CALVI, LA P2 E IL BANCO AMBROSIANO


Quando nel 1981 vennero scoperti gli elenchi della P2 Roberto Calvi fu spacciato, ed in pochi mesi fu arrestato, incriminato e condannato. Bettino non sapendo cosa dire in Parlamento inveii contro i magistrati che avevano arrestato Roberto Calvi. Bettino in nome di un ipotetico quanto improbabile garantismo si scagliò contro: “l’uso strumentale delle manette” ed ancora contro “gli eccessi moralizzatori della campagna maccartista sulla P2”. Una reazione strana, che apparve del tutto normale, però, quando si scoprì che il Banco Ambrosiano aveva versato 7 milioni di dollari al PSI tramite il famoso Conto Protezione, comparso per la prima volta nelle carte di Licio Gelli, i cui segreti furono svelati da Silvano Larini.

La vicenda è estremamente complessa e nebulosa, come tutta la storia della P2 e del Banco Ambrosiano, legato alla mafia e allo IOR di Paul Marcinkus.

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Berlusconi magnaccia e le stronzate di Bonaiuti, il suo portavoce


Ieri il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha giudicato epiteto di Antonio Di Pietro a Berlusconi:

Il linguaggio rozzo e volgare di Di Pietro è al di fuori della politica, riguarda soltanto l’osteri

Semplicemente Di Pietro ha dato del “magnaccia” al signore di Arcore, dopo esser venuto a conoscenza di come il Presidente del consiglio perora, tutela le sorti di ragazze, senza arte né parte, ma estremamente procaci. Dove sta lo scandalo? Il magnaccia o protettore è colui che difende le proprie puttane affinché possa esser mantenuto. Naturalmente Berlusconi non è un mantenuto, nel senso canonico del termine, da queste soubrette, ma se il Cavaliere prega il direttore di RaiFiction Agostino Saccà di fare lavorare l’attrice Antonella Troise perché “sta diventando pericolosa“, non è escludibile che la Troise in qualche modo tuteli lo status quo del Cavaliere.

Si, forse, avete ragione il linguaggio è un po’ colorito, ma se voi avete ragione non ne ha neanche un po’ il povero Bonaiuti, che invece di pensare a Di Pietro dovrebbe guardare le dichiarazioni dei suoi compagni di viaggio.

L’elenco è sterminato ed il blog è piccolo nè ho voglia di compilare un’enciclopedia. Solo qualche ricordo…

Berlusconi: i pm metastasi della repubblica. 25 giugno 2008

Berlusconi su Totti, che si schiera con Rutelli: quando uno non ci sta con la testa, non ci sta. 10 aprile 2008

Berlusconi all’elettorato di sinistra: Voto alla sinistra? Non ci sono tutti questi coglioni. 4 aprile 2006

Berlusconi alla Guardia di Finanza: è giusto evadere le tasse. 17 febbraio 2004

Berlusconi al Parlamento europeo a Schultz: Signor Schultz, in Italia c’è un produttore che sta preparando un film sui campi di concentramento nazisti, la proporrò per il ruolo di kapò. 2 luglio 2003

Berlusconi intervistato da un settimanale straniero: Si, Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino. 11 settembre del 2003

Un Umberto Bossi d’annata, oggi ci sono i fucili, scherzo è sempre lo stesso:

Per conquistare la libertà una lotta di liberazione del Nord. 29 settembre 2007

Il leit motiv del ministro: Dovremo fare la marcia su Roma. In Lombardia e in Veneto la gente ne ha le palle piene di essere derubata. 29 ottobre 2006

Calderoli si esprime su Napoli: Napoli è una fogna che va bonificata, è infestata da topi da eliminare con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perchè magari anche i topi votano. 1 novembre 2006

… perciò Bonaiuti innanzitutto pensi allo squallore della sua parrocchia e si stia zitto una volta per tutte.

Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi, Alfano e La Russa, che gioca al suo risiko


A due mesi esatti dalla vittoria politica di Berlusconi & Co., il centrodestra da prova della sua coerenza politica, faccendiera ed affaristica, un impegno costantemente rivolto a tutelare l’impunità degli Amici nonché la propria. Ma questo è cosa risaputa e proprio per questo l’Italia ha votato Silvio Berlusconi, perché l’italiano medio adora vivere e pasteggiare in quel limbo, in quella zona grigia, che esiste tra la sfera della legalità e quella dell’illegalità, dove il più forte ed il più furbo hanno sempre la meglio sul più debole e sull’onesto.

