Alemanno? Uno con la schiena dritta!


Gianni Alemanno fa sentire la differenza col suo predecessore Walter Veltroni. Instancabile lavoratore Alemanno sta attuando puntalmente la sua idea di amministrazione della Capitale. Un nuovo modello Roma, perfettamente contrario a quello dei suoi predecessori di centrosinistra.

No alle notti bianche, no all’estate romana, no al Festival del cinema, così come era stato pensato da Veltroni. Una Festa più italica e meno hollywoodiana. Ma Gianni è pur sembre un uomo di centrodestra e quindi è sempre pronto a smentire ciò che precedentemente aveva urlato ai quattro venti.

E’ di ieri, infatti, la notizia che l’Estate romana verrà celebrata:

L’Estate Romana si fa tutta, dall’inizio alla fine. Siamo riusciti a reperire ed elargire per intero i due milioni di euro necessari a sostenere gli eventi in programma (Ha dichiarato il sindaco)

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Standard e poor's svela il populismo di Silvio e di Gianni


Il Campidoglio è in rosso. Il presidente del Consiglio, a Bruxelles, piuttosto che parlare di fatti e vicende europee, come fa qualunque capo di Stato in situazioni analoghe parla di giudici, alias la sua situazione giudiziaria, e del bilancio del Comune della Capitale.

Silvio Berlusconi davanti ad una platea internazionale si esprime così:

«Walter Veltroni è un amministratore fallito e quindi dovrebbe abbandonare la politica. Veltroni si preoccupi delle notizie terrificanti sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie, si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che dovrebbero lasciare la politica. Sono sbalordito da quello che sta emergendo sarebbe drammatico. È un fatto tragico, allucinante, io non ci credo. Non c’è nessuna città d’Europa che ha lasciato un deficit di 16 mila miliardi di vecchie lire. Spero che quello che appare non sia vero. Non sapremmo come riparare».

Questa la corsa di Berlusconi in difesa della politica del neosindaco di Roma, Gianni Alemanno. Un uomo che di politica reale ne sa ben poco, se si fa eccezione per il suo recentissimo passato da fascista (Alemanno, grazie a chissà quali connivenze, fu coinvolto e poi sempre prosciolto: nel novembre 1981 per aver partecipato, insieme ad altri quattro esponenti del Fronte della Gioventù, all’aggressione di uno studente di 23 anni. Nel 1982 fu denunciato con l’accusa di aver lanciato una bomba Molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma. Il 29 maggio 1989 fu arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentato blocco di corteo ufficiale, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano).

Ma Torniamo ai fatti. Roma ha un buco di 16 miliardi di lire a causa dell’incapacità del suo ex sindaco. Il fatto sconcertante è che né Berlusconi né il suo epigono Alemanno hanno un documento, che sia uno, che attesti l’esistenza di questo buco di bilancio, un deficit, che come asserisce il Cavaliere, stabilirebbe un primato europeo negativo per la città capitolina.

Come sempre, basta informarsi e si scopre come Berlusconi & Co. facciano pura propaganda. Piuttosto che governare lo sport preferito dalla coalizione di centrodestra è quello di fare campagna elettorale, ma qualcuno gli ha detto che le elezioni ormai le hanno vinte?

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La nuova alba di Roma. Più moderna, becera e fascista


Finalmente la Giunta Alemanno è all’opera e pronta a modernizzare la città capitolina, da troppo tempo nelle mani dei barbari.

Continuano le uscite burlesche dei collaboratori del neo sindaco, Gianni Alemanno. Oggi parleremo della signora Laura Marsilio, neo assessore capitolino alla scuola, e dell’aumento degli stipendi dei consiglieri comunali, in barba a tutta la polemica elettoraslistica sugli sprechi della politica romana.

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A Roma non si sta poi così male, "parola" di Gianni Alemanno


Un tempo era opinione diffusa che le destre, la destra, erano per così dire avulse, allergiche alla “Cultura”, dedite, come decenni di storia ci dimostrano, alla mera propaganda populistica, elitarie per concezione ed indifferenti a millenni di pensiero umanistico.

