Crocefisso, Lautsi e aule scolastiche. La retorica del direttore di Radio RTM Pisana


Lo scorso 18 marzo la Grande Camera della Corte Europea per i diriti dell’uomo ha assolto l’Italia nel caso che la vedeva contrapposta alla Lautsi, sull’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. L’Italia, secondo la Grande Camera, non ha violato la libertà di pensiero di nessuno, perché il crocefisso è un simbolo “culturale”, perché non è uno strumento di “indottrinamento”.

La sentenza, come era prevedibile, ha diviso l’Italia e come era certo ha scatenato gli appetiti intellettualistici dei tanti commentatori che affollano le Tv e le radio, i giornali e le pagine web.

In prima battuta non avevamo intenzione di scrivere nulla su questa sentenza, le sentenze infatti non andrebbero commentate specie se non si possiedono le competenze e gli strumenti adeguati. Stamane, però, abbiamo letto un articolo sul sito di Radio RTM del solito Domenico Pisana nella sua rubrica “L’osservazione dal Basso”, articolo divertente se non fosse sommamente indisponente per la serie di luoghi comuni seminati in ogni dove.

Faccimao un passo indietro. Il 3 novembre del 2009 la Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva dato ragione alla Lautsi, donna finlandese ma cittadina italiana, che si era opposta all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche frequentate dai suoi figli. La sentenza di primo grado, dandole ragione, recitava così: è “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione”. La Corte aveva perciò condannato l’Italia ad un risarcimento di 5.000 euro alla ricorrente per danni morali. Lo scorso 18 marzo, invece, la sentenza di secondo grado, che è definitiva, ne ha ribaltato il senso. I giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno accettato, in questa seconda sentenza, la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso nella aule scolastiche, non riuscendo a provare, però, mi sembra doveroso dirlo, il contrario.

Questi i fatti, ora le speculazioni del vegliardo baffuto. Punto per punto.

Pisana:

Questa sentenza evidenzia come sia di poco buon senso pensare che se nella scuola si appende sui muri il crocifisso si attua indirettamente una “pressione” su coloro che appartengono ad altre religioni o si determina una “lesione della libertà religiosa degli alunni e una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni”.

L’errore del commentatore è metodologico. Uno, perché qui si parla di luoghi pubblici i quali sono definiti dalla Costituzione laici per diritto (viviamo in uno Stato laico e non confessionale) e l’esporre un simbolo religioso piuttosto che un altro più che esercitare una pressione sul cittadino, demarca una preminenza di una religione, di una confessione, su tutte le altre.  Questo ragionamento lo si può estendere quindi a tutti i simboli culturali anche se non religiosi. Due, in merito a questo caso si continua a parlare di credenti e fedeli, ricordo che ci sono anche gli atei e gli agnostici, che non sono né una bestia rara né una fantasia esotica.  

Invito il Pisana a leggersi i seguenti articoli costituzionali:

l’art. 3 (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali); l’art. 7 (Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani); l’art. 8 (Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge); l’art. 19 (Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume); l’art. 20 (Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative). Ogni qualvolta si preferisce una confessione ad un’altra si ledono la gran parte degli articoli sopracitati.

 Secondo il Pisana esistono tre posizioni che vanno superate dalla Ragione:

1) Quella ideologizzata di certa sinistra radicale anticlericale, la quale vuole cacciare il crocifisso dalle scuole più per affievolirne la portata che per difendere il diritto costituzionale alla libertà religiosa, riducendo così il complesso degli effetti che il crocifisso esprime ad un fatto privato senza influenza e pertinenze nel tessuto storico di una nazione.

2) C’è, poi, una prospettiva che chiamerei “ di distanziamento”, che è forse quella della maggioranza delle persone, cattolici compresi, secondo la quale non ha alcuna importanza se il crocifisso è presente o meno nelle aule: se c’è , può continuare a rimanervi, se non c’è non occorre fare crociate per metterlo o imporlo di metterlo per legge.

3) C’è infine una terza prospettiva che definirei di “svilimento” della “funzione segnica” della croce: è di coloro i quali , anche tra i cristiani, sostengono che non serve tenere appeso in un luogo pubblico un crocifisso quando l’essenza valoriale di ciò che esso rappresenta viene sistematicamente calpestata con le azioni e con un ethos anticristiano che in quei luoghi si pone in essere.