Nell’ultimo Consiglio dei ministri, svoltosi ieri a Napoli, il Governo ha dato prova ancora una volta di tutto il suo valore populistico e demagogico. E così mentre il nostro ministro della Difesa “dona” 2500 uomini al collega degli Interni, per coadiuvare il normale lavoro di routine delle Forze dell’ordine, il Consiglio dei ministri approva il decreto sulle intercettazioni, un decreto che ignora reati quali: scippi, furti in casa, rapine, sfruttamento della prostituzione, sequestro non a scopo di estorsione, e come ci ricorda Antonio Di Pietro, falso in bilancio, evasione fiscale, truffa e gli immancabili reati societari.

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dolce, stucchevole parlamento. il primo scivolone di Gianfranco Fini. Pier Ferdinando Casini è l'unico a difendere Antonio Di Pietro


Il clima di dialogo , i toni rilassati, l’aria quasi melensa, che si respira nei palazzi del potere oggi ha subito una battuta d’arresto. L’atmosfera acclamata da tutti (maggioranza, opposizione e giornali e giornalisti dell’una e dell’altra parte) come la nascita di una nuova Italia/politica, più confacente alla prassi istituzionale delle democrazie occidentali, ha mostrato stamane tutti i suoi limiti?

Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei deputati, prende il primo scivolone, ignorando il suo ruolo istituzionale favorisce i deputati del centrodestra a discapito dell’ex Ministro Antonio Di Pietro (Italia dei Valori). Mentre scrivo si stanno svolgendo le dichiarazioni per votare la fiducia al nuovo Governo Berlusconi, tutto fila liscio fino a che (ore 10.30) a prender la parola è l’onorevole Antonio Di Pietro, che a questo clima di estremo buonismo non ha mai creduto ed anzi ha messo in guardia (ieri) gli alleati del Partito democratico, troppo creduloni a suo dire.

Ed è questo concetto che oggi Di Pietro ha ribadito in Aula ed è ciò che ha fatto scoppiare la bagarre. Fischi, ululati e grida, come nella migliore delle tradizioni della Casa delle Libertà, si sono sollevate nei confronti del leader dell’IdV. I  deputati del centrodestra così sono riusciti ad interrompere più volte la dichiarazione dell’ex magistrato, che alla fine si è visto costretto a chiamare in causa il Presidente della Camera, il quale dopo qualche timido tentativo di placare gli animi esagitati dei suoi compagni di coalizione, ha richiamato l’oratore stesso:

“Lei non è nuovo di questa Aula e sa… Dipende da ciò che si dice, fermo restando che ho già invitato la parte destra dell’emiciclo a non interrompere”.

Quindi Fini da un lato se la prende con Di Pietro, colpevole di aver espresso la sua idea, dall’altro lato si difende, in fondo il suo lavoro di Presidente l’ha fatto e se i suoi compagni di partito e di coalizione lo ignorano che cosa può fare? In fondo è solamente il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano.

Mi devo correggere, ieri avevo scritto che “nessuno del cosiddetto centrosinistra si è espresso in difesa di Di Pietro”, bene ho sbagliato Walter Veltroni nella sua dichiarazione di voto ha detto (dai resoconti stenografici della Camera):

“L’opposizione è costituita in questo Parlamento da diverse forze con le quale ci proponiamo un cammino di dialogo e di convergenza. Voglio dire a noi tutti che dobbiamo abituarci anche ad ascoltare parole e opinioni che non condividiamo, ma ad ascoltarle con il rispetto che si deve a ciascuno in un’aula parlamentare – lo dico a proposito dell’intervento dell’onorevole Di Pietro. Ma ci sono anche forze di opposizione presenti nel Paese ma non in Parlamento, la cui voce è interesse comune: non smettano di dialogare e di pesare nella vita istituzionale e politica”.

Un altro deputato ad aver bacchetato il neo presidente Fini è stato Pier Ferdinando Casini, che forse proprio perché quel ruolo lo ha ricoperto magistralmente nella XIV legislatura, ha sottolineato come:

“Non si può sindacare l’intervento di un deputato. Sarebbe un precedente…”