QUANDO FU IL BEL PAESE


 

Viene un po’ di invidia a guardare la forza di quei popoli che oggi si stanno battendo, a rischio della propria vita, per una società più giusta. Sono circa un milione di persone che dal Magreb sino allo Yemen, passando per l’Egitto e l’Oman, hanno deciso di scendere in piazza per rovesciare una volta per tutte i loro tiranni in nome della libertà, in nome della democrazia, in nome della loro dignità. Con o contro la polizia, con o contro l’esercito, queste genti, questi ragazzi, hanno occupato intere città, riappropriandosi della loro terra, palmo a palmo.

Non si può che rimanere ammirati dal coraggio e dalla reazione imperiosa di un’intera generazione nata e vissuta sotto l’ombrello della tirannia, che oggi prendendo coscienza di sé, ha dato vita ad una rivoluzione alimentatasi con internet e i social network.

Ma a ben guardare qualcosa di simile è avvenuto anche qui da noi. Certo, quasi due secoli fa, ma anche nella povera e martoriata Italia ci fu una generazione che sacrificò la sua giovinezza per l’ideale di una Nazione unita, libera e repubblicana.

Un movimento, una rivoluzione, che affonda le sue radici nel giusnaturalismo e nell’Illuminismo, nell’età napoleonica e nel sogno di un Generale. All’indomani del Congresso di Vienna (1815), all’indomani di quell’ultimo e disperato tentativo di restaurare l’Ancien régime, una filosofia ed una società oramai superata nei fatti dalla Storia, il popolo europeo, in un unico impeto d’orgoglio e coraggio, sfidò il potere costituito.

Continua a leggere

Annunci

THE DARK SIDE OF THE MOON. CRAXI E I SUOI EPIGONI SENZA MEMORIA


Anche la nostra città rende omaggio a Bettino Craxi intitolandogli una via, la ormai ex 407. Il perché il capoluogo ibleo si è sentito in dovere di commemorare il decimo anniversario della morte di un ladro non è molto chiaro. Possiamo ipotizzare che il primo cittadino di Ragusa, Nello Dipasquale, ha voluto ricordare un grande statista che ha dovuto pagare per tutti, con due condanne definitive, scontate liberamente e a debita distanza dal suolo italico, su una splendida spiaggia di Hammamet.

Ma chi era Bettino Craxi? Un socialista o meglio il leader che decretò la morte del Partito di Pietro Nenni, un Presidente del Consiglio dei ministri, uno dei protagonisti della stagione di Mani Pulite, un amico di Licio Gelli e di Roberto Calvi, ma anche un ladro, un latitante ed un amico di Muammar Gheddafi, quando Gheddafi era nella lista nera degli States.

Bettino fu condannato: a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, il 12 novembre 1996; e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese, il 20 aprile 1999. Per tutti gli altri processi in cui era imputato fu pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell’imputato. Fino a quel momento Craxi era stato condannato a: 4 anni e ad una multa di 20 miliardi di lire in primo grado per il caso All Iberian, il 13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999. 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel, il 22 gennaio 1999; 5 anni e 9 mesi in appello per il conto protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999; 3 anni in appello bis per il caso Enimont, il 1° ottobre 1999.

Queste le vicende giudiziarie di Bettino, ma come molti interpreti hanno detto, sia da sinistra che da destra, non si vuol commentare il “tangentaro”, ma l’uomo politico, lo statista.

Ma vediamo Bettino, uomo politico.

Ricordando lo statista Bettino non possiamo ignorare: la sua politica economica, lungimirante e innovativa, un vero viatico per il debito pubblico. Ma ancora la sua ingerenza nell’affare SME o la sua contrapposizione, nel 1984, ai pretori di Piemonte, Lazio ed Abruzzo con il famigerato “Decreto Berlusconi”. E poi Bettino Craxi, il crack del Banco Ambrosiano e la sua impavida difesa di quel sant’uomo di Roberto Calvi. Infine interessante è il suo ruolo svolto nella fuga di Abu Abbas, terrorista direttamente coinvolto nell’esecuzione di Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico, gettato giù dall’Achille Lauro nel 1985.