Vieni via con me. La difesa patetica delle posizioni de Il Giornale


Ieri, 8 novembre 2010, dopo le tante ed inutili polemiche è andato in onda su Rai 3 il programma di Fazio e Saviano, “Vieni via con me”. Un programma esilarante, divertente, critico e decisamente intelligente. “Vieni via con me” non è un programma politico, anche se di politica si occupa, nella misura in cui la politica è parte integrante della vita civile di una nazione. Questa prima puntata ha visto salire in cattedra personaggi come Roberto Benigni, Claudio Abbado, Angela Finocchiaro, Daniele Silvestri e Nichi Vendola.

Non avevo la minima intenzione di scrivere un post su un successo annunciato, sarebbe stato troppo facile oltreché inutile visto che non si potrebbe far altro che ribadire i concetti espressi in quelle due ore e mezza. Una vacua ripetizione adatta solo a svilire e ridimensionare la grandezza di intellettuali come Saviano, Fazio, Benigni e Abbado, visto gli “strumenti” in possesso dello scrivente. Ho cambiato idea però quando ho letto l’insulso articolo di un certo Stefano Filippi scribacchino de Il Giornale, “Teorema-Saviano: il Giornale come la mafia“. Lasciamo stare il tenore dei commenti al suo articolo, degni dei lettori de Il Giornale, gente ottusa, incapace di qualsiasi attività critica e perfetta per una genuflessione quotidiana nei confronti del potente di turno. Ma veniamo a quell’accozzaglia di parole senza senso imbastita da questo Filippi.

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Le elezioni si vincono anche così


Questa l’annalisi che la redazione di Annozero, Rai 2, ha fatto nell’ultima puntata del programma. La questione è sempre quella, il conflitto di interessi, che pare non interessare a nessun se non ai cittadini, a qualche giornalista e a un po’ tutte le autorità di garanzia delle telecomunicazioni.

E’ notizia dello stesso 21 ottobre che l’Agcom, non proprio un istituto al servizio delle opposizioni, ha diffidato per il trimestre appena conclusosi (luglio-agosto-settembre 2010) il Tg1, il Tg4 e Studio Aperto, per:

un forte squilibrio dedicato da alcuni telegiornali a favore della maggioranza e del Governo. La Commissione ha pertanto deliberato di impartire una diffida al Tg1 ed un richiamo al Tg4 e a Studio Aperto. Qualora tale squilibrio perdurasse verranno adottati nuovi provvedimenti.

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Servizi deviati. La storia si ripete, ma adesso c’è il segreto di stato


Chi per caso si dovesse dilettare a visionare la nostra storia più recente, non può non accorgersi del ruolo oscuro dei nostri servizi segreti, sempre in difesa dei potenti, magari di destra o di estrema destra, e mai al servizio dello Stato.

Nicolò Pollari ex direttore del Sismi

L’ultima vicenda riguarda i dossier preparti dal sismi, cioè da Nicolò Pollari e dal suo braccio destro, Pio Pompa, per screditare l’opposizione di centrosinistra, i giornalisti ed i magistrati non proprio allineati con la politica di Berlusconi. Allora, eravamo nel 2006, forse qualcuno lo ricorderà, venne a galla l’ennesima nefandezza dei nostri servizi. Questi delinquenti, dopo aver giurato, nel 2001, fiducia incondizionata a Berlusconi, avevano iniziato ad utilizzare, tra gli altri strumenti, anche la Telecom per costruire vari dossier tutti finalizzati allo screditamento degli avversari del centrodestra, che sempre più appaiono come i nemici dell’organigramma berlusconiano.

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Berlusconi e i risvolti mediatici dell’attacco a Milano


La violenza va sempre condannata. L’atto compiuto da Massimo Tartaglia a Milano contro il premier Silvio Berlusconi è decisamente deprecabile e va stigmatizzato con decisione. Giusto ed ovvio.

Berlusconi ferito al volto

Come d’altra parte è ovvio il ribaltamento dei ruoli in questa storia, ovvero il carnefice diventa vittima e la vittima diventa un martire, un eroe.

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L’Onorabilità dell’omertoso, Graviano come Mangano


Le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza sono state smentite dal boss di Brancaccio (Palermo) Filippo Graviano. Questo è bastato per gridare allo scandalo e gettare, ancora una volta, discredito sulla magistratura, sul colleggio giudicante e naturalmente su tutto il centro sinistra e la Repubblica Italiana, che, a detta del premier Berlusconi, di Marcello Dell’Utri e dei suoi avvocati, stanno facendo fronte comune per incastrare una volta per tutte questa maggioranza.

 

Gaspare Spatuzza

Sarà vero? Chi ha le prove? Atteniamoci ai fatti.

Quanti di voi si ricordano battaglie politiche, ingaggiate in Parlamento e sui media nazionali, per rivedere la legge sui pentiti? 

