AMMINISTRATIVE, RINNOVAMENTO EDALLEANZE NEL PD


 

Parla il segretario del Pd Peppe Antonio Calabrese

 

Due candidature un po’ semplicistiche nel loro significato, l’una il dirigente di partito e l’altra un rappresentante della società civile. Sembra il modo più semplice per ricoprire o soddisfare l’arco di valori e candidature possibili del cosiddetto partito liquido. Sbaglio?

Sembra così Anche se le due candidature non sono il frutto di una precisa strategia di partito. L’idea nella classe dirigente del Pd, e mi riferisco a quella corrente maggioritaria che fa capo al sottoscritto, era quella di giungere ad una candidatura unitaria, per poi proporla alla coalizione, non siamo riusciti in ciò perché il PD di Ragusa vive ancora la fase congressuale. Quindi insieme alla dirigente abbiamo indicato Sergio Guastella, un professionista che tra l’altro dal partito la possibilità di rinnovarsi ed aprirsi nei confronti di un elettorato più ampio.

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è un errore, ma anche… (io direi un orrore, altri chissà?)


(DIRE) Roma, 4 nov. – “L’ordinamento del Partito democratico non prevede sanzioni specifiche legate alle dichiarazioni personali e alle altre manifestazioni del pensiero effettuate dai suoi aderenti o iscritti. Non e’ applicabile alcuna sanzione in ordine alle dichiarazioni rese dall’onorevole Binetti”. Dopo Walter Veltroni, anche i garanti del Pd, al termine di una riunione nel pomeriggio di oggi, respingono i ricorsi presentati contro la deputata Paola Binetti per le sue dichiarazioni sul legame tra omosessualita’ e pedofilia.

“La Commissione- continuano i garanti- tiene tuttavia a sottolineare che i documenti fondativi del Partito democratico, sui quali si basa l’azione del Pd e nei quali si riconoscono tutti i suoi iscritti e aderenti, sottendono una prioritaria difesa della dignita’ della persona nonche’ l’impegno a combattere ogni forma di discriminazione” come riconosciuto dal primo articolo dello “statuto nazionale”, dal “manifesto dei valori” e dal “codice etico”.

“Tutto cio’ implica evidentemente- concludono i garanti- anche l’impegno ad evitare di alimentare ogni inaccettabile pregiudizio che possa condurre alla discriminazione delle persone in ragione dei propri orientamenti sessuali”.

La guerra delle cifre? un errore macroscopico quello del Pdl, non potevano essere 200.000 i manifestanti


Ieri si è svolta una bellissima marcia di protesta contro il governo Berlusconi. Una festa che ha superato di gran lunga le aspettative, una manifestazione di forza che non può essere sottovalutata, o meglio qualsiasi governo non la sottovaluterebbe, tranne questo, maestro indiscusso della mistificazione, della menzogna e, come direbbe qualcuno, del capovolgimento della realtà.

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Alemanno? Uno con la schiena dritta!


Gianni Alemanno fa sentire la differenza col suo predecessore Walter Veltroni. Instancabile lavoratore Alemanno sta attuando puntalmente la sua idea di amministrazione della Capitale. Un nuovo modello Roma, perfettamente contrario a quello dei suoi predecessori di centrosinistra.

No alle notti bianche, no all’estate romana, no al Festival del cinema, così come era stato pensato da Veltroni. Una Festa più italica e meno hollywoodiana. Ma Gianni è pur sembre un uomo di centrodestra e quindi è sempre pronto a smentire ciò che precedentemente aveva urlato ai quattro venti.

E’ di ieri, infatti, la notizia che l’Estate romana verrà celebrata:

L’Estate Romana si fa tutta, dall’inizio alla fine. Siamo riusciti a reperire ed elargire per intero i due milioni di euro necessari a sostenere gli eventi in programma (Ha dichiarato il sindaco)

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La copertura finanziaria del taglio dell'Ici è una spada di damocle


Negli ultimi post comparsi su Politico le parole quali: demagogico e populista compaiono innumerevoli volte, e questo per un motivo molto semplice, come ben saprete, tutti gli interventi politici di questa natura, non solo non risolvono i problemi che vorrebbero affrontare, ma ne creano dei nuovi.

