VADEMECUM – GIUGNO 2011


 

Clicca sull’immagine per ingrandirla oppure scaricala, così sarai sempre informato….

Scenica 2010, II Festival delle arti in Scena


Dal 6 al 9 maggio a Vittoria: Scenica 2010. Secondo festival delle arti in scena

Teatro, musica, circo, laboratori, fotografia, degustazioni, un centro storico da rivalutare e un’instancabile associazione amante del bello e capace di assemblare artisti di qualità provenienti da paesi diversi. E’ questa la ricetta di Scenica 2010, Festival organizzato da Santa Briganti che invaderà la città di Vittoria, in provincia di Ragusa, dal 6 al 9 maggio.

L’ape laboriosa (una Moto Ape Piaggio, simbolo del Festival) l’anno scorso era riuscita nell’impresa impossibile di “portare la luna in terra”: la prima edizione di un Festival nato dal basso, con pochi fondi, che nessuno si aspettava e che ha coinvolto, incantato e conquistato il pubblico vittoriese e non solo.

Quest’anno l’ape ci ritenta e stavolta vuole “piantare su Marte un albero di limoni”, là dove sembra che nulla possa crescere. Scenica è la voglia di riprendersi in mano la città, di dare spazio a chi crede nell’incontestabile valore civico ed educatore dell’arte, è la scommessa di far arrivare e far radicare “cose dell’altro mondo” in una terra che forse, altrimenti, di queste cose non ne avrebbe mai viste.

Una programmazione che miscela spettacoli di natura diversa che vogliono incuriosire, informare, allietare, far sorridere e riflettere un pubblico eterogeneo.

Si inizia giovedì 6 maggio, alle 21:00, al Cortile di Palazzo Iacono con “Favola industriale” di Alessio Di Modica, storia del polo petrolchimico tra Augusta, Priolo e Mellilli, narrata tra il “cuntu” e il blues, con l’ausilio di Gaetano Santoro al sax.

Venerdì 7, la poetica del circo tradizionale sposerà il dinamismo del circo contemporaneo dando vita a “20 Decibel”, della Compagnia El Grito, in anteprima nazionale, al Teatro Comunale. A seguire Amanda Jayne (voce e fisarmonica) presenterà, accompagnata da Sasha Agranov al violoncello, il suo originale sound che miscela influenze e stili diversi passando dallo swing all’indie-pop (22:30, Ex Centrale Elettrica).

La ricca serata di sabato 8 si aprirà al Teatro Comunale con “Invisibilmente” della Compagnia Menoventi: un esilarante spettacolo nato da un’idea sul Giudizio Universale che sonda “la reazione dell’umanità posta sotto analisi ed in attesa di relativo giudizio; la consapevolezza dell’essere osservati e di avere un dito enorme puntato contro”. In piazza San Giovanni, la Compagnia El Grito, offrirà alle 22:00 “Scratch&Stretch” un viaggio poetico tra acrobazia, giocoleria e musica. La serata si chiuderà all’Ex Centrale Elettrica con la BandAdriatica formazione salentina, tra le più interessanti del panorama nazionale, che opera sulla musica di confine e che ha già infiammato le piazze di mezza Europa.

L’ultimo giorno, domenica 9, sarà la volta di Luciano Bruno in “Librino” (regia di Orazio Condorelli), commovente storia di vita di un ragazzo e dei suoi amici nel famoso quartiere catanese. Azioni sceniche, coreografie, improvvisazioni vocali e strumentali si succederanno nel concerto delle frizzanti Megliosole gruppo vocale al femminile accompagnato da un pianoforte che chiuderà, all’Ex Centrale Elettrica, la seconda edizione di Scenica.

Inoltre, nel corso del Festival, saranno attivi un laboratorio di acrobatica, uno di giocoleria ed equilibrio, 2 teatrali, condotti rispettivamente da Philine Dahlmann, Salvatore Frasca, Francesca Giaconi e Compagnia Quartiatri. Saranno allestite due mostre: Nord Kivu: storie da una guerra invisibile a cura dell’Associazione Wartoy e Ritratti in scenica lavoro fotografico che cattura i volti di chi nel festival “ci mette la faccia”. Per le altre iniziative collaterali, notizie e informazioni sui laboratori consultare il sito www.scenicafestival.it o www.santabriganti.org.



