i casalesi e i favori di Nicola Cosentino, sottosegretario all'economia


Che questo governo non ha le mani pulite è una cosa ormai risaputa, ma che tra le fila dei suoi esponenti governativi ci fossero dei mafiosi lo si poteva solo immaginare.

Oggi L’Espresso dedica la sua copertina a Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia. Questo galantuomo per ben cinque volte è stato additato dai pentiti appartenenti ai Casalesi come un loro uomo di fiducia. Era ipotizzabile? Certo, basti pensare che la famiglia Cosentino è proprietaria di una società che si occupa di gas e petrolio, alla quale era stata negata la certificazione antimafia, certificazione poi concessa magnanimamente dal prefetto Elena Stasi, guarda un po’ candidata e poi eletta nelle file del PDL.

una fiancheggiatrice?

una fiancheggiatrice?

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Maroni, Saviano e la camorra


Il nostro jazzista al Viminale si è sentito defraudato, forse vuol essere lui la prima donna? Ma se non ci sono concorrenti con chi gareggia questa star mancata?

A chi mi riferisco? A Roberto Maroni, ahimé ministro degli interni, che oggi in visita ufficiale a Napoli lancia battute contro l’autore di Gomorra dichiarando:

E’ un simbolo ma non è il simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali

e poi lancia un messaggio triste, quasi nefasto, a Roberto Saviano:

una buona idea quella di andarsene. Non mi pare (però ndr) ci sia certezza di evitare la vendetta camorristica che non ha confini

conclude:

Non è da oggi che si combatte la camorra, lo si fa da sempre in silenzio. Al di là della risonanza mediatica e della vicenda personale di Saviano la lotta alla criminalità organizzata si fa quotidianamente da parte di tutte le forze dello stato, sempre più con il coinvolgimento dei cittadini

dal film gomorra

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La copertura finanziaria del taglio dell'Ici è una spada di damocle


Negli ultimi post comparsi su Politico le parole quali: demagogico e populista compaiono innumerevoli volte, e questo per un motivo molto semplice, come ben saprete, tutti gli interventi politici di questa natura, non solo non risolvono i problemi che vorrebbero affrontare, ma ne creano dei nuovi.

Il populismo è stata una pratica politica centrale nei regimi autoritari (come il fascismo di Mussolini) o addirittura totalitari (come quello comunista o nazista), proprio la struttura su cui si costruisce una dittatura si nutre di una politica, di una comunicazione, demagogica. Una prassi volta a legittimare e consolidare la leadership del Capo, a denigrare o demonizzare l’avversario, che ben presto diviene il “nemico”, una prassi impegnata ad istillare nelle masse particolari bisogni, sentimenti e nuove paure. Un sentire, quello dei cittadini, che trova risposte parziali o fittizie nelle decisioni e nelle dichiarazioni del leader. Il populismo, in sintesi, distrae la società dalle emergenze reali, dirottandone l’attenzione su altre questioni. Ad esempio, le motivazioni utilizzare per giustificare una guerra, certi finanziamenti a manifestazioni ludiche o culturali, la creazione di nuove categorie sociali. L’istigazione all’odio, al razzismo nei confronti di minoranze etniche, religiose, politiche e sociali sono una costante dei regimi autoritari e totalitari.

Se qualcuno a questo punto inizia a pensare che sto tacciando di autoritarismo e di dittatura morbida l’attuale governo italiano, si sbaglia.

Non credo infatti che Berlusconi voglia attuare un tale cambiamento in Italia, non credo che il Governo di centrodestra cercherà di approvare riforme funzionali alla “nascita” di una dittatura morbida, molto più semplicemente credo che tutta l’attività politica dell’uomo Berlusconi sia rivolta a tutelare alcune categorie e certi modi d’agire, al fine di incrementare il potere economico e politico di queste categorie a discapito del resto della società. Il mio accanirmi contro il populismo di PdL e Lega Nord sta tutto qui.

Mentre c’è un Paese che avrebbe bisogno di interventi specifici, ci troviamo dinnanzi ad una Amministrazione indaffarata in tutt’altre faccende.

