè, per esempio, l’eutanasia, l’aborto o di usufruire della procreazione medicalmente assistita, se non lo vuole fare non lo fa e non succede nulla.
    Ma il cattolico no, il cattolico non è contento, il cattolico è soddisfatto solo quando la sua volontà diviene la volontà di tutti… Emblematico è il caso di Piergiorgio Welby… Il problema è tutto qui.

    Occorrerebbe un po’ più di rispetto e un po’ meno presuzione.

    grazie

  5. ‘asparagi’ descrive molto bene la situazione attuale, i cattolici si stanno comportando come gli integralisti, nel momento in cui impongono il loro concetto di vita e di morte, di naturalità e di artificiosità. a tal proposito vorrei far riflettere sulla condizione di Welby, affetto da quando aveva 16 anni da una malattia che necrotizza uno dopo l’altro i muscoli (volontari e involontari) tranne il cuore.
    io vorrei allora sapere in che modo è possibile cosiderare ‘naturale’ una condizione in cui una persona ‘vive’ in un corpo ‘morto’ come quello di Welby, dato che i suoi organi hanno smesso di funzionare uno dopo l’altro , a parte il cuore e il cervello. TUTTi gli altri organi /apparati per funzionare hanno bisogno di sondini- tubicini- cateteri – etc. Una volta questi malati morivano prima di ridursi in questo stato a causa di un attacco di insufficienza respiratoria. ora questo problema è stato superato dalla tracheotomia e dai respiratori artificiali portatili. Benissimo. Per chi li vuole, però. un ‘testamento biologico’ sarebbe l’unica possibile soluzione per uscire dall’impasse dei casi limite a cui stiamo assistendo, data la nostra umana ‘insufficienza’. Impedire che questo strumento diventi legale è sintomo di mentalità religiosa estremista e non rispettosa dei sentimenti e dei pensieri degli altri.

  6. mi dispiace tantissimo la sentenza del padre a me da una parte sta bene da una parte no perkè siamo noi che soffriamo quando vediamo lei così !!!!!!!!!!!!! IO LA PENSO COSì T.V.B. ELUANA E BUONA FORTUNA !!!!!!!!!!!!!

  7. Non pensavo esistessero persone contrarie a ciò che stà accadendo.
    Far finta di non capire non aiuta nessuno nè fa apparire santi.
    Far finta di non capire perchè è giusto che si aiuti Eluana a lasciare questa “vita” non è cosa buona.
    E c’è chi parla di deboli. Debole è lei, su di un letto, abbandonata.
    Non ha possibilità di vivere.
    Ha la possibilità di morire, ma le viene negata.
    E io mi chiedo in nome di cosa.
    Non è umanità questa.

  8. Secondo me hanno ragione a toglierle la spina.
    Pensate se vi addormentasse un giorno e poi non si sa quando vi sveglierete. Voi come vi potreste sentire?
    Almeno in cielo starà bene….

  9. una vita passata tanti anni sl letto immobili incapaci di parlare comunicare con gli altri, non fare piu quel oke sivuole, non divertirsi piu , mangiare con un sondino e assistiti da medici, mi spiace dirlo ma non quella non è piu vita sopratutto se lo stato vegetatvo e permanente, a che serve vivere ancora se non si puo fare le cose belle della vita che ci offre, a questo punto e meglio morire che continuare a fare una vita in una stanza e in un letto perchè non è bello vedere gli altri che ti comunicano e tu non puoi farlo, o andare a divertirsi.
    Che vita è per quelle povere persone che stanno in uno stato vegetativo permanente nella quale non si possono piu riprendere, ormai il cervello è danneggiato non torna piu come prima, è meglo la morte che vivere attaccati a una macchina per sempre

  10. che bello! finalmente qualcuno che non indossa i panni di moralista cattolico difensore e paladino della vita!
    Eluana ha diritto di continuare dignitosamente la sua vita con la morte perchè la morte fa parte della vita anche se è difficile da accettare.

  11. d’accordo pienamente con voi, ma non in quel modo.
    cioè se deve morire,perchè giustamente starebbe meglio, non in quel modo assurdo e disumano!!!!!!!!!

  12. Io credo che Eluana fosse onesta quando diceva che cosí non avrebbe voluto vivere. Se sospendono le cure, lei morirebbe, giusto?..Questo significa che in pratica é gia morta ma che le macchine la tengono in vita (ma si puó la sua chiamare vita?)…la si costringe a stare qui a soffrire…ma anche i medici dicono ( se non ho capito male) che lei non sente piú niente. …Lasciatela andare…

  13. perme la vita e molto decisiva sta ha dio decidere della vità di eluana no noi uomini per me anno fatto un grandisimo erore ame dispiace della morte di eluana ma so che il padre ha fatto un grandissimo sacrificio su cuelo di prendere cuesta decisione sulla figlia vorei dargli le mie piu sentite condalianxe adesso ce solo da fare una preghiera per lei ma il governo deve fare una lege cosi cueste cose nn devono piu acadere saluti da parte della mia famiglia sforza ciao ha tutti

  14. per me è ingiusto quello che hanno fatto a Eluana perchè noi se ci facciamo le domande:e se non soffriva?e se non voleva morire? quindi capite, non si può decidere il futuro di una persona.

    • Penso, come la maggior parte dei parteciapati a questo forum, che la vita è tale se si ha consapevolezza di essa, altrimenti non è vita umana. Mi associo nell’affermare che il cattolico insensibile alla volontà del prossimo, è solo mosso dalla propria ipocrisia e dalla bramosia di contraddizione. Sono del parere che ognuno di noi E’ DISPONIBILE della propria vita e ha il diritto del proprio arbitrio riguardo ad essa. La devono smettere i politicanti religiosi, di prendere posizione e sfruttare l’occasione per imporre la loro volontà sulla sfortuna delle altre creature. Io considero vergognoso che un essere umano speculi sulla sofferenza del prossimo, precludento la volontà individuale, fino al punto di condannarlo al martirio di una vita che non vuole più continuare a vivere.

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