Kennedy si confronta con lo sceriffo della contea di Kern sul tema degli “arresti preventivi”.


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EUTANASIA. LE FANTASIE ELETTORALISTICHE DELLA ROCCELLA


I registri comunali sul biotestamento sono una «presa in giro dei cittadini». Lo afferma il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. Simpatica impiegata del Vaticano prestata segretamente al Parlamento. La Roccella ha dichiarato in un momento di slancio repubblicano, a proposito di questi registri, che: “Rappresentano solo una provocazione politica e prendono in giro il cittadino poiché sono regolamenti di una legge, quella sul biotestamento, che non c’è … è evidente che non essendoci una legge in materia, il medico non può ottemperare ad alcuna richiesta di tipo eutanasico indicata nei registri. Il medico, cioè, non può che riferirsi alle normative esistenti, che vietano ogni attività eutanasica”.

eugenia roccella

Mentre in Europa si discute seriamente di eutanasia, come ad esempio nel Regno Unito, o si approva una legislazione che legalizza la dolce morte o l’accompagnamento di fine vita (ne sono esempio nazioni quali l’Olanda, la Svizzera, l’Albania, il Belgio, la Danimarca, la Germania, il Lussemburgo e la Svezia), in Italia tra divieti, accuse e stigmatizzazioni di ogni tipo, spesso aberranti ed imbarazzanti, il Parlamento ha deciso di chiudere in un cassetto la questione del testamento biologico, sperando che il problema venga cancellato dalle periodiche dichiarazioni di uno Stato estero, il Vaticano.

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Vieni via con me. La difesa patetica delle posizioni de Il Giornale


Ieri, 8 novembre 2010, dopo le tante ed inutili polemiche è andato in onda su Rai 3 il programma di Fazio e Saviano, “Vieni via con me”. Un programma esilarante, divertente, critico e decisamente intelligente. “Vieni via con me” non è un programma politico, anche se di politica si occupa, nella misura in cui la politica è parte integrante della vita civile di una nazione. Questa prima puntata ha visto salire in cattedra personaggi come Roberto Benigni, Claudio Abbado, Angela Finocchiaro, Daniele Silvestri e Nichi Vendola.

Non avevo la minima intenzione di scrivere un post su un successo annunciato, sarebbe stato troppo facile oltreché inutile visto che non si potrebbe far altro che ribadire i concetti espressi in quelle due ore e mezza. Una vacua ripetizione adatta solo a svilire e ridimensionare la grandezza di intellettuali come Saviano, Fazio, Benigni e Abbado, visto gli “strumenti” in possesso dello scrivente. Ho cambiato idea però quando ho letto l’insulso articolo di un certo Stefano Filippi scribacchino de Il Giornale, “Teorema-Saviano: il Giornale come la mafia“. Lasciamo stare il tenore dei commenti al suo articolo, degni dei lettori de Il Giornale, gente ottusa, incapace di qualsiasi attività critica e perfetta per una genuflessione quotidiana nei confronti del potente di turno. Ma veniamo a quell’accozzaglia di parole senza senso imbastita da questo Filippi.

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WIKILEAKS SVELA IL COMPLOTTO CONTRO EMENRGENCY




l'ospedale di lashkar-gah

Riapre dopo più di 90 giorni di stop l’ospedale di Emergency a Lasshkar-Gah. Un mare di fango e di calunnie hanno investito in questi mesi l’ONG italiana e lo stesso fondatore, Gino Strada, reo di “fare troppa politica”, un atteggiamento ambiguo, secondo alcuni, ma soprattutto pericoloso per le forze di “pace” di stanza in Afghanistan. Un atteggiamento che in un modo o nell’altro aveva trasformato il centro di Lashkar-Gah in un covo di talebani o meglio in un deposito di armi talebane. A causa di ciò lo scorso aprile tre volontari italiani di Emergency furono arrestati dalla polizia afghana. Gli arrestati erano: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan, e il tecnico della logistica Matteo Pagani. I tre, secondo l’accusa del governo Karzai, non solo avevano permesso l’ingresso delle armi nell’ospedale ed erano direttamente coinvolti nell’omicidio di Daniele Mastrogiacomo, ma stavano partecipando ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, regione dove si trova l’ospedale.

