Festa del 4 luglio. Continua l'ingerenza americana in Italia


Che il comunismo massimalista di marca italiana ce l’abbia con gli USA non è una novità come non lo è, sempre secondo quei massimalisti là, la sudditanza degli italiani e dei Governi italiani nei confronti degli States. Certo è che se questi massimalisti non hanno tutte le ragioni, ma va anche detto, però, che se di errore si tratta esso non è poi così grave.

Ieri, come qualcuno saprà, era la festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ieri è stata anche l’occasione dell’ennesima ingerenza da parte degli States nella nostra politica interna, senza, apparentemente, un valido motivo. Naturalmente nessuno dei nostri politici si è azzardato a commentare, troppo pusillamini.

A livello politico criticare sempre e comunque chi ci governa rende impossibile governare. Abbiamo bisogno di democrazia ma anche di un governo che governi“. Questo è un passaggio del discorso che l’ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli, pronunciato a Villa Taverna, in occasione del ricevimento per il 4 luglio. L’ambasciatore, a Roma da 3 anni, ha rivolto ai leader italiani “l’augurio per un ampio consenso che permetta loro di lavorare insieme per il bene del Paese: troppo potere nelle mani di pochi e’ negativo per la democrazia, tanto e’ vero che le costituzioni dei moderni Paesi democratici prevedono la divisione dei poteri“.

Ora che cosa voleva dire secondo voi l’ambasciatore? Con la prima frase, mi pare che, attacca l’opposizione, mentre con la seconda frase pare riferirsi alla condizione politico-sociale-economica del premier italiano. Cioè?

Le ipotesi che posso fare sono due: a) sono un diplomatico è perciò non prendo posizione, ma mi ergo a giudice super partes, una sorta di Salomone (ma privo dell’astuzia dell’antico re) e mi esprimo, come fossi un saggio, ma in effetti, come un buon oracolo, dico tutto e il contrario di tutto. b) lancio messaggi ben precisi a tutto il mondo politico italiano, ma forte della mia posizione nonché dei mie strumenti, faccio in modo di incoraggiare una parte, mentre metto in guardia quell’altra.

Chiedere chiarezza ad un diplomatico è chieder troppo, ne sono conscio, ma chiedere ad uno Stato estero di non interferire nella propria politica interna è cosa non solo buona, ma assolutamente giusta ed auspicabile. Infine, mi chiedo, ma arriverà il giorno in cui gli Stati Uniti la finiranno di interferire continuamente nella nostra politica, chiudento definitivamente questo capitolo, che ormai dura da più di mezzo secolo?

Se mai c’è stato un debito nei confronti degli amici americani, e di questo se ne può parlare, credo che l’Italia lo abbia estinto da lungo tempo e parlo di denaro, di vite umane, di libertà. Criticare o, se volete, porre dei paletti, dei limiti alle loro attività sul nostro suolo, non vuol dire inimicarsi un alleato, non significa uscire dalla Nato né deteriorare i rapporti commerciali, che a loro ci legano, tutt’al più significa riconquistare un po’ di sovranità sottrattaci nei decenni.

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