THE DARK SIDE OF THE MOON. CRAXI E I SUOI EPIGONI SENZA MEMORIA


Anche la nostra città rende omaggio a Bettino Craxi intitolandogli una via, la ormai ex 407. Il perché il capoluogo ibleo si è sentito in dovere di commemorare il decimo anniversario della morte di un ladro non è molto chiaro. Possiamo ipotizzare che il primo cittadino di Ragusa, Nello Dipasquale, ha voluto ricordare un grande statista che ha dovuto pagare per tutti, con due condanne definitive, scontate liberamente e a debita distanza dal suolo italico, su una splendida spiaggia di Hammamet.

Ma chi era Bettino Craxi? Un socialista o meglio il leader che decretò la morte del Partito di Pietro Nenni, un Presidente del Consiglio dei ministri, uno dei protagonisti della stagione di Mani Pulite, un amico di Licio Gelli e di Roberto Calvi, ma anche un ladro, un latitante ed un amico di Muammar Gheddafi, quando Gheddafi era nella lista nera degli States.

Bettino fu condannato: a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, il 12 novembre 1996; e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese, il 20 aprile 1999. Per tutti gli altri processi in cui era imputato fu pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell’imputato. Fino a quel momento Craxi era stato condannato a: 4 anni e ad una multa di 20 miliardi di lire in primo grado per il caso All Iberian, il 13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999. 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel, il 22 gennaio 1999; 5 anni e 9 mesi in appello per il conto protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999; 3 anni in appello bis per il caso Enimont, il 1° ottobre 1999.

Queste le vicende giudiziarie di Bettino, ma come molti interpreti hanno detto, sia da sinistra che da destra, non si vuol commentare il “tangentaro”, ma l’uomo politico, lo statista.

Ma vediamo Bettino, uomo politico.

Ricordando lo statista Bettino non possiamo ignorare: la sua politica economica, lungimirante e innovativa, un vero viatico per il debito pubblico. Ma ancora la sua ingerenza nell’affare SME o la sua contrapposizione, nel 1984, ai pretori di Piemonte, Lazio ed Abruzzo con il famigerato “Decreto Berlusconi”. E poi Bettino Craxi, il crack del Banco Ambrosiano e la sua impavida difesa di quel sant’uomo di Roberto Calvi. Infine interessante è il suo ruolo svolto nella fuga di Abu Abbas, terrorista direttamente coinvolto nell’esecuzione di Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico, gettato giù dall’Achille Lauro nel 1985.


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CRAXI E L’AMOR DI PATRIA


Il 7 ottobre del 1985 un gruppo di terroristi legati all’OLP di Araf sequestra la nave da crociera Achille Lauro. Dopo lunghe trattative l’Italia riesce a farsi consegnare la nave con tutti i passeggeri in cambio di un salvacondotto per i terroristi, che dovevano essere trasferiti in Tunisia, nazione alleata della Palestina di Araf. Pochi giorni dopo si scoprì, però, che l’americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico, era stato barbaramente assassinato e buttato in mare.

Gli States, che sino ad allora si erano tenuti in disparte, intervennero militarmente  e con dei caccia intercettarono il boeing italiano che stava traducendo i terroristi in Tunisia e lo fecero atterrare nella base Nato di Sigonella, chiedendo allo Stato italiano la consegna di Abu Abbas. Craxi magistralmente, gliene va dato atto, intervenne con i carabinieri che circondarono i militari americani in difesa del boeing, di Abu Abbas e di (i due mediatori/terroristi) presenti nell’aereo. In fondo il reato era stato commesso sul suolo italiano e perciò spettava all’Italia condannare o meno i terroristi. Dopo un lungo braccio di ferro Ronald Reagan abbassò le armi e l’aereo poté ripartire per Ciampino, questa volta scortato dall’aereonautica militare italiana.

E qui il capolavoro di Craxi si trasforma in un meschino piacere a degli assassini. Giunti a Roma i due terroristi furono caricati su un altro aereo che lì condusse verso la libertà, prima in Jugoslavia e poi in Libia dal Colonnello Gheddafi. Nel 1986 la giustizia italiana condannò Abu Abbas in contumacia per l’assassinio di Klinghoffer.

Nel 1990 Abbas dovette riparare nell’Iraq di Saddam Hussein, dove nel 2003 verrà catturato dall’esercito statunitense durante la prima Guerra del Golfo. Morirà meno di un anno dopo in mano americana, l’Italia, non si capisce il perché, non appena seppe del “ritrovamento” di Abbas ne aveva chiesto l’estradizione.