LEGGE DI STABILITÀ, UNA LEGGE ANCORA UNA VOLTA CONTRO I CITTADINI ED IL VOLONTARIATO


Il mondo del noprofit è sul piede di guerra dopo i tagli previsti nella legge di stabilità (ex legge finanziaria). Una riduzione pari al 75% dei fondi derivanti dal 5 per mille per il 2011. In tempo di crisi si sa i tagli la fanno da padrone. Sembra quanto meno dissonante che a fronte dei tagli fatti alla cultura ed al welfare state il Governo decida contemporaneamente di aumentare i finanziamenti alle scuole paritarie, con un incremento di 245 milioni di euro per 2011 o di incrementare le spese militari, che nel 2011 saliranno a 9,5 miliardi di euro. Un capitolo di spesa questo molto importante che vede, ad esempio, i sistemi d’armata pesare sulle tasche del contribuente, nel prossimo anno, per 5 miliardi e 700 milioni di euro, facendo registrare un +8,4% rispetto al 2010.

Lo scorso anno 15 milioni di cittadini italiani hanno scelto di devolvere il 5 per mille, indicando come priorità la ricerca scientifica, le associazioni di volontariato, la solidarietà e il sostegno per i più deboli, in Italia e all’estero. Una volontà calpestata dalle intenzioni di spesa del Governo, evidentemente le sue priorità sono altre. Consci di questo stato di cose moltissime organizzazioni hanno deciso di sottoscrivere un appello ed inviarlo al Parlamento Italiano. Al presidente della Camera dei Deputati, Onorevole Gianfranco Fini e al presidente del Senato della Repubblica Italiana, Onorevole Renato Schifani.

Leggi qui: un semplice “passaparola” a volte fa più di tante urla!


 

deputato IdV Antonio Borghesi

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava che tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Indovinate un po’ come è andata a finire:

 

Presenti 525

Votanti 520

Astenuti 5

Maggioranza 261

Hanno votato sì : 22

Hanno votato no: 498.

 

Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera:

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – epercepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.