due paroline sulle amministrative ragusane (1)


di Leandro Papa

Nel chiedermi come mai Sergio Guastella abbia perso le elezioni mi sono dato diverse motivazioni che concorrono insieme a creare un’opinione articolata, ma fondata sui numeri. D’istinto, la mia prima reazione alla domanda “perché ha vinto Dipasquale?” è la risposta, proverbiale, “squadra che vince non si cambia”. Scusate la banalità, ma penso che sia stato il parere che ha accomunato 24 mila ragusani. Dipasquale, con il suo 57rotti% (55% circa la coalizione), si è confermato alla guida della città e non si può negare che si tratta di una vittoria annunciata. Tuttavia, paradossalmente, anche Sergio Guastella ha vinto. Nei limiti del risultato personale, s’intende. Infatti, bisogna analizzare un po’ di numeri e partire da lontano, per l’esattezza dal 2006, per comprendere che a perdere le elezioni è stato il Partito Democratico e non Guastella.

Allora esistevano i Democratici di Sinistra, La Margherita ed i suoi derivati che, insieme, conquistarono il 26% circa delle preferenze. Oggi il Pd ibleo non arriva al 13 e mezzo. Che fine hanno fatto sei mila elettori? Cos’è cambiato in cinque anni? A parte la città, non molto. C’è Giuseppe Calabrese segretario cittadino del partito, per esempio…

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due paroline sulle amministrative ragusane (2)


di Saro Distefano

Il sindaco di Ragusa ha vinto a mani basse. Che il sindaco uscente, Nello Dipasquale, fosse una corazzata lo si sapeva e non c’era bisogno di aspettare l’esito delle elezioni per vedere quanto era ed è alto il gradimento nei suo confronti. 57,19% è stato il risultato che, al primo turno, lo ha riconfermato a Palazzo dell’Aquila, contro il 36,26% di Sergio Guastella, risultato tutto sommato positivo, e l’esiguo 6,54% di Salvatore Battaglia.

Prima di provare a sviscerare alcune cause dell’annunciata sconfitta del centrosinistra, non possiamo non notare come la candidatura di Sergio Guastella è stata una scelta azzeccata, infatti ha totalizzato circa 4000 voti in più delle liste che lo sostenevano. Questo ha un unico significato: Guastella è un candidato forte, su cui il centrosinistra poteva e può contare. Non ha funzionato tutto il resto.

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Attitude be free – il pdf – Giugno – giorno


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Attitude be free – il Pdf – aprile – giorno


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GUASTELLA: NON HO SFIDE DA VINCERE, MA IDEE DA TRASMETTERE E DIFENDERE


 

Abbiamo intervisto il candidato a sindaco di Ragusa della coalizione di centro sinistra l’avv. Sergio Guastella

Lei è stato presentato alla cittadinanza come il candidato della società civile. Cosa intende lei per società civile?

La società civile non è un’entità astratta e contrapposta alla presunta società incivile che alberga nei partiti, questo sarebbe puro qualunquismo. Questo concetto lo intendo come l’emblema della ragione comune, della logica ordinaria. Le faccio un esempio, se dovessi confrontarmi, come spesso accade, con qualcuno che la pensa diversamente da me, al di fuori dell’agone politico, troveremmo di certo un punto di incontro, perché varrebbe la logica ordinaria, la stessa cosa non accade se fossimo esponenti di due correnti o patiti politici avversi, perché in tal caso la logica preminente sarebbe quella della politica, nella sua accezione più bieca e miserrima, perché semplicemente partigiana. Quello a cui ambisco, invece, è una combinazione delle due logiche, ordinaria e politica. La prima infatti non basta da sola per amministrare e la logica politica può essere perversa se non è mitigata da quell’altra. Sono certo che la commistione delle due logiche porterebbe all’elevazione del dibattito politico, a totale beneficio della comunità. La mia idea è quella di unire il centro sinistra e tutte quelle persone che condividono le idee di questa area politica. Oggi siamo riusciti a fare una coalizione tra Pd, Sel, Fed e IdV, adesso c’è la seconda fase, quella più importante e forse per questo la più difficile, aggregare la coalizione alla società civile, riuscendo, al contempo, a coinvolgerla in un suo impegno pratico.

I giochi sono quasi fatti, avete approntato una strategia elettorale?

Iniziamo col dire che loro sono una struttura gerarchicamente organizzata, piramidale e verticistica, io, invece, ho in mente una coalizione tra pari. Io sono convinto che la mia campagna elettorale deve differenziarsi rispetto alle ordinarie linee di comunicazione politica, il mio prodotto di candidatura è differente, io non farò una campagna elettorale contro qualcuno, non ho sfide da vincere, ma idee da trasmettere e difendere.

Da un punto di vista comunicazionale?

La campagna elettorale di Dipasquale è inizia in febbraio, con un ingente investimento di denaro. Noi non possiamo e non dobbiamo competere con il suo strapotere economico, sarebbe un errore strategico seguirlo su quel piano. Io quel potere non lo ho e non lo cerco. La nostra sarà una campagna elettorale differente da un punto di vista formale e sostanziale.

Parliamo di contenuti.

