DA GRANDE RIFIUTERÒ QUALSIASI PREMIO GIORNALISTICO!!!


 

Per caso, non è una delle mie letture preferite, mi è capitato per mano il settimanale Panorama. L’ho letto tutto d’un fiato e all’ultima pagina trovo la rubrica “Fuori Ordinanza” redatta da Annalena Benini, una giovane giornalista rampante, il pezzo si intitola “Caduti i miti, restiamo noi donne”. Bene. Inizio a leggerlo.

Sin dalle prime battute rimango basito, la giornalista all’inizio del 2010 stava morendo “per cretinaggine”, aveva una “polmonite” e non voleva farsi le “lastre” … ma poi tutto diventa chiaro, il suo stato di salute altro non era che la preveggenza dell’ecatombe che si sarebbe concretizzata nel 2010. Annus horribilis della razza umana. Prima muore J. D. Salinger (l’autore de Il giovane Holden) poi Alexander Mc Queen (un sarto) e ancora Edmondo Berselli, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Il tracollo è totale, la tenuta psicologica dell’uomo è messa seriamente a rischio e quando si inizia a pensare che tutto ormai è perduto, la Natura, come se ne avessimo bisogno, ci da prova di quanto può essere matrigna, violenta, bestiale, ingiusta. Cadono impavidi, uno dopo l’altro, Pietro Taricone, Mario Monicelli e Leslie Nielsen, dimentica Mike Buongiorno lo voglio aggiungere io, insomma tutti i miti, i nostri eroi in una parola sono morti. Inizio a pensare che la collega sta scherzando.

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Vieni via con me. La difesa patetica delle posizioni de Il Giornale


Ieri, 8 novembre 2010, dopo le tante ed inutili polemiche è andato in onda su Rai 3 il programma di Fazio e Saviano, “Vieni via con me”. Un programma esilarante, divertente, critico e decisamente intelligente. “Vieni via con me” non è un programma politico, anche se di politica si occupa, nella misura in cui la politica è parte integrante della vita civile di una nazione. Questa prima puntata ha visto salire in cattedra personaggi come Roberto Benigni, Claudio Abbado, Angela Finocchiaro, Daniele Silvestri e Nichi Vendola.

Non avevo la minima intenzione di scrivere un post su un successo annunciato, sarebbe stato troppo facile oltreché inutile visto che non si potrebbe far altro che ribadire i concetti espressi in quelle due ore e mezza. Una vacua ripetizione adatta solo a svilire e ridimensionare la grandezza di intellettuali come Saviano, Fazio, Benigni e Abbado, visto gli “strumenti” in possesso dello scrivente. Ho cambiato idea però quando ho letto l’insulso articolo di un certo Stefano Filippi scribacchino de Il Giornale, “Teorema-Saviano: il Giornale come la mafia“. Lasciamo stare il tenore dei commenti al suo articolo, degni dei lettori de Il Giornale, gente ottusa, incapace di qualsiasi attività critica e perfetta per una genuflessione quotidiana nei confronti del potente di turno. Ma veniamo a quell’accozzaglia di parole senza senso imbastita da questo Filippi.

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