Sino a qualche settimana fa l’affidabilità dei pentiti era di esclusiva pertinenza della magistratura. L’importanza, la veridicità o l’inconsistenza delle dichiarazioni del pentito di turno sono state da sempre giudicate dai tribunali, che tramite riscontri e controlli di vario tipo, stabilivano l’affidabilità o meno del suddetto. Vero, ma fino a quando il pentito o il boss con  le sue affermazioni non chiama in causa i potenti, perchè se ciò avviene tutto il sistema entra in crisi. La legge va riformata, i pentiti non sono più affidabili, la magistratura naturalmente fa politica e così via via potremmo dichiarare che il Maxi Processo fu una vera buffonata e Tommaso Buscetta era un millantatore.

Tutti i commentatori al soldo di Berlusconi, come Il Giornale, Libero, le reti Fininvest e la Rai, con in testa Minzolini, dovrebbero però spiegare perché è più affidabile un boss mafioso, che non si è pentito e quindi è ancora fedele a Cosa Nostra, di un pentito di mafia che si è dichiarato reo di numerosi reati ed omicidi?

Addirittura Il Giornale diretto da quel galantuomo di Feltri imbastisce una vera e propria difesa nei confronti del boss  di Brancaccio “malato”, Giuseppe Graviano, in fondo Feltri è garantista (vedi la vicenda Boffo). Lo difende pubblicando un appassionato articolo di Gian Marco Chiocci, intitolato “Mi stanno uccidendo per farmi parlare“, dove il boss si lamenta che l’istituzione carceraria lo vessa continuamente, non fornendogli abiti adeguati per il processo, non dotandolo di carta igienica, addirittura gli aguzzini del carcere lo riprendono pure in bagno mentre espleta i suoi bisogni fisiologici e non ultimo non gli permettono di carezzare suo figlio, il quale attonito non capisce il perchè deve vedere il padre attraverso un vetro…. Forse sarebbe il caso di spiegare a questo bambino in che razza di famiglia bestiale è nato e smettere una volta per tutte con le lacrime di coccodrillo.  

Giuseppe Graviano

Va ancora una volta ricordato che i fratelli Graviano non si sono pentiti, ma tutto perde di significato allorquando il boss smentisce il pentito Spatuzza, guadagnadosi la piena stima di Berlusconi & Co., un po’ come successe con Vittorio Mangano, killer e boss della Mafia condannato all’ergastolo, definito da Berlusconi e Dell’Utri  un eroe perchè in carcere non parlò mai.     

 

 

Standard e poor's svela il populismo di Silvio e di Gianni


Il Campidoglio è in rosso. Il presidente del Consiglio, a Bruxelles, piuttosto che parlare di fatti e vicende europee, come fa qualunque capo di Stato in situazioni analoghe parla di giudici, alias la sua situazione giudiziaria, e del bilancio del Comune della Capitale.

Silvio Berlusconi davanti ad una platea internazionale si esprime così:

«Walter Veltroni è un amministratore fallito e quindi dovrebbe abbandonare la politica. Veltroni si preoccupi delle notizie terrificanti sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie, si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che dovrebbero lasciare la politica. Sono sbalordito da quello che sta emergendo sarebbe drammatico. È un fatto tragico, allucinante, io non ci credo. Non c’è nessuna città d’Europa che ha lasciato un deficit di 16 mila miliardi di vecchie lire. Spero che quello che appare non sia vero. Non sapremmo come riparare».

Questa la corsa di Berlusconi in difesa della politica del neosindaco di Roma, Gianni Alemanno. Un uomo che di politica reale ne sa ben poco, se si fa eccezione per il suo recentissimo passato da fascista (Alemanno, grazie a chissà quali connivenze, fu coinvolto e poi sempre prosciolto: nel novembre 1981 per aver partecipato, insieme ad altri quattro esponenti del Fronte della Gioventù, all’aggressione di uno studente di 23 anni. Nel 1982 fu denunciato con l’accusa di aver lanciato una bomba Molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma. Il 29 maggio 1989 fu arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentato blocco di corteo ufficiale, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano).

Ma Torniamo ai fatti. Roma ha un buco di 16 miliardi di lire a causa dell’incapacità del suo ex sindaco. Il fatto sconcertante è che né Berlusconi né il suo epigono Alemanno hanno un documento, che sia uno, che attesti l’esistenza di questo buco di bilancio, un deficit, che come asserisce il Cavaliere, stabilirebbe un primato europeo negativo per la città capitolina.

Come sempre, basta informarsi e si scopre come Berlusconi & Co. facciano pura propaganda. Piuttosto che governare lo sport preferito dalla coalizione di centrodestra è quello di fare campagna elettorale, ma qualcuno gli ha detto che le elezioni ormai le hanno vinte?

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