L’ideona manca e a salvare la baracca ci pensa il popolo bue


Il Governo non ha ideone. Che brutto termine. Ma a parte ciò,  credo che un po’ tutti noi ce n’eravamo accorti già da un po’.  Monti e lo squadrone dei tecnici si erano presentati alla nazione come i salvatori della Patria, così come il popolo italiano, stanco di Berlusconi e fiducioso nel proprio Presidente della Repubblica, li aveva salutati come l’unica e ultima ancora di salvezza.

I tecnici, con le loro competenze professorali, con il loro rinnovato linguaggio (da un punto di vista politico), con la loro “sobrietà”, ci avevano indotto a pensare che qualcosa potesse cambiare. Visto che questi non fanno i politici di professioni, visto che questi non hanno l’esigenza di ripresentarsi alle prossime politiche, tutti noi avevamo creduto di poter assistere ad una rivoluzione democratica, liberale e pacifica.

Rimbombano ancora nella mia mente le parole di insediamento del professor Monti come Presidente del Consiglio in Senato:

Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso fin dal primo momento il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un’asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica. Al contrario, spero che il mio Governo ed io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire in modo rispettoso e con umiltà a riconciliare maggiormente – permettetemi di usare questa espressione – i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica. Io vorrei, noi vorremmo, aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito, che fa parte naturalmente della vita democratica, molto, molto, accesa, e consentirci di prendere insieme, senza alcuna confusione delle responsabilità, provvedimenti all’altezza della situazione difficile che il Paese attraversa, ma con la fiducia che la politica che voi rappresentate sia sempre più riconosciuta, e di nuovo riconosciuta, come il motore del progresso del Paese.

Bene! Anzi benissimo, mi dissi. Ma oggi a distanza di qualche mese, mi rendo conto che l’operato di questi bocconiani, di questi professori, di questi tecnici non ha nulla di eccezionale, di straordinario. Le loro iniziative, le loro proposte sono perfettamente in sintonia con il lavoro di qualsiasi altro governo politico, italico. Ovvero non c’è bisogno di nessuna famigerata laurea alla Bocconi o master ad Harvard o a Oxford, per fare quello che stanno facendo.

Non hanno intaccato i privilegi dei soliti noti, penso ai notai, alle corporazioni o al cartello delle assicuraziuoni. Continuano a parlare di lotta all’evasione, ma mi pare che la strada per recuperare i 160 miliardi di evasione l’anno sia ben lungi dall’essere intrapresa. Hanno parlato di tracciabilità del denaro e si sono fermati alla soglia dei mille euro, lasciando intatto così quel magma di micro evasione che una bella parte ha di quei 160 miliardi (visite mediche e lavoretti dei vari artigiani, che superano la soglia di casa nostra). Quello che hanno fatto invece è prendersela con i soliti.

Pensioni, blocco dei contratti, difesa del lavoro e non del lavoratore, aumento della benzina, cioè aumento delle imposte dirette e indirette.

Tutti parlano dell’esigenza di liquidità. Le imprese perché devono produrre e contrastare una crisi di domanda, le famiglie perché devono consumare, loro che fanno? Drenano denaro e poi parlano di recessione. Nel mentre “regalano” soldi alle banche (parlo di Monti e della Trojka) cioè al sistema economico finanziario che è l’unica vera causa di questa crisi, manifestazione più evidente di un sistema economico, politico e sociale giunto al suo collasso sistemico. Troppo spesso mi sembra che il potente ed opulente occidente sia nella medesima condizione dell’Unione Sovietica tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80. Acme di un intero sistema.

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