Due esempi su tutti.

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16 ergastoli ai casalesi, ma la guerra continua


La I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli infligge un duro colpo alla camorra. 16 ergastoli al vertice dei casalesi. Condanna all’ergastolo per Francesco Schiavone, 55 anni, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto ‘e mezzanotte, e i boss latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il massimo della pena è stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D’Alessandro, Giuseppe Diana (latitante in primo grado condannato a nove anni), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, detto ‘Cicciariello’, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Pena ridotta per Giuseppe Russo: nel 2005 ebbe l’ergastolo, oggi si prende 30 anni. Ora tocca alla Cassazione, ma non ci dovrebbero essere problemi.

Questo è un giono importante per la Campania, per l’Italia e per la nostra democrazia. Un clan che quasi nessuno conosceva, sottovalutato dalla politica e dai media, ma con la sentenza di ieri i magistrati hanno voltato pagina.

Grazie alla procura di Maria Capua Vetere e specialmente ai giudici Raimondo Romeres, a latere Maria Rosaria Caturano e ai pm che hanno dedicato circa dieci anni della loro vita a questo processo, un grazie sentito a tutte le forze dell’ordine che hanno permesso ai pm di lavorare, grazie anche a Roberto Saviano.

Bagarre in Senato. Continuano le "leggi ad personam", ma sono anche a rischio innumerevoli processi, come quello sul G8


Il voto finale sul decreto sicurezza ci sarà martedì prossimo. E’ quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo, che si è appena conclusa a Palazzo Madama. Per questa settimana i senatori voteranno gli emendamenti presentati al testo.

Un vento nuovo soffia in Parlamento. O meglio l’aria che si respira noi italiani la conosciamo bene. Ognuno la interpreta, però, come vuole. Da un lato il Governo e dall’altro lato l’opposizione. Il Governo continua ad essere impegnato a tutelare gli interessi di Berlusconi e degli amici, grida allo scandalo, accusa i comunisti di perseguitarlo (perché lui è un imprenditore) e inveisce contro i magistrati, che invece di fare il proprio lavoro non fanno altro che incriminarlo. L’opposizione ad accusare il premier di propaganda da un lato, adesso c’è pure Pierferdinando Casini, e dall’altro di sbrigarsi le sue faccende personali.

L’opposizione morbida, morbidissima del Partito democratico, non ha più motivo d’esistere. Gli esponenti del Pd non hanno potuto fare a meno di ammettere la sostanzoiale identità del Berlusconi di oggi con quello del ’94 e del 2001. Oggi ha avuto luogo l’ennesima messa in scena del miliardario settantenne che ancora una volta attacca la magistratura e ricusa il giudice Nicoletta Gandus, titolare del processo che vede imputato il premier e Mills, perché a suo modo di vedere il giudice Gandus ha dimostrato palesemente un sentimento di “inimicizia” col cavaliere. Perché? Perché il giudice ha firmato un appello contro le leggi vergogna fatte approvare dalla maggioranza di centrodestra. Leggi che non solo ebbero una gestazione piuttosto complicata a causa dei dinieghi della presidenza della Repubblica o della Corte costituzionale, ma furono oggetto di aspre critiche provenuteci dall’estero. Leggi come: la depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli, e la cosiddetta legge Pecorella.

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Decreto sicurezza, il Senato, le menzogne e le manie di persecuzione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi


Oggi “Politico” si occupa delle decisioni che il Senato prenderà in riferimento al decreto sicurezza, con una particolare attenzione ad argomenti come: la class action, il lodo Schifani. Le leggi ad personam ritornano in un Governo che è la fotocopia del Secondo e del Primo Governo Berlusconi. Nihil sub sole novi.

Iniziamo questa cronaca con la lettera scritta da Silvio Berlusconi e letta dal presidente del Senato Renato Schifani.

Buona lettura.

Caro Presidente,

come Le è noto stamane i relatori Senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.

In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.

Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al Governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica.

Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.

Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il Governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.

Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.

Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale.

La informo quindi che proporrò al Consiglio dei Ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente