Fini si è calato le braghe?


Paradossalmente la vittoria alle ultime elezioni regionali non ha giovato alla maggioranza, anzi ne ha acuito i problemi decretando la genuflessione del nord ad un partito ignorante, xenofobo e secessionista quale è la Lega Nord. Che la luna di miele tra Silvio Berlusconi e Gianfrano Fini fosse finita, era evidente a tutti oramai da mesi. Dichiarazioni, smentite, veleni ed accuse reciproche hanno chiarito come i due politici da tempo navigano verso mete differenti. L’insofferenza del leader di AN nei confronti della Lega e della sua propaganda è un po’ il segreto di pulcinella, come lo strapotere della Lega al nord non poteva non creare più di una preoccupazione in un uomo da sempre rispettoso di una certa idea d’Italia, ma anche e forse soprattutto il modo con cui il presidente del consiglio intende la politica, il rapporto con gli avversari e il suo concetto di demo-crazia,  hanno determinato la fine di quello che poteva sembrare, solo 24 mesi fa, una alleanza devastante.

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le amministrative romane. Rutelli, i colonnelli e l'autoreferenzialità dei politici


(riceviamo e pubblichiamo)

E ora qualcuno si faccia da parte  

 

L’agnello è stato sacrificato sull’altare della supponenza e della presunzione e il danno fatto dai “Signori della Politica” romana è ormai irreparabile.

Forse è stato necessario per smontare un castello di carte che da tempo dominava la scena politica romana all’ombra dell’abusato “modello Roma”. Decine di colonnelli senza esercito, ormai poco avvezzi a stare tra la gente, inadeguati ed impossibilitati a comprendere i veri bisogni dei cittadini si sono per anni riempiti la bocca con uno slogan, “modello Roma”, tanto vero quanto incredibile per la cittadinanza. 15 anni nelle stanze dei bottoni li hanno allontanati dalla base… e nemmeno se ne sono accorti.

E sono, siamo, stati puniti.

Francesco è quello che farà da capro espiatorio per questa “casta”, quello che pagherà per tutti “perché non è piaciuto”, “perché è un cavallo di ritorno”, ma è bene che da oggi qualcuno si faccia un esame di coscienza. Esamini cioè il suo impegno fra la gente, il tempo passato in campagna elettorale in mezzo ai cittadini, le sue motivazioni, il suo essere credibile.

Quanta gente in quel Comitato elettorale, quanta dietro i computer, quanta poca nelle piazze.

Dove erano i Deputati, i Senatori, i Consiglieri Regionali, quelli Provinciali, gli aspiranti Assessori (ne ho contati fino a 20 per 12 posti…), i Presidente e gli Amministratori Delegati delle municipalizzate, i Consiglieri di Amministrazione, i consulenti strapagati e la pletora di altri “acari” che da anni vive, assai bene, nel sottobosco creato dal “modello Roma” crogiolandosi e beandosi del lavoro fatto da altri? Unico impegno degli “acari”: essere tempestivi per farsi trovare al posto giusto al momento giusto, quando c’è da occupare una poltrona, quando si accendono le luci della ribalta televisiva o quando c’è da imporre l’assurda logica delle spartizioni correntizie.

Lo vogliamo capire che questo sistema è ormai asfittico, popolato da questi personaggi autoreferenziati che si replicano e si ripropongono all’infinito, e che è destinato, così come ora è concepito, a sparire? Qualcuno ora avrà il coraggio di dire che così non funziona?

Molti notabili che occupano posti di potere e responsabilità non rappresentano altro che loro stessi come crudamente dimostrano i risultati al Comune dei competitor per un seggio in Campidoglio del PD e delle 3 liste “civiche”. Il rapporto fra rappresentato e rappresentante, l’essenza della democrazia, è rotto, sfilacciato, sacrificato in nome degli interessi personali.

La loro supponenza, la loro irresponsabilità, il loro sentirsi “casta” è stata una delle cause,  se non la principale, della criminale dilapidazione del bel patrimonio delle primarie, quando migliaia di persone si erano pazientemente messe in fila per esprimere il loro consenso ad un progetto che aveva i presupposti della “svolta”. E adesso eccoli lì, tutti a correre verso il paracadute provinciale o municipale o regionale.

Non sarebbe meglio che vi faceste da parte, lasciando lavorare chi nella Politica, come strumento di progettazione del futuro per la nostra Città e per il nostro Paese, ci crede ancora ed ha investito sulla propria persona vivendo quotidianamente il territorio e garantendo l’esistenza della democrazia di prossimità già tanto maltrattata da una scellerata legge elettorale?

Invito quindi il Coordinatore romano a non dimettersi anche se qualcuno per strategia correntizia ed interesse personale gli chiederà di farlo.

Caro Riccardo, proprio ora abbiamo bisogno di stabilità e di continuare a lavorare per una politica vicina ai cittadini che porti ad essere il Partito Democratico quel “partito utile” di cui parlammo mesi fa e che riuscì, ancora una volta, ad emozionarci.

 

Cons.Gianluca Santilli

(Collegio dei Garanti PD Roma)

Quando non si sa giocare (ovvero sulla sicurezza). Veltroni, Rutelli e i comunicatori dell'una e dell'altra parte


Fare delle analisi a giochi fatti è non solo facile, ma spesso risulta banale e supponente. Lungi da me l’intenzione, quindi, di dissertare sui risultati delle ultime elezioni. Navigando in rete, però, ho scoperto delle statistiche, sul problema sicurezza, decisamente interessanti.

“Hanno strumentalizzato il problema sicurezza”, si è detto da più parti in questi ultimi giorni. E’ vero, ma altrettanto vero è che la sinistra ha permesso questa strumentalizzazione. Nessuno vuole negare “Il Problema Sicurezza”, ma un po’ di chiarezza va fatta.

il 20 giugno scorso il Viminale ha reso noto il “Rapporto sulla criminalità in Italia: Analisi, Prevenzione, Contrasto” (per la versione sintetica clicca qui), una vera miniera di informazioni, le quali vanno lette nel giusto modo e senza alcuna faziosità.

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