Berlusconi e la dittatura strisciante di questo centrodestra


Verso una dittatura morbida. Che il Paese sia sotto scacco da quindici anni dovrebbe essere evidente a tutti. Che un certo signore negli ultimi 15 anni, forte di una maggioranza sempre più grande, ha fatto il bello e il cattivo tempo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti.

Berlusconi a Parma

Questo stesso signore, ieri, davanti ad una platea di imprenditori in visibilio, afferma senza alcun pudore che l’esecutivo in Italia non ha alcun potere, e perciò si rende necessaria una riforma della Costituzione in favore di un presidenzialismo, ma che tipo di presidenzialismo?

Le ipotesi sono tante quante sono le idee che ognuno ha della cosa pubblica, dello Stato, del come gestire e guidare la società civile. Una cosa è certa, il presidenzialismo è un regime politico che accentra nelle mani di un sol uomo enormi poteri. Una Repubblica presidenziale è una forma di governo in cui il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente, che è sia il capo dello Stato sia il capo del governo. Generalmente è eletto direttamente dai cittadini e forma il suo governo; essendo capo di stato non ha bisogno di voto di fiducia parlamentare anche perché, avendo già ottenuto il voto della maggioranza dei cittadini tramite il loro voto, non ha bisogno della fiducia dei loro rappresentanti. La legittimazione attraverso il voto conferisce al presidente una chiara superiorità rispetto ai suoi ministri, non sempre rimarcato nei sistemi parlamentari.

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La guerra delle cifre? un errore macroscopico quello del Pdl, non potevano essere 200.000 i manifestanti


Ieri si è svolta una bellissima marcia di protesta contro il governo Berlusconi. Una festa che ha superato di gran lunga le aspettative, una manifestazione di forza che non può essere sottovalutata, o meglio qualsiasi governo non la sottovaluterebbe, tranne questo, maestro indiscusso della mistificazione, della menzogna e, come direbbe qualcuno, del capovolgimento della realtà.

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Delle intercettazioni… Trovato l'accordo, le intercettazioni al macero.


“Chi non è ricattabile non può fare politica in Italia”. Questa la sconcertante, ma cristallina verità confessataci da Giuliano Ferrara nel 2007. La politica, ormai lo si sa, non è l’arte del governare così come la intendevano i filosofi greci, ma è l’arte della contrattazione, della mediazione, del mercanteggiare. Il politico bravo non è come voleva Platone nella sua Repubblica l’agire secondo l’utile dei cittadini, bensì il riuscire a creare quel sistema di contrappesi che possa tutelare la propria persona, riducendo l’avversario al silenzio sotto la costante minaccia del ricatto.

Il nostro presidente del Consiglio ha dato a tutti noi la prova della veridicità dell’affermazione di cui sopra. Proprio ieri il burattino Angelino Alfano, non messo al corrente dei piano del Capo, aveva affermato della necessità, tra l’altro a tutti evidente (aveva detto), di procedere con un decreto sulle intercettazioni. Una necessità, per il Paese, che aveva convinto Berlusconi ad andare dall’amico Mentana a spiegare agli italiani perché questa materia doveva esser regolata quanto prima con un decreto. Poi succede l’inverosimile, arriva il contrordine.

Matrix rimane orfano del prestigioso ospite, Alfano con un palmo di naso e il decreto sulle intercettazioni scompare. Perché? Perché pare che sia stato assicurato al premier, magari su pressione della Presidenza della Repubblica, che le intercettazioni a suo carico saranno distrutte (forse già non esistono più).

O molto più banalmente la Giustizia italiana non è poi così iniqua e se un giudice dice di distruggere dei “fatti” perché non sono prove a carcico? Comunque…

Ma cosa c’era, mi viene da chiedermi, di tanto scabroso, scottante o compromettente in queste intercettazioni? Non lo sapremo mai, la privacy del premier è inviolabile.

Secondo gli uomini del presidente, parlamentari, scrivani e direttori di giornali, queste intercettazioni non hanno o avevano alcuna rilevanza penale, mi chiedo ma se così fosse come spiegano costoro la fibrillazione di questi giorni per far si che le intercettazioni non venissero pubblicate e magari usate in un qualche processo? Come spiegano, ancora, questo scellerato patto: io distruggo le intercettazioni e tu non fai il decreto, ma una legge che passerà al vaglio del Parlamento? Si parlava solo di “donnine” e di qualche raccomandazione? Se l’oggetto di queste telefonate si limitava solo a ciò pensate possibile che un uomo che accusato di ben altri reati, tipo corruzione di giudici, un uomo talmente potente potesse essere impensierito da uno scandalo di tale risma?