Io non ho in mente, già l’ho detto in altre occasioni, una Ragusa grande, ma una Ragusa normale ovvero una città di qualità. Una Ragusa bella, ma non in senso estetico, bello come lo intendeva l’imperatore Adriano, il bello come strumento politico e sociale, strumento al servizio del cittadino. L’urbanizzazione, la democratizzazione della città e del suo tessuto sociale, devono essere gli elementi su cui la prossima amministrazione deve incardinare il suo programma. Ragusa deve ed ha bisogno di recuperare i valori alti, deve riuscire ad affrancarsi dalla amministrazione spicciola del marciapiede, della rotonda o della piazzetta. Di conseguenza, la politica deve emanciparsi dall’idea di dover sopravvivere a se stessa e quindi di dover accontentare qualcuno e i suoi interessi particolari, legittimi, ma pur sempre particolari. Il sindaco non è esclusivamente un amministratore, questo ruolo lo svolge benissimo un manager, bisogna riuscire ad immaginare uno sviluppo politico della città e qui ho in mente De Gasperi e la sua dicotomia concettuale tra amministrazione e sviluppo politico. La prima, rivolta meramente all’oggi, la seconda, concentrata sulle generazioni future.

Se parliamo del recupero del centro storico, ad esempio, non parliamo di un problema urbanistico, ma di un nodo sociale. Una città senza centro storico è una città morta. Una città riesce ad essere una e perciò aggregata solo quando riesce a superare qualsiasi tipo di ghettizzazione, siano esse urbanistiche, sociali o economiche. Ho in mente una città dove tutti hanno le stesse chance. Recuperare il centro storico va oltre la questione semplicemente abitativa, significa riuscire a creare dei luoghi di aggregazione, capaci di alimentare la socialità e la sua vivacità culturale.

Anche Dipasquale parla di recupero del centro storico, ma queste sono solo lacrime di coccodrillo, non dimentichiamoci che questa stessa amministrazione ha approvato la costruzione di più di 800 nuovi alloggi, grazie all’approvazione dei piani Peep, così il territorio viene disgregato, implementando, tra l’altro, una ghettizzazione su base censoria.

Il futuro primo cittadino non potrà esimersi dall’affrontare tematiche quali l’università o il turismo.

Pochi hanno avuto la nostra fortuna, mi sto riferendo alla vetrina fornitaci dalla fiction di Montalbano, nonostante questo, noi non siamo riusciti a sfruttare questa occasione. L’errore è stato non capire la tipologia del turista che viene da noi. Non prendendo coscienza di ciò non siamo stati in grado di sviluppare ed utilizzare al meglio le nostre risorse. Certo qualora avessi la fortuna di amministrare questa città di certo focalizzerei le nostre risorse economiche per eventi di respiro nazionale, faccio un solo esempio, Umbria Jazz a Perugia, questa è una kermesse ormai di respiro internazionale e Perugia non è una città tanto difforme da Ragusa, per estensione o per potere economico. Questi sono gli eventi che ho in mente per Ragusa, non certo il continuo sperpero di denaro pubblico in sagre di paese e festicciole varie, utili solo ad implementare il proprio bacino elettorale.

Stesso discorso lo si può fare nei riguardi dell’università, un’opportunità che in qualche modo ci siamo fatti scappare, non dimentichiamoci che non si è stati in grado di creare una relazione tra l’università ed il territorio, l’università beneficia delle professionalità del territorio così come il territorio deve poter beneficiare dell’università.

sondaggio sulle primarie del pd ragusa – 6 febbraio 2011


Lo scorso 6 febbraio Attitude be free ha somministrato, durante le primarie del Pd a Ragusa, un questionario, dieci domande, 7 sul Pd nazionale e 3 su quello locale, per computare i sentimenti, le volontà e i desideri dell’elettore del centrosinistra nel capoluogo ibleo.

Precisazioni.

Il questionario è stato somministrato solamente nel seggio elettorale della Camera di Commercio di Ragusa in Piazza Libertà.

Tutti i valori espressi nelle Tabelle sono in percentuale.

Fatta eccezione per la Tabella numero 7 il campione ha avuto sempre la possibilità di esprimere più di una preferenza.

Tenendo conto che il questionario è formulato in base a domande a risposta multipla la base su cui sono state conteggiate le percentuali muta di volta in volta in base al numero di preferenze espresse.

Analizzando le risposte sulle coalizioni possibili, sia a livello nazionale che locale, abbiamo dedotto anche un secondo risultato ovvero i voti complessivi che ogni formazione politica ha ottenuto, conteggiando sia le singole volte che il suddetto soggetto politico compare alleato con il Pd sia le volte che questo partito compare all’interno di una coalizioni, in tal modo siamo riusciti a tracciare il livello di gradimento, del campione preso in esame, nei confronti di tutti i partiti, sempre in relazione con il Partito democratico .

Le prime sette domande vertono sul PD nazionale le ultime tre su quello locale.

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AMMINISTRATIVE, RINNOVAMENTO EDALLEANZE NEL PD


 

Parla il segretario del Pd Peppe Antonio Calabrese

 

Due candidature un po’ semplicistiche nel loro significato, l’una il dirigente di partito e l’altra un rappresentante della società civile. Sembra il modo più semplice per ricoprire o soddisfare l’arco di valori e candidature possibili del cosiddetto partito liquido. Sbaglio?

Sembra così Anche se le due candidature non sono il frutto di una precisa strategia di partito. L’idea nella classe dirigente del Pd, e mi riferisco a quella corrente maggioritaria che fa capo al sottoscritto, era quella di giungere ad una candidatura unitaria, per poi proporla alla coalizione, non siamo riusciti in ciò perché il PD di Ragusa vive ancora la fase congressuale. Quindi insieme alla dirigente abbiamo indicato Sergio Guastella, un professionista che tra l’altro dal partito la possibilità di rinnovarsi ed aprirsi nei confronti di un elettorato più ampio.

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