Gianni Alemanno

Da circa vent’anni, complice un revisionismo storico galoppante, si sta cercando di cancellare questo “pregiudizio” ed ecco che i giornali, ma principalmente i palinsesti televisivi si popolano di personaggi sempre pronti a sottolineare il loro spessore culturale e il loro status di intellettuale, senza però mai dimostrare un effettivo e sostanziale scollamento dalle fasce più popolari della società, la cosiddetta: cultura bassa, vedi Vittorio Sgarbi e Marcello Veneziani.

Da neanche un mese Roma ha un nuovo sindaco, un uomo della destra sociale, ex missino e fascista, convertitosi da poco alle regole democratiche e liberiste, naturalmente sto parlando di Gianni Alemanno. Dopo una durissima campagna elettorale, durante la quale pareva che la Capitale fosse sul punto di implondere, a causa di 15 anni di egemonia del centrosinistra, una città allo sbando, sull’orlo di una crisi di nervi, soffocata com’era dal degrado, dalla criminalità, da una economia congelata dall’imperizia delle amministrazioni precedenti, scopriamo oggi che la situazione non era poi così drammatica, quindi ci si può occupare anche di altro.

Quali i primi interventi della nuova giunta? La riqualificazione delle periferie, il potenziamento del trasporto pubblico, il miglioramento o il rifacimento dell’illuminazione pubblica, una politica sociale della casa, la progettazione di asili nido e scuole materne?

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le amministrative romane. Rutelli, i colonnelli e l'autoreferenzialità dei politici


(riceviamo e pubblichiamo)

E ora qualcuno si faccia da parte  

 

L’agnello è stato sacrificato sull’altare della supponenza e della presunzione e il danno fatto dai “Signori della Politica” romana è ormai irreparabile.

Forse è stato necessario per smontare un castello di carte che da tempo dominava la scena politica romana all’ombra dell’abusato “modello Roma”. Decine di colonnelli senza esercito, ormai poco avvezzi a stare tra la gente, inadeguati ed impossibilitati a comprendere i veri bisogni dei cittadini si sono per anni riempiti la bocca con uno slogan, “modello Roma”, tanto vero quanto incredibile per la cittadinanza. 15 anni nelle stanze dei bottoni li hanno allontanati dalla base… e nemmeno se ne sono accorti.

E sono, siamo, stati puniti.

Francesco è quello che farà da capro espiatorio per questa “casta”, quello che pagherà per tutti “perché non è piaciuto”, “perché è un cavallo di ritorno”, ma è bene che da oggi qualcuno si faccia un esame di coscienza. Esamini cioè il suo impegno fra la gente, il tempo passato in campagna elettorale in mezzo ai cittadini, le sue motivazioni, il suo essere credibile.

Quanta gente in quel Comitato elettorale, quanta dietro i computer, quanta poca nelle piazze.

Dove erano i Deputati, i Senatori, i Consiglieri Regionali, quelli Provinciali, gli aspiranti Assessori (ne ho contati fino a 20 per 12 posti…), i Presidente e gli Amministratori Delegati delle municipalizzate, i Consiglieri di Amministrazione, i consulenti strapagati e la pletora di altri “acari” che da anni vive, assai bene, nel sottobosco creato dal “modello Roma” crogiolandosi e beandosi del lavoro fatto da altri? Unico impegno degli “acari”: essere tempestivi per farsi trovare al posto giusto al momento giusto, quando c’è da occupare una poltrona, quando si accendono le luci della ribalta televisiva o quando c’è da imporre l’assurda logica delle spartizioni correntizie.

Lo vogliamo capire che questo sistema è ormai asfittico, popolato da questi personaggi autoreferenziati che si replicano e si ripropongono all’infinito, e che è destinato, così come ora è concepito, a sparire? Qualcuno ora avrà il coraggio di dire che così non funziona?

Molti notabili che occupano posti di potere e responsabilità non rappresentano altro che loro stessi come crudamente dimostrano i risultati al Comune dei competitor per un seggio in Campidoglio del PD e delle 3 liste “civiche”. Il rapporto fra rappresentato e rappresentante, l’essenza della democrazia, è rotto, sfilacciato, sacrificato in nome degli interessi personali.

