“NON HANNO PANE? DATEGLI LE BRIOCHE!”


La riforma universitaria è stata approvata e non c’erano dubbi. Ma non voglio occuparmi di questo, piuttosto della reazione del mondo politico e dei cosiddetti intellettuali, all’indomani delle manifestazioni di Roma del 14 dicembre scorso.

Premesso, in una retorica sempre più stantia, che ogni forma di violenza va rigettata fermamente, non si può sottacere il senso ultimo dell’intera protesta come il contraltare dell’arroganza miserrima con cui gli esponenti del governo e il mondo degli intellettuali, ad esso organico, hanno trattato l’intera vicenda. Echeggiano ancora le dichiarazioni di chi come Gasparri ha definito i manifestanti “un pugno di assassini” o quelle di La Russa che li etichetta come dei “fifoni e vigliacchi”, un complimento per uno che preferisce un fascista ad un analfabeta, ma ancora il radicale Teodori che non capisce il motivo della protesta o il tuttologo di Radio 24, Giuseppe Cruciani, che ad Agorà, programma mattutino di Rai 3, dall’alto del suo proverbiale insulso qualunquismo di ex giovane rampante dai capelli sempre in disordine, sentenzia: “Non ha mai avuto alcun senso la protesta, la si è sempre fatta e nulla è cambiato, io infatti non ho mai manifestato”.

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6mln di euro per festeggiare la "vittoria" nella Prima Guerra Mondiale


Celebrare una gloriosa vittoria, quella nella Grande Guerra. E’ questo l’imperativo del ministro della difesa Ignazio La Russa. Una maestosa manifestazione per ricordare una carneficina, che solo in Italia causò circa 700.000 vittime, sono 15 milioni, invece, i caduti del conflitto.

Una festa per ricordare l’evento che diede i natali a quei movimenti insurrezionalisti (arditi, dannunziani e combattentisti d’ogni sorta) che poi confluirono naturalmente nel fascismo. Una festa in grande stile per ricordare una vittoria a metà, l’ennesima pagina della storia italiana di incompetenza, basti pensare al gen. Cadorna e al cadornismo, o a quel capolavoro diplomatico che sino all’ingresso dell’Italia in guerra (1915) ci voleva alleati della Triplice Alleanza, tranne poi ignorare i vari accordi siglati dal nostro re per entrare nella Triplice Intesa, dando il là a quella consuetudine tanto peculiare dei governi italici di saltare sul carro del vincitore.

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Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi, Alfano e La Russa, che gioca al suo risiko


A due mesi esatti dalla vittoria politica di Berlusconi & Co., il centrodestra da prova della sua coerenza politica, faccendiera ed affaristica, un impegno costantemente rivolto a tutelare l’impunità degli Amici nonché la propria. Ma questo è cosa risaputa e proprio per questo l’Italia ha votato Silvio Berlusconi, perché l’italiano medio adora vivere e pasteggiare in quel limbo, in quella zona grigia, che esiste tra la sfera della legalità e quella dell’illegalità, dove il più forte ed il più furbo hanno sempre la meglio sul più debole e sull’onesto.

Nell’ultimo Consiglio dei ministri, svoltosi ieri a Napoli, il Governo ha dato prova ancora una volta di tutto il suo valore populistico e demagogico. E così mentre il nostro ministro della Difesa “dona” 2500 uomini al collega degli Interni, per coadiuvare il normale lavoro di routine delle Forze dell’ordine, il Consiglio dei ministri approva il decreto sulle intercettazioni, un decreto che ignora reati quali: scippi, furti in casa, rapine, sfruttamento della prostituzione, sequestro non a scopo di estorsione, e come ci ricorda Antonio Di Pietro, falso in bilancio, evasione fiscale, truffa e gli immancabili reati societari.

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La propaganda della Lega vs l'Europa? La "questione rom" al Parlamento Europeo


La questione sicurezza o questione rom o ancora Pacchetto Maroni sbarca oggi in Europa. Mentre in Italia si discute sulla possibilità e funzionalità di trasformare in reato l’immigrazione clandestina, al Parlamento europeo di Strasburgo si discuterà di rom, clandestinità, prevenzione e soluzioni attuabili.

Nel frattempo occorre registrare un’altra critica alla faciloneria italiana, arriva oggi dai vescovi, che ogni tanto qualcosa di giusto la dicono:

“L’errore maggiore sarebbe buttarla, per l’ennesima volta, in politica – dice in una nota la Sir, l’agenzia che fa capo alla Cei – perché, altrimenti, “una questione vera, per l’Italia come per molti Paesi europei” rischia “di diventare un affare ideologico, l’alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anzichè risolvere i problemi”

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