Delle intercettazioni… Trovato l'accordo, le intercettazioni al macero.


“Chi non è ricattabile non può fare politica in Italia”. Questa la sconcertante, ma cristallina verità confessataci da Giuliano Ferrara nel 2007. La politica, ormai lo si sa, non è l’arte del governare così come la intendevano i filosofi greci, ma è l’arte della contrattazione, della mediazione, del mercanteggiare. Il politico bravo non è come voleva Platone nella sua Repubblica l’agire secondo l’utile dei cittadini, bensì il riuscire a creare quel sistema di contrappesi che possa tutelare la propria persona, riducendo l’avversario al silenzio sotto la costante minaccia del ricatto.

Il nostro presidente del Consiglio ha dato a tutti noi la prova della veridicità dell’affermazione di cui sopra. Proprio ieri il burattino Angelino Alfano, non messo al corrente dei piano del Capo, aveva affermato della necessità, tra l’altro a tutti evidente (aveva detto), di procedere con un decreto sulle intercettazioni. Una necessità, per il Paese, che aveva convinto Berlusconi ad andare dall’amico Mentana a spiegare agli italiani perché questa materia doveva esser regolata quanto prima con un decreto. Poi succede l’inverosimile, arriva il contrordine.

Matrix rimane orfano del prestigioso ospite, Alfano con un palmo di naso e il decreto sulle intercettazioni scompare. Perché? Perché pare che sia stato assicurato al premier, magari su pressione della Presidenza della Repubblica, che le intercettazioni a suo carico saranno distrutte (forse già non esistono più).

O molto più banalmente la Giustizia italiana non è poi così iniqua e se un giudice dice di distruggere dei “fatti” perché non sono prove a carcico? Comunque…

Ma cosa c’era, mi viene da chiedermi, di tanto scabroso, scottante o compromettente in queste intercettazioni? Non lo sapremo mai, la privacy del premier è inviolabile.

Secondo gli uomini del presidente, parlamentari, scrivani e direttori di giornali, queste intercettazioni non hanno o avevano alcuna rilevanza penale, mi chiedo ma se così fosse come spiegano costoro la fibrillazione di questi giorni per far si che le intercettazioni non venissero pubblicate e magari usate in un qualche processo? Come spiegano, ancora, questo scellerato patto: io distruggo le intercettazioni e tu non fai il decreto, ma una legge che passerà al vaglio del Parlamento? Si parlava solo di “donnine” e di qualche raccomandazione? Se l’oggetto di queste telefonate si limitava solo a ciò pensate possibile che un uomo che accusato di ben altri reati, tipo corruzione di giudici, un uomo talmente potente potesse essere impensierito da uno scandalo di tale risma?

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