Il Gioco delle tre carte. L’ex Pdl, il Polo della Nazione e l’antipolitica


Il countdown dei partiti è iniziato. Era un po’ che aleggiava, ma adesso possiamo dire che ci siamo. Prima lo spread con la crisi, quindi lo spauracchio greco ed il Governo Monti. E ancora le inchieste dei tribunali di mezza Italia che colpiscono il PD al nord e al sud, dimezzano o azzerano i vertici della Lega Nord e poi il Pdl, che con i suoi esponenti è sempre un must per ogni procura. Ma tutto ciò non era stato sufficiente a far crollare il teatrino della politica, occorreva la fatidica goccia. Ci ha pensato Grillo con il suo Movimento o meglio con il suo presunto 10% ad accellerare il moto di distruzione.

Tutto questo, naturalmete, poggia sul sostanziale fallimento del governo Monti e sul fatto che il popolo italiano pian piano ne sta prendendo coscienza.

Già l’anno scorso, quando il governo retto da Silvio Berlusconi era solo il fantasma di se stesso, pian piano si faceva largo l’idea che il Popolo della Libertà era giunto, come il suo leader, al capolino. Si parlò della nascita di un nuovo partito,  che avrebbe soppiantato il “vecchio” Pdl, legato a doppio filo con il Partito Popolare Europeo. Un soggetto politico che, avendo messo alla porta il Cav., avrebbe preso nome e linee di pensiero proprie del Ppe. Poi si parlò pure dell’eventualità della nascita di due partiti il Ppe, appunto, ed un secondo retto da Berlusconi e dai suoi fedelissimi. Oggi le cose sono finalmente più chiare.

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GIOACCHINO GENCHI. UN SERVITORE DELLO STATO SOTTOATTACCO 


Abbiamo intervistato Gioacchino Genchi, poliziotto dal 1985, oggi è vice questore di Palermo. Nel 1996 divenne consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria e diede il suo contributo alla risoluzione di importanti indagini e processi penali. Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia, che hanno rivelato il rapporto tra la mafia e il complesso giuridico-economico-politico della seconda Repubblica Italiana.

Secondo Berlusconi Genchi avrebbe intercettato 350.000 persone. Genchi non ha mai svolto una sola intercettazione, il suo compito infatti era quello di analizzare tabulati telefonici, che tuttavia l’allora presidente del Copasir Francesco Rutelli riteneva delicati e rilevanti quanto le intercettazioni.

Nel febbraio del 2009 è stato aperto un procedimento penale a carico di Gioacchino Genchi presso la Procura di Roma. Il 26 giugno 2009 Genchi viene scagionato, poiché non ha violato la privacy di nessuno.

Il 23 Marzo 2010 a Genchi viene comminata un’ulteriore sospensione di 6 mesi dal servizio, firmato dal capo della polizia, Antonio Manganelli, rischiando così la destituzione dal servizio.

 

Come mai dottor Genchi ha deciso di dire tutto? Di Pubblicare un libro dal sottotitolo così pesante: “Storia di un uomo in balia dello Stato”.

Il libro è la risposta al cosiddetto “Caso Genchi” e al clamore mediatico che tutto ciò ha suscitato. Il libro è nato dalla necessità di difendermi da tutta una serie di falsità che sono state dette sul mio conto. Se si pensa che anche importanti testate, non allineate alla clac berlusconiana, si sono unite a questo coro infamante ci si può rendere conto della dimensione del caso.

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Partito della Nazione, l’ultima trovata dei centristi Italiani ovvero l’ennesima sigla.


verso il "Partito della Nazione"

Partito della Nazione“. Il nome evoca fantasmi lontani, organizzazioni politiche d’altri tempi, scioviniste e nazionaliste, ma non c’è da aver paura, dietro questo progetto c’è l’ennesimo tentativo di Pier Ferdinando Casini di rientrare nella politica che conta.

Casini e il suo vecchio amico Silvio

E’ da un po’ che gli ex democristiani provano a resuscitare la vecchia concezione del partito di massa, un partito ispirato alla morale cristiano, magari un po’ populista e naturalmente “moderato”. Concetto, quest’ultimo, non ancora venuto alla nausea dell’elettorato (peccato!). Basta sfogliare, infatti, le dichiarazioni  dei vari leaders politici per ritrovare la stessa manfrina “un partito che riesca a riunire tutte le forze moderate stanche del berlusconismo e della sinistra centrosinistra”. Una formula riuscitissima, che ogni forza politica continua a ripeterlo in ogni suo programma al fine di differenziarsi, non si sa bene da cosa però, visto che non c’è un partito che possa essere considerato radicale o massimalista, forse l’unico rimasto è il Partito Comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, che con poco più di 208.000 voti alle ultime elezioni ha seriamente messo a rischio, secondo qualcuno, la democrazia in Italia.

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