WIKILEAKS SVELA IL COMPLOTTO CONTRO EMENRGENCY




l'ospedale di lashkar-gah

Riapre dopo più di 90 giorni di stop l’ospedale di Emergency a Lasshkar-Gah. Un mare di fango e di calunnie hanno investito in questi mesi l’ONG italiana e lo stesso fondatore, Gino Strada, reo di “fare troppa politica”, un atteggiamento ambiguo, secondo alcuni, ma soprattutto pericoloso per le forze di “pace” di stanza in Afghanistan. Un atteggiamento che in un modo o nell’altro aveva trasformato il centro di Lashkar-Gah in un covo di talebani o meglio in un deposito di armi talebane. A causa di ciò lo scorso aprile tre volontari italiani di Emergency furono arrestati dalla polizia afghana. Gli arrestati erano: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan, e il tecnico della logistica Matteo Pagani. I tre, secondo l’accusa del governo Karzai, non solo avevano permesso l’ingresso delle armi nell’ospedale ed erano direttamente coinvolti nell’omicidio di Daniele Mastrogiacomo, ma stavano partecipando ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, regione dove si trova l’ospedale.

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19 giugno '07 – Rahmatullah Hanefi scarcerato


Da: Peacereporter 

 Kabul. Rahmatullah Hanefi è di nuovo un uomo libero.

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Alle 16.00 locali di questo pomeriggio di sole, Rahmatullah è uscito dal portone dell’Investigation Department 17. Occhi stanchissimi, vestito con una shawar kameez bianca. “Salam Rahmat!”.  “Come stai?”, chiede Gino Strada, che è andato a prenderlo al carcere. “Sono vivo.” risponde in pashtu. Poi, in italiano aggiunge “Sto bene“.

Un abbraccio veloce, poi via di corsa sulle macchine di Emergency verso le case dello staff. Che lo attende con ansia, dopo aver preparato addobbi di rose rosse di plastica.
E’ qui con noi, è libero”: Gino Strada comunica rapido la notizia alla sede di Emergency a Milano. Dall’altro capo del filo si sentono urla e applausi. Il cugino di Rahmat, Abdullah, compone il numero di casa, a Lashkargah, nel cuore di quella provincia di Helmand che negli ultimi mesi è diventata l’epicentro della guerra. Passa il telefono a Rahmat che, dopo tre mesi può parlare con sua moglie. Le case dello staff di Emergency sono vicino all’ospedale dell’organizzazione, nella centralissima Shar-e-naw. Quando arrivano le macchine, il tè verde è già pronto su un tavolino, insieme a uvette e mandorle tostate.

Rahmat ha la barba cortissima. Sorride e sospira, mentre beve un’acqua tonica e telefona di nuovo a casa. Gino Strada è raggiante: “Questa è una bellissima giornata, una giornata di festa, non solo per Rahmat ed Emergency, ma anche, credo, per moltissimi afgani e moltissimi italiani”.

 

16 giugno '07 – Rahmatullah Hanefi scagionato, presto libero


 

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Un documento dell’autorità giudiziaria afgana, che decreta la chiusura del procedimento a carico e il proscioglimento di Rahmatullah Hanefi, è stato consegnato oggi al suo avvocato. La scarcerazione conseguente avverrà in tempi brevi, in seguito ad adempimenti procedurali. Permangono le preoccupazioni per la salute di Rahmatullah (attualmente in ospedale) e per il suo ritorno in ambienti nei quali sono state diffuse false accuse contro di lui. È a questo punto soddisfatta una condizione irrinunciabile perché Emergency accerti la possibilità di un riavvio delle sue attività in Afghanistan, dopo la distruzione dei rapporti perseguita dalle autorità locali in questi mesi.

Da: Emergency

La Repubblica delle banane


La Repubblica italiana è allo sbando. Le Istituzioni, il Parlamento, la prassi democratica e la Costituzione sono nelle mani di un pugno di manigoldi, rozzi ed ignoranti, che non hanno il minimo rispetto per lo Stato e tutto ciò che Esso rappresenta.

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Giovedì 14 Giugno intorno alle 12 l’aula di Montecitorio è stata occupata dai militanti leghisti. Il Governo italiano e gli scranni, dove siedono i rappresentanti del Governo italiano, sono stati occupati dai militanti leghisti, che qualcuno, a ragion veduta, tra i quali Luca Volontà (Udc), ha definito fascisti. Uno di questi è addirittura salito sui banchi del Governo brandendo una sedia. L’ennesima sospensione di democrazia in uno Stato dove la democrazia da sempre latita.

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Che cosa è successo? Cosa ha potuto scatenare una tale reazione? Niente di niente. Il fatto è che da un po’ di giorni, diciamo da quando Berlusconi ha perso le elezioni, il Centrodestra ha deciso di far cadere il Governo. Prima sbandierando presunti brogli elettorali, poi attaccando le tendenze sessuali del portavoce del Consiglio dei Ministri, poi accusando il Governo di occuparsi di cose secondarie e di tralasciare le priorità del Paese e ancora di non esser coeso, di screditare l’immagine internazionale dell’Italia e così via. Ma non ci sono riusciti. Il Governo ha retto e quindi, consapevoli che in una democrazia chi vince le elezioni governa, gli esponenti della CdL hanno cambiato strategia. Berlusconi, Bossi e Fini andranno, mercoledì prossimo, dal Presidente della Repubblica a chiedere elezioni anticipate.

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A cosa serve? A nulla. Non c’è motivo per cui il Presidente della Repubblica italiana debba sciogliere le Camere e di questo Berlusconi, Bossi e Fini ne sono coscienti. Il perché lo fanno è abbastanza chiaro, populismo, alzano la tensione, fanno leva sul disagio sociale ed aizzano quelle menti poco allenate al pensiero, all’analisi, al ragionamento. Ma cosa ci si potrebbe aspettare da un manipolo di uomini, ora in Parlamento, che fino a poco tempo fa inneggiava pubblicamente alla secessione? Che con un carroarmato hanno attaccato Piazza San Marco a Venezia? Cosa ci si può aspettare da ex fascisti e mafiosi, da persone che criminalizza l’immigrato in quanto tale, lo stesso, però, che lavora in nero nelle loro “fabbrichette”?

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L’emergenza democratica, l’arroganza e la prepotenza non è frutto del Governo Prodi. Ma è tutta racchiudibile nelle dichiarazioni dell’ex Primo Ministro che giudica moralmente giusto evadere le tasse, in uno Stato dove solo lo 0,8% dichiara un reddito superiore a 100 mila euro, o in un ex Primo Ministro che va a cena con dei mafiosi, o che da del Kapò ad un parlamentare europeo o che si vanta di esser amico di un leader sanguinario quale è Putin o ancora che accusa l’intero corpo della Magistratura di avere la tessera del PCI, quando questo si è dissolto come neve al sole circa vent’anni fa. È qui che la democrazia muore. Muore con la P2, con le stragi di stato, con la strategia della tensione, ad Ustica, con i banchieri di Dio e con i preti pedofili, con la Mafia, a Napoli, nella scuola Diaz di Genova, con le armi all’uranio impoverito e con le morti sul lavoro. Muore con Callipari ed al Cermisse, nelle accuse a Gino Strada. Muore con i 25 condannati in via definitiva che continuano ad occupare le aule parlamentari.  

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