Partito della Nazione, l’ultima trovata dei centristi Italiani ovvero l’ennesima sigla.


verso il "Partito della Nazione"

Partito della Nazione“. Il nome evoca fantasmi lontani, organizzazioni politiche d’altri tempi, scioviniste e nazionaliste, ma non c’è da aver paura, dietro questo progetto c’è l’ennesimo tentativo di Pier Ferdinando Casini di rientrare nella politica che conta.

Casini e il suo vecchio amico Silvio

E’ da un po’ che gli ex democristiani provano a resuscitare la vecchia concezione del partito di massa, un partito ispirato alla morale cristiano, magari un po’ populista e naturalmente “moderato”. Concetto, quest’ultimo, non ancora venuto alla nausea dell’elettorato (peccato!). Basta sfogliare, infatti, le dichiarazioni  dei vari leaders politici per ritrovare la stessa manfrina “un partito che riesca a riunire tutte le forze moderate stanche del berlusconismo e della sinistra centrosinistra”. Una formula riuscitissima, che ogni forza politica continua a ripeterlo in ogni suo programma al fine di differenziarsi, non si sa bene da cosa però, visto che non c’è un partito che possa essere considerato radicale o massimalista, forse l’unico rimasto è il Partito Comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, che con poco più di 208.000 voti alle ultime elezioni ha seriamente messo a rischio, secondo qualcuno, la democrazia in Italia.

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Fini si è calato le braghe?


Paradossalmente la vittoria alle ultime elezioni regionali non ha giovato alla maggioranza, anzi ne ha acuito i problemi decretando la genuflessione del nord ad un partito ignorante, xenofobo e secessionista quale è la Lega Nord. Che la luna di miele tra Silvio Berlusconi e Gianfrano Fini fosse finita, era evidente a tutti oramai da mesi. Dichiarazioni, smentite, veleni ed accuse reciproche hanno chiarito come i due politici da tempo navigano verso mete differenti. L’insofferenza del leader di AN nei confronti della Lega e della sua propaganda è un po’ il segreto di pulcinella, come lo strapotere della Lega al nord non poteva non creare più di una preoccupazione in un uomo da sempre rispettoso di una certa idea d’Italia, ma anche e forse soprattutto il modo con cui il presidente del consiglio intende la politica, il rapporto con gli avversari e il suo concetto di demo-crazia,  hanno determinato la fine di quello che poteva sembrare, solo 24 mesi fa, una alleanza devastante.

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