Crocefisso, Lautsi e aule scolastiche. La retorica del direttore di Radio RTM Pisana


Lo scorso 18 marzo la Grande Camera della Corte Europea per i diriti dell’uomo ha assolto l’Italia nel caso che la vedeva contrapposta alla Lautsi, sull’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. L’Italia, secondo la Grande Camera, non ha violato la libertà di pensiero di nessuno, perché il crocefisso è un simbolo “culturale”, perché non è uno strumento di “indottrinamento”.

La sentenza, come era prevedibile, ha diviso l’Italia e come era certo ha scatenato gli appetiti intellettualistici dei tanti commentatori che affollano le Tv e le radio, i giornali e le pagine web.

In prima battuta non avevamo intenzione di scrivere nulla su questa sentenza, le sentenze infatti non andrebbero commentate specie se non si possiedono le competenze e gli strumenti adeguati. Stamane, però, abbiamo letto un articolo sul sito di Radio RTM del solito Domenico Pisana nella sua rubrica “L’osservazione dal Basso”, articolo divertente se non fosse sommamente indisponente per la serie di luoghi comuni seminati in ogni dove.

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è un errore, ma anche… (io direi un orrore, altri chissà?)


(DIRE) Roma, 4 nov. – “L’ordinamento del Partito democratico non prevede sanzioni specifiche legate alle dichiarazioni personali e alle altre manifestazioni del pensiero effettuate dai suoi aderenti o iscritti. Non e’ applicabile alcuna sanzione in ordine alle dichiarazioni rese dall’onorevole Binetti”. Dopo Walter Veltroni, anche i garanti del Pd, al termine di una riunione nel pomeriggio di oggi, respingono i ricorsi presentati contro la deputata Paola Binetti per le sue dichiarazioni sul legame tra omosessualita’ e pedofilia.

“La Commissione- continuano i garanti- tiene tuttavia a sottolineare che i documenti fondativi del Partito democratico, sui quali si basa l’azione del Pd e nei quali si riconoscono tutti i suoi iscritti e aderenti, sottendono una prioritaria difesa della dignita’ della persona nonche’ l’impegno a combattere ogni forma di discriminazione” come riconosciuto dal primo articolo dello “statuto nazionale”, dal “manifesto dei valori” e dal “codice etico”.

“Tutto cio’ implica evidentemente- concludono i garanti- anche l’impegno ad evitare di alimentare ogni inaccettabile pregiudizio che possa condurre alla discriminazione delle persone in ragione dei propri orientamenti sessuali”.