Uccide più una sigaretta o un colpo di pistola sparato alle tempie?


Che i leghisti, e non solo loro, non brillano per acume lo si sa. La cosa che non sapevo è che quel galantuomo del sindaco di Verona, Flavio Tosi, lo scorso 27 novembre aveva emanato un’ordinanza che proibisce il fumo nei parchi.

la motivazione? E’ ovvia bisogna tutelare i bambini. Questi infatti non solo sono costretti a respirare il fumo passivo, ma osservano pure un cattivo esempio, rischiando, così, di mettere una seria ipoteca sulla loro vita futura. Chissà quanti nemici del fumo saranno contenti di questa decisione e ancor più a sapere che oggi, in un parco veronese, un rumeno (sempre loro) si è beccato una multa di 50 euro (poteva arrivare sino a 500) per essersi acceso una sigaretta.

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Addio Gianfrà


Un caro abbraccio ad uno dei più geniali personaggi televisivi. Un saluto ad un “giornalista”, che a buon diritto così non voleva essere chiamato. Un attento osservatore delle cose d’Italia, un presentatore, un commentatore politico scomodo perché le cose, come si suol dire, “non le mandava a dire”.

Gianfranco Funari uomo del cabaret e ancora prima agente di commercio (vendeva acqua minerale) che ad un certo punto della vita, come mi confidò (un po’ il segreto di pulcinella) si ruppe del leccaculismo dei giornalisti nei confronti dei politici. Stanco delle solite domande dei professionisti della comunicazione, decise di irrompere in Tv con tutta la sua verve, intelligenza, sapienza. E così iniziò a fare quelle domande che ogni comune cittadino vorrebbe rivolgere a questo o a quel politico.

Quando ebbi la fortuna di conoscerlo, per un’intervista, ne scoprì anche un altro lato, sconosciuto ai più, una profonda e magnifica umanità. Un uomo geniale, che come tanti hanno detto ha cambiato la Tv e il modo di fare televisione e proprio per questo fu abbandonato e lasciato vivacchiare nelle piccole o piccolissime emittenti private. A vivacchiare sino a quel 2006 quando la Rai gli affidò un programma, che io considerai uno sgarbo all’intelligenza di Funari, Apocalypse Show. Ma lui aveva bisogno del suo pubblico, del grande palcoscenico e perciò accettò quel contratto, un contratto che lo legava ad una dimensione che non era la sua. Gli stava stretto “Apocalypse Show”, era come un leone in gabbia, costretto in un angolo ad una pallida imitazione di se stesso. Ma non è più il tempo delle polemiche. Addio Ginafrà.

Un ultimo ricordo. Dopo aver discusso per circa due ore di politica, di religione, della vita, di Craxi e Bossi, mi chiamò a sé, mi abbracciò e mi portò davanti a due sagome di cartone a grandezza naturale, una rappresentava Berlusconi l’altra Prodi, e con una sincera amarezza mi disse:

finché ci saranno loro… non gnafamo!