GUASTELLA: NON HO SFIDE DA VINCERE, MA IDEE DA TRASMETTERE E DIFENDERE


 

Abbiamo intervisto il candidato a sindaco di Ragusa della coalizione di centro sinistra l’avv. Sergio Guastella

Lei è stato presentato alla cittadinanza come il candidato della società civile. Cosa intende lei per società civile?

La società civile non è un’entità astratta e contrapposta alla presunta società incivile che alberga nei partiti, questo sarebbe puro qualunquismo. Questo concetto lo intendo come l’emblema della ragione comune, della logica ordinaria. Le faccio un esempio, se dovessi confrontarmi, come spesso accade, con qualcuno che la pensa diversamente da me, al di fuori dell’agone politico, troveremmo di certo un punto di incontro, perché varrebbe la logica ordinaria, la stessa cosa non accade se fossimo esponenti di due correnti o patiti politici avversi, perché in tal caso la logica preminente sarebbe quella della politica, nella sua accezione più bieca e miserrima, perché semplicemente partigiana. Quello a cui ambisco, invece, è una combinazione delle due logiche, ordinaria e politica. La prima infatti non basta da sola per amministrare e la logica politica può essere perversa se non è mitigata da quell’altra. Sono certo che la commistione delle due logiche porterebbe all’elevazione del dibattito politico, a totale beneficio della comunità. La mia idea è quella di unire il centro sinistra e tutte quelle persone che condividono le idee di questa area politica. Oggi siamo riusciti a fare una coalizione tra Pd, Sel, Fed e IdV, adesso c’è la seconda fase, quella più importante e forse per questo la più difficile, aggregare la coalizione alla società civile, riuscendo, al contempo, a coinvolgerla in un suo impegno pratico.

I giochi sono quasi fatti, avete approntato una strategia elettorale?

Iniziamo col dire che loro sono una struttura gerarchicamente organizzata, piramidale e verticistica, io, invece, ho in mente una coalizione tra pari. Io sono convinto che la mia campagna elettorale deve differenziarsi rispetto alle ordinarie linee di comunicazione politica, il mio prodotto di candidatura è differente, io non farò una campagna elettorale contro qualcuno, non ho sfide da vincere, ma idee da trasmettere e difendere.

Da un punto di vista comunicazionale?

La campagna elettorale di Dipasquale è inizia in febbraio, con un ingente investimento di denaro. Noi non possiamo e non dobbiamo competere con il suo strapotere economico, sarebbe un errore strategico seguirlo su quel piano. Io quel potere non lo ho e non lo cerco. La nostra sarà una campagna elettorale differente da un punto di vista formale e sostanziale.

Parliamo di contenuti.

Io non ho in mente, già l’ho detto in altre occasioni, una Ragusa grande, ma una Ragusa normale ovvero una città di qualità. Una Ragusa bella, ma non in senso estetico, bello come lo intendeva l’imperatore Adriano, il bello come strumento politico e sociale, strumento al servizio del cittadino. L’urbanizzazione, la democratizzazione della città e del suo tessuto sociale, devono essere gli elementi su cui la prossima amministrazione deve incardinare il suo programma. Ragusa deve ed ha bisogno di recuperare i valori alti, deve riuscire ad affrancarsi dalla amministrazione spicciola del marciapiede, della rotonda o della piazzetta. Di conseguenza, la politica deve emanciparsi dall’idea di dover sopravvivere a se stessa e quindi di dover accontentare qualcuno e i suoi interessi particolari, legittimi, ma pur sempre particolari. Il sindaco non è esclusivamente un amministratore, questo ruolo lo svolge benissimo un manager, bisogna riuscire ad immaginare uno sviluppo politico della città e qui ho in mente De Gasperi e la sua dicotomia concettuale tra amministrazione e sviluppo politico. La prima, rivolta meramente all’oggi, la seconda, concentrata sulle generazioni future.

Se parliamo del recupero del centro storico, ad esempio, non parliamo di un problema urbanistico, ma di un nodo sociale. Una città senza centro storico è una città morta. Una città riesce ad essere una e perciò aggregata solo quando riesce a superare qualsiasi tipo di ghettizzazione, siano esse urbanistiche, sociali o economiche. Ho in mente una città dove tutti hanno le stesse chance. Recuperare il centro storico va oltre la questione semplicemente abitativa, significa riuscire a creare dei luoghi di aggregazione, capaci di alimentare la socialità e la sua vivacità culturale.

Anche Dipasquale parla di recupero del centro storico, ma queste sono solo lacrime di coccodrillo, non dimentichiamoci che questa stessa amministrazione ha approvato la costruzione di più di 800 nuovi alloggi, grazie all’approvazione dei piani Peep, così il territorio viene disgregato, implementando, tra l’altro, una ghettizzazione su base censoria.

Il futuro primo cittadino non potrà esimersi dall’affrontare tematiche quali l’università o il turismo.

Pochi hanno avuto la nostra fortuna, mi sto riferendo alla vetrina fornitaci dalla fiction di Montalbano, nonostante questo, noi non siamo riusciti a sfruttare questa occasione. L’errore è stato non capire la tipologia del turista che viene da noi. Non prendendo coscienza di ciò non siamo stati in grado di sviluppare ed utilizzare al meglio le nostre risorse. Certo qualora avessi la fortuna di amministrare questa città di certo focalizzerei le nostre risorse economiche per eventi di respiro nazionale, faccio un solo esempio, Umbria Jazz a Perugia, questa è una kermesse ormai di respiro internazionale e Perugia non è una città tanto difforme da Ragusa, per estensione o per potere economico. Questi sono gli eventi che ho in mente per Ragusa, non certo il continuo sperpero di denaro pubblico in sagre di paese e festicciole varie, utili solo ad implementare il proprio bacino elettorale.

Stesso discorso lo si può fare nei riguardi dell’università, un’opportunità che in qualche modo ci siamo fatti scappare, non dimentichiamoci che non si è stati in grado di creare una relazione tra l’università ed il territorio, l’università beneficia delle professionalità del territorio così come il territorio deve poter beneficiare dell’università.

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