Il Gioco delle tre carte. L’ex Pdl, il Polo della Nazione e l’antipolitica


Il countdown dei partiti è iniziato. Era un po’ che aleggiava, ma adesso possiamo dire che ci siamo. Prima lo spread con la crisi, quindi lo spauracchio greco ed il Governo Monti. E ancora le inchieste dei tribunali di mezza Italia che colpiscono il PD al nord e al sud, dimezzano o azzerano i vertici della Lega Nord e poi il Pdl, che con i suoi esponenti è sempre un must per ogni procura. Ma tutto ciò non era stato sufficiente a far crollare il teatrino della politica, occorreva la fatidica goccia. Ci ha pensato Grillo con il suo Movimento o meglio con il suo presunto 10% ad accellerare il moto di distruzione.

Tutto questo, naturalmete, poggia sul sostanziale fallimento del governo Monti e sul fatto che il popolo italiano pian piano ne sta prendendo coscienza.

Già l’anno scorso, quando il governo retto da Silvio Berlusconi era solo il fantasma di se stesso, pian piano si faceva largo l’idea che il Popolo della Libertà era giunto, come il suo leader, al capolino. Si parlò della nascita di un nuovo partito,  che avrebbe soppiantato il “vecchio” Pdl, legato a doppio filo con il Partito Popolare Europeo. Un soggetto politico che, avendo messo alla porta il Cav., avrebbe preso nome e linee di pensiero proprie del Ppe. Poi si parlò pure dell’eventualità della nascita di due partiti il Ppe, appunto, ed un secondo retto da Berlusconi e dai suoi fedelissimi. Oggi le cose sono finalmente più chiare.

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TRINCEE E MIGRAZIONI, L’INVERNO POLITICO SCOTTA


di Leandro Papa

Questi ultimi mesi del 2011 saranno molto caldi, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe per via delle stagioni fredde in arrivo. Parliamo della situazione politica, posto che in primavera si svolgeranno le elezioni per la presidenza della Provincia Regionale di Ragusa.

Nonostante i proclami relativi all’abolizione di questi enti (sulla opportunità di mantenerli in piedi o meno si potrebbe dibattere per anni), il valzer della politica ha appena cominciato a far sentire le prime note e subito dopo le feste natalizie i cittadini dell’intero territorio ibleo saranno travolti da una campagna elettorale che, stando così le cose, non vedrà alleanze chiarissime.Nel centrodestra, la guerra interna al Pdl sta logorando il partito e il primo cittadino di Ragusa si prepara alla pugna con un soggetto cultural-politico fresco fresco. Lo scopo di Dipasquale con la sua Associazione “Territorio” potrebbe essere, in caso di tragedie (metti ad esempio che il Pdl implode), quello di “capitalizzare” il patrimonio politico fin qui raccolto in modo da aver già pronta una casa per gli esuli. Oppure, ed è la possibilità a cui credono molti, si tratta di una campagna acquisti massiccia per transitare in un altro partito (Mpa?) o per acquisire peso nel Pdl stesso.

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NELLO DIPASQUALE: “NON HO ALCUNA INTENZIONE DI IPOTECARE LA MIA DIGNITA’”


Assemblea regionale siciliana

Abbiamo intervistato il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, sui malesseri serpeggianti nel Pdl ibleo.

Che cosa sta succedendo nel Popolo delle Libertà ragusano? Insomma sono volate parole grosse!

Si, ma non da parte mia, non esiste un solo mio comunicato stampa di quel tenore. Io ho solamente espresso delle posizioni che poi a livello nazionale stanno avendo riscontro. Di cosa ho parlato? Della finanziaria e dei tagli, del taglio di tutte le provincie siciliane e dell’insostenibilità di questa legge elettorale. Tutto questo accadeva a luglio.

Arriviamo a settembre ed ecco che il Governo opta non per eliminare solo tre provincie, ma tutte. Due, la mia critica a questa manovra finanziaria non era una polemica sterile e a dimostrarlo ci sono le proteste della quasi totalità dei sindaci italiani, togliere i soldi agli enti locali significa non sapere come funziona un’amministrazione. In ultimo la legge elettorale, mi sembra che proprio pochi giorni fa Angelino Alfano si è detto convinto della necessità di dover cambiare questa legge.

Vero, ma lo scontro tra Lei e il capo gruppo all’Ars, Innocenzo Leontini, si accende all’indomani del mancato finanziamento della 61/81, la cosiddetta Legge su Ibla.

Io sono abituato a rispondere e risponderò, ma nelle sedi di partito. Questa secondo me è, anche, democrazia. Quello che non ho accettato e che i colleghi di partito hanno e stanno fuggendo da un reale confronto, per affidare i loro pensieri e i loro malumori ai media.

Ma ad oggi esageriamo a dire che all’interno del Pdl ibleo c’è una frattura?

Diciamo che nel Pdl c’è una persona, che sarei io, che ha una posizione libera ed autonoma. Io sono colui che si è autosospeso, quando non ero d’accordo con alcune scelte, e basta. Per me la cosa importante è confrontarsi sui problemi e non dibattere del nulla.

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due paroline sulle amministrative ragusane (1)


di Leandro Papa

Nel chiedermi come mai Sergio Guastella abbia perso le elezioni mi sono dato diverse motivazioni che concorrono insieme a creare un’opinione articolata, ma fondata sui numeri. D’istinto, la mia prima reazione alla domanda “perché ha vinto Dipasquale?” è la risposta, proverbiale, “squadra che vince non si cambia”. Scusate la banalità, ma penso che sia stato il parere che ha accomunato 24 mila ragusani. Dipasquale, con il suo 57rotti% (55% circa la coalizione), si è confermato alla guida della città e non si può negare che si tratta di una vittoria annunciata. Tuttavia, paradossalmente, anche Sergio Guastella ha vinto. Nei limiti del risultato personale, s’intende. Infatti, bisogna analizzare un po’ di numeri e partire da lontano, per l’esattezza dal 2006, per comprendere che a perdere le elezioni è stato il Partito Democratico e non Guastella.

Allora esistevano i Democratici di Sinistra, La Margherita ed i suoi derivati che, insieme, conquistarono il 26% circa delle preferenze. Oggi il Pd ibleo non arriva al 13 e mezzo. Che fine hanno fatto sei mila elettori? Cos’è cambiato in cinque anni? A parte la città, non molto. C’è Giuseppe Calabrese segretario cittadino del partito, per esempio…

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due paroline sulle amministrative ragusane (2)


di Saro Distefano

Il sindaco di Ragusa ha vinto a mani basse. Che il sindaco uscente, Nello Dipasquale, fosse una corazzata lo si sapeva e non c’era bisogno di aspettare l’esito delle elezioni per vedere quanto era ed è alto il gradimento nei suo confronti. 57,19% è stato il risultato che, al primo turno, lo ha riconfermato a Palazzo dell’Aquila, contro il 36,26% di Sergio Guastella, risultato tutto sommato positivo, e l’esiguo 6,54% di Salvatore Battaglia.

Prima di provare a sviscerare alcune cause dell’annunciata sconfitta del centrosinistra, non possiamo non notare come la candidatura di Sergio Guastella è stata una scelta azzeccata, infatti ha totalizzato circa 4000 voti in più delle liste che lo sostenevano. Questo ha un unico significato: Guastella è un candidato forte, su cui il centrosinistra poteva e può contare. Non ha funzionato tutto il resto.

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Attitude be free – il pdf – Giugno – giorno


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Attitude giorno – maggio – il PdF


 

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Attitude be free – il Pdf – aprile – giorno


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ANGELICA: “IL VOTO UTILE E’ UNO STRUMENTO PER IL BENE COMUNE”


Abbiamo intervistato il consigliere comunale di Ragusa Angelica, UdC, prossimo candidato al consiglio comunale.

Lei ha parlato di voto utile, in che senso?
Il voto dei cittadini è una cosa di fondamentale importanza. Il voto non è e non può essere una cortesia al candidato, il voto è un investimento che il cittadino fa sul suo futuro. È un atto di coscienza. Questo significa voto utile, il voto è sempre uno strumento in mano al cittadino.

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GUASTELLA: NON HO SFIDE DA VINCERE, MA IDEE DA TRASMETTERE E DIFENDERE


 

Abbiamo intervisto il candidato a sindaco di Ragusa della coalizione di centro sinistra l’avv. Sergio Guastella

Lei è stato presentato alla cittadinanza come il candidato della società civile. Cosa intende lei per società civile?

La società civile non è un’entità astratta e contrapposta alla presunta società incivile che alberga nei partiti, questo sarebbe puro qualunquismo. Questo concetto lo intendo come l’emblema della ragione comune, della logica ordinaria. Le faccio un esempio, se dovessi confrontarmi, come spesso accade, con qualcuno che la pensa diversamente da me, al di fuori dell’agone politico, troveremmo di certo un punto di incontro, perché varrebbe la logica ordinaria, la stessa cosa non accade se fossimo esponenti di due correnti o patiti politici avversi, perché in tal caso la logica preminente sarebbe quella della politica, nella sua accezione più bieca e miserrima, perché semplicemente partigiana. Quello a cui ambisco, invece, è una combinazione delle due logiche, ordinaria e politica. La prima infatti non basta da sola per amministrare e la logica politica può essere perversa se non è mitigata da quell’altra. Sono certo che la commistione delle due logiche porterebbe all’elevazione del dibattito politico, a totale beneficio della comunità. La mia idea è quella di unire il centro sinistra e tutte quelle persone che condividono le idee di questa area politica. Oggi siamo riusciti a fare una coalizione tra Pd, Sel, Fed e IdV, adesso c’è la seconda fase, quella più importante e forse per questo la più difficile, aggregare la coalizione alla società civile, riuscendo, al contempo, a coinvolgerla in un suo impegno pratico.

