il "populismo" di Grillo e la chiusura a riccio degli "intellettuali", come quell'ignorante di Sgarbi & Co.


Grillo il comico. Grillo l’esaltato, il volgare, il capopopolo, lo straricco, Grillo il furbo, Grillo il politico che non vuole fare il politico. Ovvero: “non ha il coraggio di metterci la faccia” o ancora “è facile criticare, il difficile è fare”.

Un fatto è certo, però, Beppe Grillo è riuscito a far parlere di sé e di ciò che interessa a lui. Mi spiego meglio, prima della deflagrazione del fenomeno Grillo di alcuni argomenti non se ne parlava e se questo è un merito, se non è un errore porre le basi affinché nasca e si sviluppi una discussione intorno ad un dato argomento, di certo i suoi critici e i detrattori gliene debbono dare atto. Chi per primo, solo per fare qualche esempio, ha parlato di un “parlamento pulito”, chi prima di Grillo si era posto il problema degli “inceneritori”, chi, dei non addetti ai lavori, magari non strapagati, si era posto il problema dell’informazione in Italia?

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La 500. “La nuova Fiat appartiene a tutti noi”.


Cosa c’entra l’ennesima utilitaria, per nulla economica, con Madre Teresa di Calcutta, col Papa, con le stragi di Mafia o con la strage di Bologna, con le Br o con le lotte sindacali (proprio le lotte sindacali) o ancora con la Hack e Veronesi? O col razzismo verso i meridionali o con la caduta del muro di Berlino, con Gaber o con i militari italiani all’estero? Eppure no, qualcosa c’entrerà, se fior fiori di pubblicitari hanno deciso di “festeggiare” così la commercializzazione della nuova 500.

Cosa c’entra la nuova cinquecento con la sua antenata? Poco o niente e non solo perché viviamo in un altro periodo storico, caratterizzato dall’incertezza e non dalla speranza, o perché viviamo nell’era post-industriale, telematica, globalizzata, del consumismo sfrenato o delle politiche ambientali o dove le vecchie categorie di spazio e tempo sembrano aver perso di significato.

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Una volta c’era la cinquecento. Un’automobile concepita per il popolo, piccola, economica e bella. La cinquecento è rimasta nella storia, ha attraversato un epoca particolarmente significativa e non solo per il Bel Paese. Se chiedete ai vostri padri, la cinquecento ha rappresentato, per molti, la libertà, la macchina con cui si andava in vacanza o con cui ci si appartava. La cinquecento motorizzò un intero popolo.

Era il 1957 quando uscì il primo modello della cinquecento, allora era un bene di lusso. La prima cinquecento non era per tutti, il suo costo era pari a 12 mensilità di un operaio semplice (la 500 costava 490 mila ₤ ed un operaio guadagnava 40 mila ₤). Ma le cose erano destinate a cambiare, il tenore di vita si alzava e la cinquecento ben presto sarebbe divenuta per tutti. Agli inizi degli anni ’70 sarebbero bastate solo 4 mensilità per averne una. Era l’epoca dei nostri padri.

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L’Italia stava entrando nell’era industriale, nelle botteghe si comprava ancora a credito, l’URSS faceva paura ed aveva appena lanciato nello spazio lo Sputnik con a bordo la cagnolina Laika, a Roma nasce la CEE e l’EURATOM, a Milano apre il primo supermercato (inizia l’era della grande distribuzione), Enrico Mattei conclude con lo scià Reza Pahlavi un accordo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi iraniani, alla Tv inizia il Carosello e spopola il Musichiere e Lascia o Raddoppia del sempiterno Mike Buongiorno, eravamo alle porte del boom economico.

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spaceball.gifQuesta dissonanza però non sembra esser così evidente ai pubblicitari della Fiat, anzi essi si sono spinti sino ai limiti della decenza.

La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo“. 

 

firmato

con amore la Fiat