STATUARIO E COMPATTO IL PARTITO DEL NO ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE


Tutti assicurano che le trivellazioni, anche al solo fine esplorativo, non hanno alcun impatto ambientale né rappresentano un rischio per la salute pubblica. Questo lo affermano: gli ufficiali di polizia giudiziaria del Dipartimento regionale dell’energia, l’assessorato regionale, l’Enimed e i tre sindacati confederati iblei.

Sarebbe il caso, quindi, di chiudere una volta per tutte queste inutili polemiche su eventuali e paventati rischi per la salute pubblica legati ai pozzi di perforazione nel Val di Noto e sul territorio ragusano.

Quello che si è fatto sino ad oggi è terrorismo ambientalista e bisogna chiedersi perché qualcuno vuole bloccare lo sviluppo della provincia iblea. Come fanno giustamente i sindacati.

Sul chi ha questo insano progetto non vi sono dubbi: il solito gruppetto radicale di Legambiente, la direttrice dell’Arpa di Ragusa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) una tale dott.ssa Lucia Antoci, chissà poi con quali competenze dichiara che “il territorio ibleo è uno dei più vulnerabili”, ed infine un certo Ing. Philippe Pallas, ai più sconosciuto, che pare faccia il Consulente delle Nazioni Unite per la valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche. Certo fa un po’ sorridere che questi della Nazioni Unite, che si sa non fanno nulla, hanno pure l’ardine di intromettersi nelle cose di casa nostra.

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I SOTTERFUGI DELL’ORO NERO NEGLI IBLEI


Ormai i trenta giorni sono più che trascorsi, da quando il consigliere dell’Italia dei Valori, Salvatore Martorana, ha presentato un’interrogazione alla Giunta comunale di Ragusa sulle eventuali trivellazioni sul territorio ibleo. “Dopo i pali eolici ed il fotovoltaico industriale di contrada Mendolilli, arrivano sul territorio di Ragusa le trivellazioni petrolifere. Da qualche tempo si sente dire che una compagnia Italiana, famosa nel mondo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, starebbe iniziando a perforare il sottosuolo per l’estrazione del petrolio. Più precisamente, – prosegue Martorana – sulla strada provinciale Ragusa – Santa Croce Camerina, ai Km 10-12, sembrerebbe che la predetta società petrolifera, dopo accurate introspezioni geologiche e carotaggi esplorativi, di cui stranamente non si è avuta alcuna notizia, abbia scoperto la presenza, non a profondità elevate, di un ricco giacimento di idrocarburi”. Ma tutto tace.

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