Quindi per il Pisana chi si rifà al dettato costituzionale è una persona della sinistra radicale (concetto estremamente vacuo e senza alcun appiglio storico) ed anticlericale (sembra un libello dell’800, l’anticlericlismo oggi è quasi del tutto scomparso se non si fa riferimento a qualche circolo anarchico), una sinistra radicale e anticlericale, quindi, che vuole “affievolire la portata” significante del crocifisso, ma se poche righe prima aveva parlato dell’inessenziale “pressione” del crocefisso sul cittadino? Bontà sua… Così arriviamo alla seconda prospettiva, che lui chiama “di distanziamento”, e che noi liquidiamo invece come indifferenza della maggioranza degli italiani su una questione importante perché ci parla di legge, di diritti e di doveri. La terza prospettiva, che lui chiama di “svilimento della funzione segnica del crocifisso”, ci porta dritto dritto al paradosso e al delirio di onnipotenza del commentatore ovvero: nelle aule scolastiche, nei tribunali e in tutti gli uffici pubblici si attuano azioni lesive nei confronti del crocefisso e del suo significato più profondo in quanto sistematicamente Egli, cioé il Cristo, viene calpestato da un’etica anticristiana.  

Quindi non si può che far appello alla Ragione:

La prima cosa che la ragione riconosce è che ogni persona ha la propria identità, i cui significati, però, sono molteplici. L’identità, infatti, se intesa in senso antropologico-culturale, delinea i caratteri salienti di un popolo o di un gruppo sociale ed è costituita dalla storia, dalla lingua, dalle abitudini, dalle tradizioni e dai valori che distinguono una comunità dall’altra. In questa direzione, pertanto, l’identità collettiva nazionale dell’Italia è qualcosa di storicamente e culturalmente diversa rispetto a quella brasiliana, iraniana o del mondo musulmano in genere.
Gli studenti italiani e le loro famiglie vivono le loro esistenze all’interno di una società dove il cristianesimo cattolico, con tutte le sue forme storicizzate, ne ha segnato il cammino. Al di là del fatto se gli studenti siano ferventi credenti o meno, praticanti assidui o meno, testimoni di quei valori morali come la pace, la giustizia, la fratellanza, la solidarietà che il crocifisso richiama, resta certo che la loro dimensione esistenziale è strutturalmente e intrinsecamente contrassegnata dalla cultura cristiana, di cui il crocifisso è il simbolo più alto e significativo.
La seconda cosa che la ragione riconosce è che alla luce di queste considerazioni oggettive, appare improponibile l’idea di togliere i crocifissi dalle aule, perché sarebbe come voler negare o rendere insignificante il fatto che in Italia c’è stato e c’è un patrimonio storico e culturale che ha nel cristianesimo un riferimento identitario fortemente rilevante. Appare anche debole e non condivisibile la posizione di coloro che ne auspicano l’eliminazione per evitare discriminazioni rispetto a cittadini che frequentano le scuole italiane e che appartengono ad altre identità storico-culturali e religiose. La debolezza sta nel fatto che ai soggetti con identità differenti, penso ai musulmani presenti nelle nostre scuole, si vuole riconoscere il diritto alla loro identità religiosa operando uno svilimento dell’identità di coloro che li accolgono e che cercano, in uno spirito di dialogo interreligioso, di stabilire con loro processi di integrazione. La pretesa di una famiglia musulmana di far togliere, con il ricorso al diritto costituzionale, il crocifisso dalle aule è una richiesta che appare ardua ed espressione, per assurdo, di una intolleranza verso l’identità religiosa degli italiani. Perché un musulmano che trova un crocifisso nell’aula dovrebbe sentirsi leso nella sua libertà religiosa, quando lo stesso Corano mette in luce un certo numero di punti attinenti alla dottrina cristiana?

In queste poche righe c’è tutta l’ignoranza, la presunzione e l’arroganza del Pisana e vediampo perché. Fatta eccezione per la primissima parte del testo, quella sull’identità nazionale che è quasi ineccepibile, infatti il significato di identità nazionale è determinato dalla comune storia, dalla lingua, dalle abitudini, dalle tradizioni e dai valori di un popolo, qui il Pisana ha dimenticato ad hoc il territorio e le religioni che determinano i valori da lui citati, il resto del testo è un’accozzaglia di luoghi comuni e di bestialità che con la Ragione non hanno nulla a che vedere. Ricordiamo al Pisana che la nostra società, il nostro sentire, la nostra cultura, che non è a mpanata e la sagra della frittella, non è figlia esclusiva del cattolicesimo della Santa romana Chiesa, ma del cristianesimo tutto, del giudaismo ed anche, ahimé è così, dell’Islam e di un certo paganesimo (gli esempi sono tantissimi, ma non è questo il luogo). l’Islam e il mondo arabo lo ritroviamo nella nostra lingua e nel nostro dialetto, come nella nostra tradizione culinaria e nella nostra storia, il paganesimo, invece, è vivo in tante pratiche e credenze solo all’apparenza cristiano-cattoliche. Questa è la prima cosa che la Ragione riconosce come vero.