Teatro aperto. “LA CANZONE DEGLI F.P. E DEGLI I.M.”


Recensione allo spettacolo dell’8 gennaio – Vittoria

Questo testo, tratto dal libro della Morante Il mondo salvato dai ragazzini, è un testo che risale al 1968 scritto in un periodo particolare, ma in fondo quelli erano anni particolari.
Sin dall’inizio c’è qualcosa di strano, non si è abituati a stare in teatro con le luci accese, tutto è luminosissimo, hai difficoltà a concentrarti, non capisci che succede, perché i tecnici si attardano, ma poi la sorpresa è ancora più grande.
Entra l’attore, il sipario si apre e lo sguardo va oltre le quinte, che non ci sono più. Vedi il muro vuoto. Lo vedi spogliato il teatro, lo vedi in una veste che non è propriamente la sua, scompare l’architettura di quello spazio e lo spettacolo diventa corale.
Lo spettatore in qualche modo viene chiamato in causa, viene obbligato a non sentirsi al di qua o al di là, che poi è la stessa cosa, ma a stare in mezzo. In qualche modo lo riguarda direttamente, in un certo qual senso non può fare finta di non esser-ci.
Quattro, sono quattro attori. Un medico, due portantini ed un pazzo. Siamo in un manicomio. Lo spettacolo è fisico, è gridato a tratti violento, gli attori si stancano, corrono, sudano, lo percorrono tutto il teatro, in lungo e in largo. Corrono attraversano la platea e salgono nella galleria e poi giù di nuovo in platea, una, due, tre, quattro volte, si rincorrono, sudano, sono affannati. Mi piace. Ci sono anch’io con loro. Ma che fanno?
Niente. Il pazzo scappa. Il cosiddetto pazzo prova a raccontarci come stanno le cose e loro, che lo hanno in custodia, lo devo trattenere, lo devono bloccare e sedare, lo devono allontanare da noi, devono estinguere qualsiasi possibilità di contatto, non possono correre il rischio che questo pazzo ci contagi, ci spieghi. Il medico ce lo dice, ci mette in guardia e si scusa con noi, non vuole che noi ci preoccupiamo, non vuole che la nostra attenzione sia destata, perché se ciò avvenisse potremmo concordare col pazzo o quanto meno porci delle domande e ciò non deve accadere.
Il tutto si ripete freneticamente per circa 40, 45 minuti forse 50, non lo so ho perso la cognizione del tempo (… ma non perché sono sconvolto!). L’argomento non è nuovo, noi siamo figli del nostro tempo e questo è un tema sviscerato da tempo, appunto da quarant’anni, ma non per questo è noioso o scontato, come qualcuno ha pur detto. No, lo spettacolo ci sta tutto e loro fanno di tutto per rendergli onore, la loro fatica, le facce rosse, l’ansia dei loro corpi la si rivede nel testo della Morante e nelle parole e queste in quelli. Ad un certo punto il medico ci casca pure, ha un sobbalzo di coscienza, da quasi ragione al pazzo, ma poi subito viene ricondotto alla placida tranquillità dei molti, infelici, ma sereni, perché protetti dalla massa e perciò ottenebrati. 

Teatro delle Albe Con Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani e Alessandro Renda.
Regia di Marco Martinelli

Teatro aperto. “MARI”


