QUANDO FU IL BEL PAESE


 

Viene un po’ di invidia a guardare la forza di quei popoli che oggi si stanno battendo, a rischio della propria vita, per una società più giusta. Sono circa un milione di persone che dal Magreb sino allo Yemen, passando per l’Egitto e l’Oman, hanno deciso di scendere in piazza per rovesciare una volta per tutte i loro tiranni in nome della libertà, in nome della democrazia, in nome della loro dignità. Con o contro la polizia, con o contro l’esercito, queste genti, questi ragazzi, hanno occupato intere città, riappropriandosi della loro terra, palmo a palmo.

Non si può che rimanere ammirati dal coraggio e dalla reazione imperiosa di un’intera generazione nata e vissuta sotto l’ombrello della tirannia, che oggi prendendo coscienza di sé, ha dato vita ad una rivoluzione alimentatasi con internet e i social network.

Ma a ben guardare qualcosa di simile è avvenuto anche qui da noi. Certo, quasi due secoli fa, ma anche nella povera e martoriata Italia ci fu una generazione che sacrificò la sua giovinezza per l’ideale di una Nazione unita, libera e repubblicana.

Un movimento, una rivoluzione, che affonda le sue radici nel giusnaturalismo e nell’Illuminismo, nell’età napoleonica e nel sogno di un Generale. All’indomani del Congresso di Vienna (1815), all’indomani di quell’ultimo e disperato tentativo di restaurare l’Ancien régime, una filosofia ed una società oramai superata nei fatti dalla Storia, il popolo europeo, in un unico impeto d’orgoglio e coraggio, sfidò il potere costituito.

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