Il populismo è stata una pratica politica centrale nei regimi autoritari (come il fascismo di Mussolini) o addirittura totalitari (come quello comunista o nazista), proprio la struttura su cui si costruisce una dittatura si nutre di una politica, di una comunicazione, demagogica. Una prassi volta a legittimare e consolidare la leadership del Capo, a denigrare o demonizzare l’avversario, che ben presto diviene il “nemico”, una prassi impegnata ad istillare nelle masse particolari bisogni, sentimenti e nuove paure. Un sentire, quello dei cittadini, che trova risposte parziali o fittizie nelle decisioni e nelle dichiarazioni del leader. Il populismo, in sintesi, distrae la società dalle emergenze reali, dirottandone l’attenzione su altre questioni. Ad esempio, le motivazioni utilizzare per giustificare una guerra, certi finanziamenti a manifestazioni ludiche o culturali, la creazione di nuove categorie sociali. L’istigazione all’odio, al razzismo nei confronti di minoranze etniche, religiose, politiche e sociali sono una costante dei regimi autoritari e totalitari.

Se qualcuno a questo punto inizia a pensare che sto tacciando di autoritarismo e di dittatura morbida l’attuale governo italiano, si sbaglia.

Non credo infatti che Berlusconi voglia attuare un tale cambiamento in Italia, non credo che il Governo di centrodestra cercherà di approvare riforme funzionali alla “nascita” di una dittatura morbida, molto più semplicemente credo che tutta l’attività politica dell’uomo Berlusconi sia rivolta a tutelare alcune categorie e certi modi d’agire, al fine di incrementare il potere economico e politico di queste categorie a discapito del resto della società. Il mio accanirmi contro il populismo di PdL e Lega Nord sta tutto qui.

Mentre c’è un Paese che avrebbe bisogno di interventi specifici, ci troviamo dinnanzi ad una Amministrazione indaffarata in tutt’altre faccende.

Due esempi su tutti.

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dolce, stucchevole parlamento. il primo scivolone di Gianfranco Fini. Pier Ferdinando Casini è l'unico a difendere Antonio Di Pietro


Il clima di dialogo , i toni rilassati, l’aria quasi melensa, che si respira nei palazzi del potere oggi ha subito una battuta d’arresto. L’atmosfera acclamata da tutti (maggioranza, opposizione e giornali e giornalisti dell’una e dell’altra parte) come la nascita di una nuova Italia/politica, più confacente alla prassi istituzionale delle democrazie occidentali, ha mostrato stamane tutti i suoi limiti?

Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei deputati, prende il primo scivolone, ignorando il suo ruolo istituzionale favorisce i deputati del centrodestra a discapito dell’ex Ministro Antonio Di Pietro (Italia dei Valori). Mentre scrivo si stanno svolgendo le dichiarazioni per votare la fiducia al nuovo Governo Berlusconi, tutto fila liscio fino a che (ore 10.30) a prender la parola è l’onorevole Antonio Di Pietro, che a questo clima di estremo buonismo non ha mai creduto ed anzi ha messo in guardia (ieri) gli alleati del Partito democratico, troppo creduloni a suo dire.

Ed è questo concetto che oggi Di Pietro ha ribadito in Aula ed è ciò che ha fatto scoppiare la bagarre. Fischi, ululati e grida, come nella migliore delle tradizioni della Casa delle Libertà, si sono sollevate nei confronti del leader dell’IdV. I  deputati del centrodestra così sono riusciti ad interrompere più volte la dichiarazione dell’ex magistrato, che alla fine si è visto costretto a chiamare in causa il Presidente della Camera, il quale dopo qualche timido tentativo di placare gli animi esagitati dei suoi compagni di coalizione, ha richiamato l’oratore stesso:

“Lei non è nuovo di questa Aula e sa… Dipende da ciò che si dice, fermo restando che ho già invitato la parte destra dell’emiciclo a non interrompere”.

Quindi Fini da un lato se la prende con Di Pietro, colpevole di aver espresso la sua idea, dall’altro lato si difende, in fondo il suo lavoro di Presidente l’ha fatto e se i suoi compagni di partito e di coalizione lo ignorano che cosa può fare? In fondo è solamente il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano.

Mi devo correggere, ieri avevo scritto che “nessuno del cosiddetto centrosinistra si è espresso in difesa di Di Pietro”, bene ho sbagliato Walter Veltroni nella sua dichiarazione di voto ha detto (dai resoconti stenografici della Camera):

“L’opposizione è costituita in questo Parlamento da diverse forze con le quale ci proponiamo un cammino di dialogo e di convergenza. Voglio dire a noi tutti che dobbiamo abituarci anche ad ascoltare parole e opinioni che non condividiamo, ma ad ascoltarle con il rispetto che si deve a ciascuno in un’aula parlamentare – lo dico a proposito dell’intervento dell’onorevole Di Pietro. Ma ci sono anche forze di opposizione presenti nel Paese ma non in Parlamento, la cui voce è interesse comune: non smettano di dialogare e di pesare nella vita istituzionale e politica”.