Recensione allo spettacolo del 29 Gennaio – Vittoria

Tutto è buio e una fioca luce illumina lui, un pescatore, un uomo in riva al mare. Dopo poco arriva una donna, scoprirai presto che è la moglie. La coppia è quella che un siciliano conosce bene. È una coppia stereotipata, per fortuna in via di estinzione. Per fortuna il mondo cambia ma non così velocemente come vorremmo. Lei timida, ma neanche troppo, lui burbero, ma a modo suo. Lei sicuramente pedante ed insicura e lui, ormai se l’è sposata, forse avrebbe fatto meglio a star solo, ma no in fono la ama, ma non lo deduci subito, perché questo spettacolo è lento, lentissimo quasi una pantomima di uno spettacolo russo di fine ottocento, peccato che loro sono siciliani e che lo spettacolo è in dialetto messinese.
Dopo pochi minuti dall’inizio, mi sono chiesto se era giusto pensare che già quello spettacolo mancava di tensione. In fondo lei era snervante e lui non voleva sbottare, ma in qualche modo soffriva, gli elementi c’erano tutti per… ma no, scorreva lento e monocromatico.
Uno spettacolo trascinato, un linguaggio trascinato, con i gesti trascinati. Pareva non finisse mai e poi di nuovo tutto da capo, ma senza senso, senza vitalità. D’accordo la coppia sicula, chissà di quale era, ignoranti e gravati dall’impossibilità ed incapacità di comunicare con se stessi, figuriamoci poi con la moglie o col marito. È un tema interessante che dovrebbe avere poco a che fare con la noia, che invece mi stava abbattendo. Dopo poco mi decisi, non mi potevo fare alcuna remora. Avevo tutto il diritto di dubitare o degli attori o della trama. Alla fine propensi per la trama del tutto inesistente. A meno che lo spettacolo non fosse durato 17 minuti, allora sarebbe stato accettabile e non mi sarei annoiato tanto. Ma uno spettacolo di 17 minuti ha senso? Forse No.
Due cose, però, mi sono piaciute. 1) la sensualità dei due quando sfiorano mano nella mano il mare. Un mare che tutte e due non avrebbero mai visto dallo stesso punto di vista. Tristemente reale, appunto non riusciranno mai a comunicare.
2) lui per tutto lo spettacolo pesca, non con la canna ma con al lenza, che continua a mollare e riavvolgere, mollare e riavvolgere, sembra proprio una metafora del dialogo che ha con sua moglie.

 
Con Tino Caspanello e Cinzia Muscolino
Regia di Tino Caspanello

 

TEATRO APERTO. Stagione di nuove drammaturgie


Ha inizio la stagione di teatro off a Vittoria.

Teatro Aperto, progetto dell’Associazione Santa Briganti, nasce come vetrina di alcune tra le più significative ed interessanti compagnie teatrali  della scena contemporanea italiana. La rassegna si pone come  complemento al cartellone di prosa del Teatro Comunale di Vittoria con l’intento di arricchire, diversificandola,   la proposta teatrale  e renderla così  più attenta al teatro del presente: nuovi testi, nuovi autori e nuovi linguaggi.
La stagione  si apre il 20 dicembre con il pluripremiato Nunzio della Compagnia Scimone-Sframeli, spettacolo che ormai da 15 anni calca le principali scene di tutta Europa.
L’8 gennaio sarà la volta della compagnia Ravennate  Teatro delle Albe che  porta in anteprima regionale l’ultimo gioiello della sua non-scuola: La Canzone degli F.P. e degli I.M. tratto dal capolavoro di Elsa Morante «il mondo salvato dai ragazzini».
Il 29  gennaio la Compagnia Pubblico Incanto  metterà in scena la  poesia e l’intimità di Mari, spettacolo insignito del Premio della Giuria Riccione Teatro 2005. 
A febbraio altra anteprima regionale con la straordinaria Giuliana Musso interprete di Nati in Casa, Premio Nazionale della Critica 2005, che affonda  nell’esperienza e nel vissuto  femminile. 
Ologrammi e manipolazione sonora sono la caratteristica di 84.06, spettacolo iper-tecnologico ispirato al libro cult 1984 di Geoge Orwell che la compagnia romana dei Santasangre mette in scena il 20 marzo.
La stagione chiuderà il 9 aprile con l’istrionico Andrea Cosentino nel suo emozionante, commovente ed esilarante  Asino Albino.
Grazie all’attiva collaborazione con l’ATS Spazio Zero abbiamo potuto inserire nel progetto un tassello dedicato alla formazione dei ragazzi di Vittoria: un laboratorio teatrale tenuto dalla Compagnia Quartiatri di Palermo.

Continua a leggere