Parlamento Wikileaks


La casta è online: datele la caccia! » (Il Segretario Mario Staderini su Il Fatto Quotidiano)

Parlamento Wikileaks colpisce ancora: scoperti gli uffici fantasma del Senato col servizio de Le Iene (guarda »)

Allora, sotto con la caccia della casta, scopri l’impiccio che c’è sotto! Per comunicarcelo, invia una mail a info@radicali.it

Come già avvenuto nel 2010, I Radicali rendono pubblici gli elenchi, tenuti segreti per sessant’anni, di consulenti e fornitori del Parlamento.

Ai documenti che, per la prima volta nella storia della Repubblica, ottenne lo scorso anno la deputata Radicale Rita Bernardini, si aggiungono questa volta i documenti relativi al Senato, acquisiti grazie all’iniziativa della Vicepresidente Emma Bonino.

Su questa pagina è possibile accedere ai singoli contratti digitalizzati delle collaborazioni  e le  consulenze della Camera e a quelli finora inediti del Senato, che verranno progressivamente pubblicati.
Dal 2007 Radicali Italiani porta avanti, unico soggetto politico in Italia, la campagna per l’istituzione ad ogni livello dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, con l’obiettivo di restituire ai cittadini possibilità di piena conoscenza e quindi controllo dell’attività delle istituzioni e di chi le rappresenta. In molti Comuni, Province e Regioni l’anagrafe è oggi una realtà.
Il principio degli “open data” è l’evoluzione naturale di quella campagna, e come tale compariva nel programma elettorale per la Regione Lazio di Emma Bonino, così come nella proposta di legge “modello” presentata in Consiglio Regionale del Lazio dai consiglieri radicali. L’affermazione di un vero e proprio diritto di accesso ai dati pubblici in formato aperto  è tra gli obiettivi per il 2011  deliberati dal IX Congresso di Radicali Italiani per il 2011

Abbiamo anche avviato una grande campagna di Mail Bombing per spingere i Parlamentari alla pubblicazione della loro dichiarazione dei redditi e patrimonialiPartecipa!

 

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la spesa pubblica un pozzo senza fondo. (da una notizia di Rita Bernardini dei Radicali)


Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti
l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks.


Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche.
Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153mila
euro di ticket.

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IL VALZER DELLE CICALE a Ragusa, Modica, Vittoria e Pozzallo


Una delle frasi topiche del film “Le regole della casa del sidro” di Lasse Hallström, del 1999, è quella citata più volte da Delroy Lindo, alias Mr Rose: “Sai quale è il tuo lavoro?”, una frase gridata a muso duro in certi momenti, buona a placare gli animi e a sistemare le cose, perché ricordava a tutti la propria posizione nel mondo ed il fatto che la vita è strutturata secondo gerarchie, ruoli e, sopratutto, competenze.

Tre elementi fondamentali che andrebbero tenuti sempre a mente quando si agisce e quando si parla, specie se si ricopre un ruolo più o meno pubblico. Altrimenti si rischia di apparire come una delle tante macchiette della commedia italiana. Penso a Totò e al suo: “Lei non sa chi sono io”.

Certi personaggi come i funzionari pubblici, i giornalisti, i politici, gli imprenditori, gli operai, gli amici degli amici, dovrebbero sapere che cosa un giornale può pubblicare e cosa no, e quali sono gli estremi per una querela e che la minaccia, presunta o reale, è più figlia di una certa cultura, diremmo mafiosa, che del vivere civile. Certo capiamo pure che chi è impegnato a lustrare le scarpe del proprio padrone, piuttosto che a guadagnarsi il proprio stipendio con l’onesto lavoro o che il posto che ricopre non lo deve tanto alle proprie qualità, ma magari a rapporti amicali, debba pure impegnare il suo tempo in qualche modo.

Quando un articolo non è proprio in linea con ciò che vorremmo fosse il pensiero unico, non serve a nulla telefonare e minacciare. La querela non è un vessillo che lo si sventola per noia ai quattro venti, solo per scopiazzare i personaggi del jet set o della televisione, è un istituto giuridico di una certa rilevanza, che serve a tutelare la propria onorabilità, quando c’è! Infatti non è che un mafioso o un ladro può querelare il magistrato perché lo accusa di un certo reato.