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E’ MORTO IL COMANDANTE DIAVOLO. UN MITO D’ALTRI TEMPI CHE PAR USCITO DA UN ROMANZO


Lo scorso 16 giugno è morto a 100 anni Amedeo Guillet, cavallerizzo, acquaiolo, portuale, ma anche soldato, volontario in Spagna al fianco del generale Franco, diplomatico italiano ed agente segreto. Di lui Indro Montanelli scrisse: “Se, invece dell’Italia, Guillet avesse avuto alle spalle l’impero inglese, sarebbe diventato un secondo Lawrence”.

Il mito di Guillet nasce in Africa, con l’esperienza colonialista dell’Italia. Nel 1935 varca il confine tra Eritrea ed Etiopia al comando di un contingente di 200 mercenari a cavallo di origine libica, i Spahis. L’esperienza imperialista italiana in Africa, come tutti sanno, non fu proprio una passeggiata, soprattutto a causa delle bande di ribelli che davano filo da torcere alle truppe fasciste. L’imperativo in quegli anni era uno: “catturare tutti i ribelli e passarli per le armi”. Ma Guillet non accettò mai quell’imposizione e decise di dare a quelle genti una seconda possibilità ed una volta catturati li invitava ad unirsi a lui, dicendogli però: “Il primo che mi tradisce lo uccido”. Quei banditi, quei soldati, quei mercenari, in una parola gli etiopi, gli rimasero per sempre fedeli. E così nacque il Gruppo Bande Amhara, un’intera cavalleria di indigeni.

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LE DAME E IL CAVALIERE SESSO E POTERE, UNA STORIA ITALIANA


Dopo Partinico (Palermo) e Catania, l’8 luglio prossimo arriva anche a Ragusa, terza ed ultima tappa in Sicilia, il film documentario “Le Dame e il Cavaliere”, di Franco Fracassi. Un documentario, un film inchiesta su Silvio Berlusconi e su come il premier intenda la politica, consideri le istituzioni e sopratutto sul perché si circonda di tanta avvenenza femminile.

Franco Fracassi è un giornalista. Ha raccontato le guerre degli ultimi vent’anni, ha scritto libri d’inchiesta sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovtain, sulla Russia degli oligarchi di Eltsin e sulla minaccia nucleare iraniana. Da sei anni Fracassi si dedica alla realizzazione e alla produzione di documentari d’inchiesta. A tal scopo ha fondato la società di produzione Telemaco che diede vita al documentario «Zero, inchiesta sull’11 settembre», che è stato visto da oltre 50 milioni di persone, il documentario italiano più visto al mondo.

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PALESTINA. L’ONU HA ASSOLUTO BISOGNO DEL SOSTEGNO DELL’OCCIDENTE


Abbiamo intervistato padre Nandino Capovilla, membro della Associazione Pax Christi – Movimento cattolico internazionale per la pace, da anni impegnato nella difesa dei diritti umani, un osservatore speciale in Terra Santa.

gerusalemme vecchia

Padre Nandino quale è la situazione nei campi profughi?

La condizione dei campi profughi è ai più sconosciuta ed è una situazione a dir poco drammatica. Nei campi manca tutto e si sopravvive in una condizione di assoluto abbandono, mancano, per dirne una, i servizi essenziali, come gli impianti fognari, idrici o un servizio di raccolta rifiuti. Questi servizi dovrebbero essere forniti dalle municipalità di riferimento, che non sono palestinesi, ma israeliane. Una situazione su cui pesa lo straordinario tasso di popolosità dei campi, in quello di Gerusalemme, ad esempio, per ogni Km² vivono circa 25.000 persone. A volte i campi sono all’interno delle città occupate e ciò li fa diventare una gabbia all’interno di un’altra gabbia.

Come vede lei la situazione israelo-palestinese?

È una situazione insostenibile, complessa ed ignorata dalla maggior parte del mondo. Se vogliamo spiegare questo tragico ginepraio non possiamo non partire dal 1948 e dall’inizio dell’occupazione. Detto ciò va ribadito con forza e fuor di retorica che prima esisteranno due popoli e due Stati prima la situazione israelo-palestinese si avvierà verso una normalizzazione. Quella terra ha un assoluto bisogno di legalità internazionale. Finché l’ONU, però, verrà lasciato solo dai governi occidentali non potrà che limitarsi all’assistenzialismo, alla costruzione di qualche scuola, che magari viene pure bombardata, e alla distribuzione di un po’ di cibo. La radice di tutto è l’occupazione illegale da parte di Israele. In nessun modo va confuso il ruolo dell’occupante dalla condizione dell’occupato, il nodo della questione è tutto qua.

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