Un altro deputato ad aver bacchetato il neo presidente Fini è stato Pier Ferdinando Casini, che forse proprio perché quel ruolo lo ha ricoperto magistralmente nella XIV legislatura, ha sottolineato come:

“Non si può sindacare l’intervento di un deputato. Sarebbe un precedente…”   

PPL o Partito delle libertà. Berlusconi a Piazza Pietra e gli altri quando impareranno?


E’ nato, già lo si sapeva, qualcuno lo aveva annunciatola la scorsa estate (La Stampa), Berlusconi lo aveva smentito, ma finalmente l’ultima creatura del Cavaliere ha visto la luce. Di sicuro non è un lieto evento e non perché non sono un suo fan sfegatato, ma perché, ancora una volta, la sinistra o il centrosinistra hanno perso terreno, sia dal punto di vista mediatico che meramente politico. Il Cavaliere non si smentisce e a ragion veduta. Se quest’ultimo periodo poteva sembrare ai più, una sorta di crepuscolo del castello berlusconiano, eccolo risorgere a nuova vita.

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La nascita del Partito democratico di certo non è stato un bel regalo al centrodestra, come non lo è stata la scissione di Storace da An o la sempre crescente opera di delegittimazione che i vari Fini e Casini hanno messo in essere nei confronti della leadership berlusconiana. E Lui? Lui non si perde d’animo e con la solita virulenza torna al contrattacco.

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Prima, riempie  i telegiornali e i giornali delle sue premozioni sulla fatidica quanto ineluttabile spallata al Governo. Ma ciò non si avvera ed escogita la politica del “gazebo” e giù con le cifre da contrapporre ai quasi 4 milioni del PD. 5, 7, 8 ed infine 10 milioni di presunti scontenti, di cui la metà, lo dice lui stesso, avevano votato per Prodi. Contemporaneamente, l’11 Novembre, va all’Assamblea costituente de La-Destra di Storace. Saluta la platea, non si scompone minimamente quando Storace stesso dice di non rinnegare il fascismo e si gode il momentaneo bagno di folla. Certo il giorno dopo, dovrà “scusarsi” con Leone Paserman, presidente dell’UCEI di Roma (Unione comunità ebraiche italiane), che non aveva visto di buon grado il suo ossequioso silenzio. Ma l’ex premier va avanti. Prima dice di non voler istaurare nessun tipo di trattativa con il centrosinistra, poi consigliatto, ritratta. Fa il muso duro ai suoi dissidenti e inizia a parlare di proporzionale. In fondo è lui il leader del primo o secondo partito d’Italia. Infine, fonda il Partito del popolo italiano delle libertà, incoronando la più chiaccherata delle presenzialiste dell’ultimo periodo, la “Salmonata”, al secolo Michela Vittoria Brambilla.

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Lui è un politico, oramai navigato, un imprenditore, dalle indubbie origini, ed è l’indiscusso signore della comunicazione. Marketing ovvero come riuscire a vendere l’inessenziale a chi ha bisogno di tutto. E così eccolo presentare il suo partito come fosse un nuovo organismo politico, appunto il PPL. Con un simbolo che è uguale o molto simile al precedente ci parla e ci spiega come questo nuovo soggetto politico sia indispensabile per la vita del paese. Sconfitti gli comunisti non si può che andare avanti con i volti giovani (tra i quali Capezzone) e tante tante donne (tra le quali la Brambilla). I colonnelli di Forza Italia, come i vari Cicchitto, Bondi e Bonaiuti, hanno dovuto attendere fuori da Piazza Pietra a Roma, e sono entrati alla chetichella, quasi in punta di piedi dopo il discorso di apetura dell’ex premier. Una mossa indispensabile, se no con quale faccia si sarebbe scagliato contro i vetusti occupanti del Parlamento italiano? Sta cavalcando l’onda dell’antipolitica? Vuoi vedere che prima o poi  si scaglia contro i condannati in via definitiva che siedono indisturbati sugli scranni parlamentari? Forse è troppo, ma staremo a vedere.

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Ma in tutta questa bagarre che fanno i mille corpuscoli della sinistra o del centrosinistra? Non è ben chiaro. Veltroni schiaccia l’occhiolino a Fini, il signore della comunicazione del centrosinistra fa spogliare delle avvenenti signorine per Prodi, il che non è male e senza ironia anche questa è comunicazione, ma poi? Certo c’è pure il loft che sarà la fucina dei sogni democratici e il prossimo 9 dicembre dovrebbe nascere la federazione della sinistra (Sinistra democratica – Comunisti italiani – Verdi – Rifondazione) e poi? Niente. Non sarebbe il caso di affilare le unghie? Di preparare una strategia visto che le amministrative sono vicine e il Governo è sempre a rischio di implosione? Perché il centrosinistra non pubblicizza fino alla nausea tutto quello che questo Governo, a fatica, sta facendo?