FARISAICHE TRADIZIONI


 

Giovanni Paolo II è beato. Lo si sapeva, lo si prospettava e a breve verrà nominato Santo. Di Lui si sanno tante cose, è stato il papa che ha viaggiato nei cinque continenti, è stato un papa mediatico, capace di utilizzare intelligentemente le nuove tecnologie, è stato un filosofo molto vicino ai giovani, votò il suo pontificato alla pace nel mondo e ai diritti umani, contribuì enormemente a far crollare la cortina di ferro. È stato e sarà per sempre amatissimo. Queste cose le si sanno, come tante altre non le si sapranno mai, in fondo era pur sempre un capo di Stato e di uno Stato quale è il Vaticano.
La mia personalissima opinione, per quello che può valere, a me quel papa piaceva. E la sua beatificazione e la sua prossima santificazione mi sfiorano appena, come non mi interessano le tante critiche, vere o presunte, non so, che vorrebbero più di un’ombra sul suo pontificato. Il rapporto con l’Opus Dei, la carriera ecclesiastica di Marcinkus, quello del caso Calvi e del crack del Banco Ambrosiano, o ancora i suoi rapporti con Pinochet, sino alle accuse più infamanti riguardanti i presunti insabbiamenti degli scandali sessuali, che qualche anno fa travolsero la Chiesa. 
Lo ripeto queste cose non mi interessano, se sono vere saranno gli storici a dirlo e magari a spiegarle. Certo è che lo scorso primo maggio qualcosa è successo, lì dinnanzi alla Basilica di San Pietro si è consumato un delitto in un silenzio generale, che merita una piccola riflessione.


Tra i dignitari invitati a Roma per render omaggio a Giovanni Paolo II c’era pure il dittatore dello Zimbabwe Robert Gabriel Mugabe, per inciso questo signore non può mettere piede né sul suolo europeo né su quello statunitense.
Mugabe fece conoscere le sue “doti” di condottiero nel 1982 quando grazie all’operazione Gukurahundi attuò la più classica delle pulizie etniche causando la morta di circa 20.000 persone. Ma il dittatore lo si ricorda pure per la persecuzione dei bianchi e degli omosessuali, che venivano arrestati e condannati a pene detentive sino a 10 anni. I suoi avversari in sintonia con le organizzazioni internazionali definiscono la sua dittatura il “Regno del terrore”.
Questo è Mugabe, questo è l’uomo che le gerarchie vaticane hanno invitato, non si capisce il perché, alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Ma la cosa forse ancor più grave è che il portavoce del vaticano, padre Federico Lombardi, ha liquidato la questione asserendo che non c’è nulla da nascondere, visto che esistono dei rapporti diplomatici con lo Zimbabwe.
Mi verrebbe da chiedere allora perché le gerarchie vaticane osteggiano tanto la legislazione sul testamento biologico? Perché una persona, definitivamente costretta in un letto, non può decidere della sua vita, mentre un dittatore sanguinario viene ricevuto con tutti gli onori? Mi domando è questa la carità cristiana? Come la Chiesa cattolica può difendere questa scelta mentre criminalizza chi decide di metter fine alla propria vita, perché tale non la considera più. Ci sono due pesi e due misure, una per i potenti ed i ricchi che sono al di sopra di qualsiasi legge ed una per gli ultimi? Ite, missa est!

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