Ma capisco che i personaggi sopra citati sono stati abituati male, mica chiedono una replica o un pubblico confronto, agiscono per vie sotterranee. La provincia è troppo piccola e tutti ci conosciamo e questo è come se ci mettesse al di sopra e al di là della Legge. Convinti della loro posizione di potere, più presunta che reale, un po’ come Sordi e De Sica ne “Il vigile”, forti delle loro “amicizie”, alzano la voce, minacciano, millantando schiere di avvocati pronti a pasteggiare con le tue spoglie, non rendendosi conto che sortiscono l’effetto contrario, un po’ di ilarità e di stanchezza, visto che il lavoro è pesante e la temperatura non è proprio mite. Ma si sa il pudore non è di tutti ed è un sentimento sin troppo legato alla soggettività. Chi debba intendere intenda!

STATUARIO E COMPATTO IL PARTITO DEL NO ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE


Tutti assicurano che le trivellazioni, anche al solo fine esplorativo, non hanno alcun impatto ambientale né rappresentano un rischio per la salute pubblica. Questo lo affermano: gli ufficiali di polizia giudiziaria del Dipartimento regionale dell’energia, l’assessorato regionale, l’Enimed e i tre sindacati confederati iblei.

Sarebbe il caso, quindi, di chiudere una volta per tutte queste inutili polemiche su eventuali e paventati rischi per la salute pubblica legati ai pozzi di perforazione nel Val di Noto e sul territorio ragusano.

Quello che si è fatto sino ad oggi è terrorismo ambientalista e bisogna chiedersi perché qualcuno vuole bloccare lo sviluppo della provincia iblea. Come fanno giustamente i sindacati.

Sul chi ha questo insano progetto non vi sono dubbi: il solito gruppetto radicale di Legambiente, la direttrice dell’Arpa di Ragusa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) una tale dott.ssa Lucia Antoci, chissà poi con quali competenze dichiara che “il territorio ibleo è uno dei più vulnerabili”, ed infine un certo Ing. Philippe Pallas, ai più sconosciuto, che pare faccia il Consulente delle Nazioni Unite per la valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche. Certo fa un po’ sorridere che questi della Nazioni Unite, che si sa non fanno nulla, hanno pure l’ardine di intromettersi nelle cose di casa nostra.

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IL SAN RAFFAELE UN’ECCELLENZA CON UN BUCO DI 900 MILIONI DI EURO Mario Cal “motore del San Raffaele” si suicida con un colpo di pistola


Lo scorso 18 luglio Mario Cal, braccio destro di don Verzè si è tolto la vita con un colpo di pistola. Epilogo preannunciato? Forse no…. ma anche si!

Ma chi era Mario Cal? Imprenditore di Motta di Livenza (Treviso), classe ’39, il 30 giugno scorso aveva compiuto 72 anni, 34 dei quali trascorsi al fianco del sacerdote manager, don Verzè, fondatore dell’Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, un’eccellenza nella sanità italiana ed europea.

Cal inizia la sua carriera imprenditoriale nel settore dei beni di largo consumo. A questa attività ha sempre affiancato il suo impegno imprenditoriale nel campo dei servizi sportivi, con una certa predilezione per il ciclismo, sua grande passione. Nel 1977 l’incontro fondamentale della sua vita, conosce don Verzè. Da qui inizia la sua scalata all’interno del San Raffaele, sino a diventare, nel 1990, vice presidente della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor. Il 14 marzo del 2010, giorno del 90esimo compleanno di don Verzé, viene indicato da quest’ultimo come suo successore, ma le cose come vedremo non andranno così.

da sinistra don Verzè e Mario Cal

Due personaggi eccezionali, don Verzè e Mario Cal, di sicuro al di sopra delle righe e sui quali, però, si è addensata, nel corso degli anni, più di un’ombra. Per i loro amici, berlusconiani, queste ombre “sono solo frutto dell’invidia dei comuni mortali”, così parla in un editoriale del 19 luglio scorso il direttore Sallusti su Il Giornale, come dimenticare infatti il sempre giustificazionista don Verzè nei confronti del povero Silvio, anche quando questo è accusato di istigazione alla prostituzione minorile. Ottima performance per un sacerdote.

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