"L'effetto Brunetta" risana l'Italia


Oggi a Omnibus, programma della La7, era presente il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, che ha delucidato i primi atti del suo dicastero.

Ormai non è più una notizia, il peso della pressione fiscale sul contribuente non diminuirà.

Eppure questo è stato un punto cardine di tutta la campagna elettorale del PdL. Ma gli esperti al governo hanno scoperto che la congiuntura internazionale, in atto da molto prima di questa primavera, non permette alcuna crescita economica per l’Italia, quindi, le tasse non verranno abbassate. Naturalmente, come tutti noi sappiamo anche senza le spiegazioni di Brunetta, meglio va l’economia, più soldi si producono, più diviene facile migliorare i conti, è una ovvietà che il ministro Brunetta, però, ha presentato come un disvelamento della verità. Questo mantra però non è piaciuto a Franco Bechis, direttore di Italia Oggi, che incalzando il ministro ha sottolineato come la pressione fiscale diminuisce se vengono tolte, cancellate, ridotte le tasse. A questa provocazione Brunetta, un po’ in imbarazzo, ma con il suo solito sorrisetto, ha risposto che in fondo le tasse sono state tagliate, grazie alla cancellazione dell’Ici e alla detassazione degli straordinari. E’ un peccato poi scoprire che questo meraviglioso taglio fiscale, del quale possono essere felicissimi gli elettori del centrodestra, ha già enormi ripercussioni sulla vita di tutti noi, come qualche giorno fa scrivevo.

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Uccide più una sigaretta o un colpo di pistola sparato alle tempie?


Che i leghisti, e non solo loro, non brillano per acume lo si sa. La cosa che non sapevo è che quel galantuomo del sindaco di Verona, Flavio Tosi, lo scorso 27 novembre aveva emanato un’ordinanza che proibisce il fumo nei parchi.

la motivazione? E’ ovvia bisogna tutelare i bambini. Questi infatti non solo sono costretti a respirare il fumo passivo, ma osservano pure un cattivo esempio, rischiando, così, di mettere una seria ipoteca sulla loro vita futura. Chissà quanti nemici del fumo saranno contenti di questa decisione e ancor più a sapere che oggi, in un parco veronese, un rumeno (sempre loro) si è beccato una multa di 50 euro (poteva arrivare sino a 500) per essersi acceso una sigaretta.

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Addio Gianfrà


Un caro abbraccio ad uno dei più geniali personaggi televisivi. Un saluto ad un “giornalista”, che a buon diritto così non voleva essere chiamato. Un attento osservatore delle cose d’Italia, un presentatore, un commentatore politico scomodo perché le cose, come si suol dire, “non le mandava a dire”.

Gianfranco Funari uomo del cabaret e ancora prima agente di commercio (vendeva acqua minerale) che ad un certo punto della vita, come mi confidò (un po’ il segreto di pulcinella) si ruppe del leccaculismo dei giornalisti nei confronti dei politici. Stanco delle solite domande dei professionisti della comunicazione, decise di irrompere in Tv con tutta la sua verve, intelligenza, sapienza. E così iniziò a fare quelle domande che ogni comune cittadino vorrebbe rivolgere a questo o a quel politico.

Quando ebbi la fortuna di conoscerlo, per un’intervista, ne scoprì anche un altro lato, sconosciuto ai più, una profonda e magnifica umanità. Un uomo geniale, che come tanti hanno detto ha cambiato la Tv e il modo di fare televisione e proprio per questo fu abbandonato e lasciato vivacchiare nelle piccole o piccolissime emittenti private. A vivacchiare sino a quel 2006 quando la Rai gli affidò un programma, che io considerai uno sgarbo all’intelligenza di Funari, Apocalypse Show. Ma lui aveva bisogno del suo pubblico, del grande palcoscenico e perciò accettò quel contratto, un contratto che lo legava ad una dimensione che non era la sua. Gli stava stretto “Apocalypse Show”, era come un leone in gabbia, costretto in un angolo ad una pallida imitazione di se stesso. Ma non è più il tempo delle polemiche. Addio Ginafrà.

Un ultimo ricordo. Dopo aver discusso per circa due ore di politica, di religione, della vita, di Craxi e Bossi, mi chiamò a sé, mi abbracciò e mi portò davanti a due sagome di cartone a grandezza naturale, una rappresentava Berlusconi l’altra Prodi, e con una sincera amarezza mi disse:

finché ci saranno loro… non gnafamo!

Eluana Englaro e il dramma del coma


È divertente sentire i preti, i vescovi, i teologi e su su sino al Papa nelle loro continue esternazioni su come la vita dovrebbe esser vissuta e su come uno Stato laico dovrebbe seguire pedissequamente l’insegnamento delle Sacre Scritture. Divertente sino a quando queste loro dissertazioni non irrompono con tutta la loro arroganza e presunzione nelle tragedie umane.

Naturalmente parlo di Eluana Englaro e della tragedia che i suoi genitori stanno vivendo ormai da 17 lunghissimi anni. Chi ha avuto la fortuna di non dover fare questo tipo di esperienza non può capire cosa queste persone sono costrette a sopportare. Davanti a queste tragedie ci si può commuovere o persino rimanere totalmente indifferenti, è un fatto di coscienza, ha poca importanza il come la gente reagisce a eventi di una tale natura, anche perché spesso si rischia di cadere nell’ipocrisia e sicuramente non c’è nulla di più deprimente e squallido di un uomo che fa finta di capire, sentire ed empatizzare, per chissà quale motivo, con chi con queste tragedie deve convivere quotidianamente. È aberrante, invece, vedere la speculazione di certi personaggi che, in nome di una qualche idea o morale, si ergono a giudici capaci di scindere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. Sempre alla luce di un ipotetico esclusivo possesso della Verità.

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Festa del 4 luglio. Continua l'ingerenza americana in Italia


Che il comunismo massimalista di marca italiana ce l’abbia con gli USA non è una novità come non lo è, sempre secondo quei massimalisti là, la sudditanza degli italiani e dei Governi italiani nei confronti degli States. Certo è che se questi massimalisti non hanno tutte le ragioni, ma va anche detto, però, che se di errore si tratta esso non è poi così grave.

Ieri, come qualcuno saprà, era la festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ieri è stata anche l’occasione dell’ennesima ingerenza da parte degli States nella nostra politica interna, senza, apparentemente, un valido motivo. Naturalmente nessuno dei nostri politici si è azzardato a commentare, troppo pusillamini.

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I costituzionalisti contro le leggi del nano


Cento costituzionalisti hanno redatto un appello per salvare la Costituzione. Questi si sono espressi sulla norma blocca processi e sul famigerato lodo Alfano o Schifani bis così:

Insuperabili perplessità di legittimità costituzionale sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato.

Chiedono di aderire al loro appello “in difesa della Costituzione”. Firma

Delle intercettazioni… Trovato l'accordo, le intercettazioni al macero.


“Chi non è ricattabile non può fare politica in Italia”. Questa la sconcertante, ma cristallina verità confessataci da Giuliano Ferrara nel 2007. La politica, ormai lo si sa, non è l’arte del governare così come la intendevano i filosofi greci, ma è l’arte della contrattazione, della mediazione, del mercanteggiare. Il politico bravo non è come voleva Platone nella sua Repubblica l’agire secondo l’utile dei cittadini, bensì il riuscire a creare quel sistema di contrappesi che possa tutelare la propria persona, riducendo l’avversario al silenzio sotto la costante minaccia del ricatto.

Il nostro presidente del Consiglio ha dato a tutti noi la prova della veridicità dell’affermazione di cui sopra. Proprio ieri il burattino Angelino Alfano, non messo al corrente dei piano del Capo, aveva affermato della necessità, tra l’altro a tutti evidente (aveva detto), di procedere con un decreto sulle intercettazioni. Una necessità, per il Paese, che aveva convinto Berlusconi ad andare dall’amico Mentana a spiegare agli italiani perché questa materia doveva esser regolata quanto prima con un decreto. Poi succede l’inverosimile, arriva il contrordine.

Matrix rimane orfano del prestigioso ospite, Alfano con un palmo di naso e il decreto sulle intercettazioni scompare. Perché? Perché pare che sia stato assicurato al premier, magari su pressione della Presidenza della Repubblica, che le intercettazioni a suo carico saranno distrutte (forse già non esistono più).

O molto più banalmente la Giustizia italiana non è poi così iniqua e se un giudice dice di distruggere dei “fatti” perché non sono prove a carcico? Comunque…

Ma cosa c’era, mi viene da chiedermi, di tanto scabroso, scottante o compromettente in queste intercettazioni? Non lo sapremo mai, la privacy del premier è inviolabile.

Secondo gli uomini del presidente, parlamentari, scrivani e direttori di giornali, queste intercettazioni non hanno o avevano alcuna rilevanza penale, mi chiedo ma se così fosse come spiegano costoro la fibrillazione di questi giorni per far si che le intercettazioni non venissero pubblicate e magari usate in un qualche processo? Come spiegano, ancora, questo scellerato patto: io distruggo le intercettazioni e tu non fai il decreto, ma una legge che passerà al vaglio del Parlamento? Si parlava solo di “donnine” e di qualche raccomandazione? Se l’oggetto di queste telefonate si limitava solo a ciò pensate possibile che un uomo che accusato di ben altri reati, tipo corruzione di giudici, un uomo talmente potente potesse essere impensierito da uno scandalo di tale risma?