La loro supponenza, la loro irresponsabilità, il loro sentirsi “casta” è stata una delle cause,  se non la principale, della criminale dilapidazione del bel patrimonio delle primarie, quando migliaia di persone si erano pazientemente messe in fila per esprimere il loro consenso ad un progetto che aveva i presupposti della “svolta”. E adesso eccoli lì, tutti a correre verso il paracadute provinciale o municipale o regionale.

Non sarebbe meglio che vi faceste da parte, lasciando lavorare chi nella Politica, come strumento di progettazione del futuro per la nostra Città e per il nostro Paese, ci crede ancora ed ha investito sulla propria persona vivendo quotidianamente il territorio e garantendo l’esistenza della democrazia di prossimità già tanto maltrattata da una scellerata legge elettorale?

Invito quindi il Coordinatore romano a non dimettersi anche se qualcuno per strategia correntizia ed interesse personale gli chiederà di farlo.

Caro Riccardo, proprio ora abbiamo bisogno di stabilità e di continuare a lavorare per una politica vicina ai cittadini che porti ad essere il Partito Democratico quel “partito utile” di cui parlammo mesi fa e che riuscì, ancora una volta, ad emozionarci.

 

Cons.Gianluca Santilli

(Collegio dei Garanti PD Roma)

La vera chiesa per Papa Ratzinger è una sola. Le altre giocano in serie minori


E’ della fine di Giugno, precisamente il 29, la pubblicazione da parte della Congregazione della dottrina della fede di un documento intitolato “Risposta ai quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa“, che riprende o sviluppa la dichiarazione del 2000 firmata dall’allora cardinale Ratzinger “Dominus Iesus. Circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e la Chiesa” . 

[simbolo di Benedetto XVI]

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Risposta ai quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, consta di 15 pagine, cinque quesiti con relative risposte ed una introduzione, a dir del Vaticano, serve a far un po’ di luce nel ginepraio di interpretazioni susseguitesi nel tempo sul vero significato del Concilio Vaticano II. Infatti quello non fu un momento in cui la Chiesa cattolica ripensò il suo ruolo e il rapporto con il mondo esterno, ma:

 “Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato la dottrina, ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente. Proprio questo affermò con estrema chiarezza Giovanni XXIII all’inizio del Concilio. Paolo VI lo ribadì e così si espresse nell’atto di promulgazione della Costituzione Lumen gentium: “E migliore commento sembra non potersi fare che dicendo che questa promulgazione nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti“. (risposta al primo Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa ?)

Questo in sintesi il significato ultimo del documento diffuso in otto lingue e passato un po’ in sordina, non certo per i soggetti chiamati in causa. Infatti è la risposta al secondo quesito che ha “sconcertato” le Chiese cristiane di tutto il mondo.

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orgoglio gay o orgoglio civile? Parità, dignità, laicità


 

 Il prossimo 16 Giugno dalle ore 16 da piazzale Ostiense a piazza San Giovanni

Lesbiche, gay, transgender, bisessuali, etero con i loro corpi, colori, idee, gioia e la loro determinazione daranno vita al Pride Nazionale del 16 giugno 2007. Un grande appuntamento per tutte e tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia, l’antifascismo. Contro ogni pensiero unico, contro il bullismo e l’odio omofobo, lesbofobo e transfobico. Una festa, un manifesto politico in musica, ricco di latex e piume di struzzo animerà il prossimo giugno, a partire dalle 16, le vie di Roma, da piazzale Ostiense a piazza San Giovanni. Un corteo dirompente, allegro e pacifico rivendicherà alla luce del sole, negli spazi e nelle strade di una civiltà moderna, la natura della convivenza, delle pluralità, delle libertà quali valori della persona umana. «Le nostre vite – asseriscono dal Coordinamento nazionale del Pride – sono un fatto dirompente perché svelano che non esistono modelli unici, ma libertà individuali, autodeterminazioni, famiglie culturali e non naturali». Una manifestazione aperta a tutti i soggetti politici, sociali e culturali del Paese che condividono la necessità di costruire una proposta laica che si ponga l’obiettivo, non solo di difendere la sovranità dello Stato, ma che apra anche una stagione di riforme democratiche, civili e libertarie in Italia, lontane ed indipendenti dal giogo delle gerarchie ecclesiastiche

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