I giochi sono quasi fatti, avete approntato una strategia elettorale?

Iniziamo col dire che loro sono una struttura gerarchicamente organizzata, piramidale e verticistica, io, invece, ho in mente una coalizione tra pari. Io sono convinto che la mia campagna elettorale deve differenziarsi rispetto alle ordinarie linee di comunicazione politica, il mio prodotto di candidatura è differente, io non farò una campagna elettorale contro qualcuno, non ho sfide da vincere, ma idee da trasmettere e difendere.

Da un punto di vista comunicazionale?

La campagna elettorale di Dipasquale è inizia in febbraio, con un ingente investimento di denaro. Noi non possiamo e non dobbiamo competere con il suo strapotere economico, sarebbe un errore strategico seguirlo su quel piano. Io quel potere non lo ho e non lo cerco. La nostra sarà una campagna elettorale differente da un punto di vista formale e sostanziale.

Parliamo di contenuti.

Io non ho in mente, già l’ho detto in altre occasioni, una Ragusa grande, ma una Ragusa normale ovvero una città di qualità. Una Ragusa bella, ma non in senso estetico, bello come lo intendeva l’imperatore Adriano, il bello come strumento politico e sociale, strumento al servizio del cittadino. L’urbanizzazione, la democratizzazione della città e del suo tessuto sociale, devono essere gli elementi su cui la prossima amministrazione deve incardinare il suo programma. Ragusa deve ed ha bisogno di recuperare i valori alti, deve riuscire ad affrancarsi dalla amministrazione spicciola del marciapiede, della rotonda o della piazzetta. Di conseguenza, la politica deve emanciparsi dall’idea di dover sopravvivere a se stessa e quindi di dover accontentare qualcuno e i suoi interessi particolari, legittimi, ma pur sempre particolari. Il sindaco non è esclusivamente un amministratore, questo ruolo lo svolge benissimo un manager, bisogna riuscire ad immaginare uno sviluppo politico della città e qui ho in mente De Gasperi e la sua dicotomia concettuale tra amministrazione e sviluppo politico. La prima, rivolta meramente all’oggi, la seconda, concentrata sulle generazioni future.

Se parliamo del recupero del centro storico, ad esempio, non parliamo di un problema urbanistico, ma di un nodo sociale. Una città senza centro storico è una città morta. Una città riesce ad essere una e perciò aggregata solo quando riesce a superare qualsiasi tipo di ghettizzazione, siano esse urbanistiche, sociali o economiche. Ho in mente una città dove tutti hanno le stesse chance. Recuperare il centro storico va oltre la questione semplicemente abitativa, significa riuscire a creare dei luoghi di aggregazione, capaci di alimentare la socialità e la sua vivacità culturale.

Anche Dipasquale parla di recupero del centro storico, ma queste sono solo lacrime di coccodrillo, non dimentichiamoci che questa stessa amministrazione ha approvato la costruzione di più di 800 nuovi alloggi, grazie all’approvazione dei piani Peep, così il territorio viene disgregato, implementando, tra l’altro, una ghettizzazione su base censoria.

Il futuro primo cittadino non potrà esimersi dall’affrontare tematiche quali l’università o il turismo.

Pochi hanno avuto la nostra fortuna, mi sto riferendo alla vetrina fornitaci dalla fiction di Montalbano, nonostante questo, noi non siamo riusciti a sfruttare questa occasione. L’errore è stato non capire la tipologia del turista che viene da noi. Non prendendo coscienza di ciò non siamo stati in grado di sviluppare ed utilizzare al meglio le nostre risorse. Certo qualora avessi la fortuna di amministrare questa città di certo focalizzerei le nostre risorse economiche per eventi di respiro nazionale, faccio un solo esempio, Umbria Jazz a Perugia, questa è una kermesse ormai di respiro internazionale e Perugia non è una città tanto difforme da Ragusa, per estensione o per potere economico. Questi sono gli eventi che ho in mente per Ragusa, non certo il continuo sperpero di denaro pubblico in sagre di paese e festicciole varie, utili solo ad implementare il proprio bacino elettorale.

Stesso discorso lo si può fare nei riguardi dell’università, un’opportunità che in qualche modo ci siamo fatti scappare, non dimentichiamoci che non si è stati in grado di creare una relazione tra l’università ed il territorio, l’università beneficia delle professionalità del territorio così come il territorio deve poter beneficiare dell’università.