Il Gioco delle tre carte. L’ex Pdl, il Polo della Nazione e l’antipolitica


Il countdown dei partiti è iniziato. Era un po’ che aleggiava, ma adesso possiamo dire che ci siamo. Prima lo spread con la crisi, quindi lo spauracchio greco ed il Governo Monti. E ancora le inchieste dei tribunali di mezza Italia che colpiscono il PD al nord e al sud, dimezzano o azzerano i vertici della Lega Nord e poi il Pdl, che con i suoi esponenti è sempre un must per ogni procura. Ma tutto ciò non era stato sufficiente a far crollare il teatrino della politica, occorreva la fatidica goccia. Ci ha pensato Grillo con il suo Movimento o meglio con il suo presunto 10% ad accellerare il moto di distruzione.

Tutto questo, naturalmete, poggia sul sostanziale fallimento del governo Monti e sul fatto che il popolo italiano pian piano ne sta prendendo coscienza.

Già l’anno scorso, quando il governo retto da Silvio Berlusconi era solo il fantasma di se stesso, pian piano si faceva largo l’idea che il Popolo della Libertà era giunto, come il suo leader, al capolino. Si parlò della nascita di un nuovo partito,  che avrebbe soppiantato il “vecchio” Pdl, legato a doppio filo con il Partito Popolare Europeo. Un soggetto politico che, avendo messo alla porta il Cav., avrebbe preso nome e linee di pensiero proprie del Ppe. Poi si parlò pure dell’eventualità della nascita di due partiti il Ppe, appunto, ed un secondo retto da Berlusconi e dai suoi fedelissimi. Oggi le cose sono finalmente più chiare.

27 senatori, con in testa Beppe Pisanu (tra i primi a mal sopportare le castronate berlusconiane) e Lamberto Dini (un sempre verde), hanno scritto un documento di 4 pagine e di 5 capitoli più le conclusioni, dove si dà il ben servito al Popolo della Libertà o quanto meno a questo Popolo della Libertà, che poi è la stessa cosa. Il problema è che queste quattro pagine non dicono nulla di nuovo e non aggiungono nulla al dibattito in corso da parecchi mesi. Piuttosto questo documento politico ha tanto il sapore del proclama, buono a rincuorare gli animi maltrattati dell’elettorato.

Una sorta di gioco delle tre carte atto a confondere lo spettatore e a dare l’idea che qualcosa sta cambiando. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa a coniare il termine gattopardismo, cioè cambiare tutto affinché nulla cambi. Come vederemo da questo giochetto non sono esenti neanche i partiti di centro (Casini, Fini e Rutelli). Ma veniamo al capolavoro politico di Pisanu e Dini.

Sei capitoli abbiamo detto. 1) Crisi dei partiti e questione morale 2) Pdl è il governo Monti 3) Riforme costituzionali e legge elettorale 4) Unione liberal democratica, bipolarismo e pluralismo 5) Andare oltre il Pdl.

Già solo i titoli dei capitoli ci delucidano il senso ma anche la pochezza di un tale documento. Tutto questo pseudo ragionamento và sempre condito in salsa montiana, con una spruzzatina di crisi e di mancanza di credibilità, che ha raggiunto o sta raggiungendo i livelli del ’92.

1)Ogni volta che arrestano qualcuno o che qualcuno viene indagato, qualche simpaticone del Parlamento se ne esce con la questione morale, adesso stanno indagando tutti, ergo…

2) Non si può criticare il governo che si appoggia in Parlamento altrimenti vengono a casa a prenderti con i forconi (quelli veri, però!) quindi il Pdl è Monti. Ossimorico questo secondo capitolo, in fondo il documento sentenzia, poco più avanti, la fine del Pdl stesso.

3) Si continua a parlare di riforma elettorale, sono tutti d’accordo a modificare la legge, ma nessuno lo fa, anche se fedele al porcellum è rimasto solo il Calderoli delle origini, cioè quando la firmò, tranne pentirsene subito.  Poi le riforme costituzionali, che fanno tanto politica e tanto politico. Però così in genere e generiche, “tanto le fa Monti e noi le appoggiamo”, il senso del capitolo è questo.

4) Questa rifondazione del partito che cosa deve essere? presto spiegata: “molti liberaldemocratici, oggi diversamente collocati nelle istituzioni e nella società civile, sono disposti ad unire le loro forze e ad avanzare tutti insieme una nuova proposta politica. L’unificazione può trovare il punto di innesco proprio nella nuova legge elettorale”. Ovvero le stesse cose che si dissero con la nascita del Pdl e di Forza Italia e tutti quei partiti e partitelli orbitanti intorno alle idee liberali, democratiche, cattoliche e laiche.

5) Il Pdl è morto, può vivere solo, questo è brutalmete il senso, se gli cambiamo nome in modo da attrarre i fuoriusciti a causa berlusconiana.

Se questa è la ricetta del centrodestra, quella del centro non è dissimile. L’Udc, con Casini, annuncia la nascita del Polo della Nazione, insomma un partito liberale, cattolico e laico, che dovrebbe rifondare la vecchia Dc con l’aiuto di qualche tecnico, oggi ministro.

Unione di centro, evidentemente non andava più bene, non si capisce il perché, però. Rutelli, stoppa subito l’amico Casini. Non per un’idea ben precisa, non gli piace il nome, infatti dichiara che non sarà Polo della Nazione il nome del nuovo soggetto politico, ma non ne indica un altro. Anche per Rutelli l’obiettivo e rifondare la vecchia Dc o meglio, un partito liberale, democratico, cattolico e laico che possa attrarre i moderati. Un po’ la manfrina del Pdl e di Forza Italia, senza Berlusconi però. E Fini? Più pragmaticamente guarda al progetto di Pisanu. In fondo lui un partito lo ha fondato l’altro ieri e forse non gli và di crearne un altro.

Ciò che manca realmente in tutto questo ginepraio è un programma croncreto e reale. Le idee! Cambiano i nomi ai partiti, loro rimangono sempre gli stessi, tutt’al più cambiano posto da questo a quel partito.

Si confonde, per confonderci, la forma con la sostanza, il significato con il significante.

Mentre oggi la Costituente dell’UDC ha avviato i lavori per l’azzeramento dei vertici:

Addio Unione di centro. Ubi maior minor cessat, dicevano i latini, e il progetto ambizioso del Terzo polo, di varare il Partito della nazione, comporta dei sacrifici. L’Udc è pronto a lasciarsi un’altra pagina di storia alle spalle: «Si chiede un atto di generosità per il bene del Paese», ha commentato il segretario Lorenzo Cesa, avviando i lavori della costituente di centro in cui chiede subito l’azzeramento dei vertici del partito per «creare una struttura snella».
La svolta è stata rimarcata anche da Savino Pezzotta, presidente della Costituente di Centro: «Nulla sarà più come prima», ha detto l’ex sindacalista.

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