LA SOVRANITÀ ALIMENTARE E LE ALTERNATIVE ALLO SVILUPPO


E’ del 16 novembre la notizia che l’Unesco ha riconosciuto la dieta mediterranea, e con essa la dieta francese, patrimonio culturale immateriale. Per molti questo non è solo il riconoscimento della buona cucina tradizionale, ma qualcosa di più, è il riconoscimento ufficiale di un modo di produrre e consumare cibi, è la filosofia della sostenibilità ambientale e dell’eticità delle politiche connesse al cibo e all’alimentazione.

Nel 2007, la dichiarazione di Nyeleni, a Sélingué in Mali, ha definito ciò che si intende per Sovranità Alimentare, un concetto ampio che racchiude sia “il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, ma anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo”. […] “La sovranità alimentare dà priorità all’economia ed ai mercati locali e nazionali, attribuendo il potere ai contadini, all’agricoltura familiare, alla pesca e all’allevamento tradizionale, e colloca la produzione, la distribuzione e il consumo degli alimenti, sulla base di una sostenibilità ambientale, sociale ed ecologica. La sovranità alimentare promuove un commercio trasparente che possa garantire un reddito dignitoso per tutti i popoli ed il diritto per i consumatori di controllare la propria alimentazione e nutrizione. Essa garantisce che i diritti di accesso e gestione delle nostre terre, dei nostri territori, della nostra acqua, delle nostre sementi e del nostro bestiame siano in mano dei produttori”.

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