La seconda cosa che la Ragione riconosce come vera è che il crocefisso non è un simbolo cristiano, ma cattolico. Per fare solo degli esempi: i Testimoni di Geova non parlano di crocifisso né di crocifissione e stigmatizzano la venerazione dello stesso come idolatria, quindi il Pisana non parla in nome dei Testimoni di Geova.  

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) non si riconosce in questo simbolo al punto che si vede costretta a dichiarare, all’indomani della sentenza in questione, il proprio rammarico ”per il ‘caso italiano’, in quanto è stata l’occasione di una normativa eccezionale, che non realizza pienamente uno Stato laico, in cui tutti possano riconoscersi, senza discriminazione di credo religioso o altro. ‘I crocifissi – prosegue la nota – continueranno a essere presenti nelle aule scolastiche e nei tribunali, ma per le minoranze che hanno ricevuto i diritti civili e di culto poco piu’ di 150 anni fa, come le chiese evangeliche, questi crocifissi non rimanderanno a una comune appartenenza o cultura italiana”. Essi, invece, ”appariranno, come sono, retaggio di una societa’ dominata dalla cultura cattolica e dai suoi simboli. Pur conoscendo, a livello ecumenico, che le forze migliori della chiesa cattolica si propongono di costruire insieme una società di convivenza multireligiosa e interculturale, invitiamo ad approfondire il confronto sui temi della laicità e in particolare di una presenza plurale nella scuola pubblica”. Quindi il Pisana non parla in nome delle Chiese Evangeliche.

Ma ancora gli Anabattisti non identificano Cristo con il crocifisso ed anzi sono convinti dell’importanza di dover superare questo simbolo, nel nome del quale tante tragedie sono state commesse, in favore di una più genuina consapevolezza del messaggio lasciatoci da Cristo. Senza dire che così hanno commentato la sentenza di Strasburgo: il crocifisso è un simbolo religioso, questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. La sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. La supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario. Quindi il Pisana non parla neanche in nome degli Anabattisti.

Pisana non parla in nome del cristianesimo, ma solo del suo mondo cattolico. A ciò va aggiunta l’inesistenza del crocefisso nella cultura islamica e giudaica. Quindi in nome di quale identità nazionale il Pisana scrive queste cose?  Ma ancora perché parla di una fantomatica famiglia musulmana, la Lautsi non è musulmana, le chiese cristiane non sono musulmane, gli ebrei ancor meno ed allora di quale famiglia musulmana il Pisana parla, chi è questo musulmano che vuole eliminare il crocifisso? Il problema è un po’ più ampio di quello identificato dal Pisana e dalla sua ragione, il fronte di chi non vuole questa esposizione è un po’ più ampio, più variegato, eterogeneo oltreché complesso di quello intravisto dal Pisana.

In fine ci lascia con una chicchetta, nella spasmodica ricerca di conferme il Pisana si spinge sino a domandarsi:

perché mai un buddista dovrebbe sentirsi offeso nel suo credo trovando il crocifisso in aula? Visto che Budda insegna dei comandamenti simili, del tipo non uccidere, non rubare, evitare la dissolutezza sessuale, evitare le bevande inebrianti, non danneggiare nessun essere vivente…

Forse perché il crocifisso è un simbolo di un’altra religione? Ed allora se qualcuno prponesse di mettere un Budda nelle nostre aule scolastiche perchè il Pisana dovrebbe ribellarsi? E poi come è, il cristianesimo vieta le bevande inebrianti? Ma il Pisana sa come si celebra l’eucarestia in chiesa? Ma ancora, non credo che un buddista sarebbe lieto di celebrare il nostro rito, di chiara derivazione pagana, del sacrificio dell’agnello o del rito, solo all’apparenza cruento e gratuito, della macellazione del maiale, ma questa è tutta un’altra storia.       

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2 Pensieri su &Idquo;Crocefisso, Lautsi e aule scolastiche. La retorica del direttore di Radio RTM Pisana

    • Di quale Paese sta parlando? Se parliamo dell’Europa (Francia, Inghilterra, Olanda, Paesi Scandinavi ecc ecc) loro non espongono nessun simbolo religioso, mica starà parlando esclusivamente dei Paesi arabi? Se siamo “superiori” a loro in materia di diritti umani lo dobbiamo essere sempre. Il fatto di avere una tradizione democratica e repubblicana dovrebbe implicare, a mio modo di vedere, una specifica postura nei confronti di determinati problemi, o no?

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