POCHISSIME NAZIONI PUNTANO SUL NUCLEARE


«Sarebbe una follia totale per i governi riporre la loro fede nel nucleare per cercare una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Sia gli aspetti economici che il fattore tempo sono contro il nucleare», ha dichiarato Jan Beranek di Greenpeace International.
«L’energia nucleare è la sola alternativa disponibile per controllare efficacemente e con costi sostenibili le emissioni di CO2», lo ha dichiarato invece Alessandro Clerici, attualmente membro del Comitato per l’Energia di Assolombarda.
«Il fanatismo ideologico di una parte politica ci ha vietato la strada del nucleare», ha dichiararlo è stato, invece, Silvio Berlusconi

In Italia, come in Europa, si sta assistendo, da qualche tempo, ad una forte opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in favore del nucleare. L’energia nucleare di certo non è il male assoluto, come d’altra parte non è la soluzioni ai problemi energetici. Se così fosse non si spiegherebbe una sostanziale stagnazione (vedi tabella a lato) della nascita di nuove centrali nucleari nel mondo.
Un po’ di dati. Sono 30 le nazioni, sulle 192 riconosciute dall’ONU, ad avere almeno una centrale nucleare. In totale le centrali del globo sono 439, di cui 146 nella sola Europa. L’Agenzia Atomica Internazionale, lo scorso 19 novembre, ha certificato la realizzazione ex novo di 39 centrali nucleari, molti di questi impianti, però, sono in costruzione da moltissimo tempo, alcuni addirittura da più di 20 anni. Negli States, presi troppo spesso come esempio positivo, si può annoverare solo la costruzione di un nuovo impianto, lavori che vanno “avanti” dal 1972. La precedente amministrazione statunitense, nel 2005, varò un piano di incentivi statali per la realizzazione di nuove centrali, la US Energy Policy Act. Nonostante l’imponete apparato di garanzie economiche e fiscali messe in essere dall’amministrazione Bush, però, nessun nuovo cantiere è stato aperto sino ad oggi.
Inoltre, a livello mondiale la quota di energia elettrica fornita dalle centrali nucleari sta subendo una leggera, ma costante flessione. Nel 2005 l’energia nucleare rappresentava il 16% del totale dell’energia elettrica prodotta nel mondo, nel 2006 il 15% per arrivare al 14% del 2007, in Europa, invece, sempre nel 2007 si è registrato un calo del 6% rispetto all’energia elettrica prodotta l’anno precedente.
La capacità generativa delle centrali nucleari nel quadriennio compreso tra il 2000 e il 2004 ha fatto registrare un aumento annuo di circa 3 GW, per migliorie attuati su impianti esistenti, tra il 2004 e il 2007 l’incremento ha subito un rallentamento a causa della chiusura di alcune centrali, l’incremento è stato pari a 2 GW. Dati che non reggono il confronto, ad esempio, con la performance fatta registrare dalle centrali eoliche, che tra il 2004 e il 2006, che hanno totalizzato una crescita annua di 13,3 GW.
Un mito che va sfatato è l’assoluta sostenibilità delle centrali nucleari nei confronti dell’ambiente. Lasciando da parte l’annoso problema delle scorie e fermo restando al fatto che un reattore in attività non produce CO2, non andrebbe sottovalutato il fatto che sia la costruzione che lo smantellamento di una centrale nucleare generano enormi quantità di anidride carbonica, difficilmente quantificabili.
Per quanto riguarda l’Italia vanno confutate una serie di falsità che i fautori del ritorno al nucleare hanno costruito ad hoc per creare consenso. La realizzazione di quattro o più centrali nucleari in Italia non determinerebbe la fine della nostra dipendenza dai combustibile di origine fossile per un motivo molto semplice la centrale nucleare produce solo energia elettrica e l’elettricità rappresenta solamente un quinto dei nostri consumi energetici. Come dice chiaramente il fisico Angelo Baracca, nel suo ultimo libro “L’Italia torna al nucleare”, pubblicato pochi mesi fa per la casa editrice Jacabook, e come lo stesso Baracca dichiara a “L’Unità”, lo scorso 25 febbraio, «Oltre l’80% dell’energia che consumiamo per i trasporti o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non risolverebbero il nostro problema: continueremo a importare petrolio. La Francia, che produce il 78% della sua energia elettrica con il nucleare, importa più petrolio di noi … Abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 megawatt: come 2 centrali e mezzo».

Fonte: Roberto Meregalli (roberto@beati.org) Beati i costruttori di pace – Rete Lilliput
L’Unità 25 febbraio 2009

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