MPA. AREZZO: AL DI LA’ DELLE POLTRONE


 

Piccato risponde Mimì Arezzo alle accuse che Fli e Udc gli rivolgono, “la mancanza di coerenza loro è un atto mostruoso”, afferma il coordinatore provinciale del Movimento per l’Autonomia. Il quale non “capisce” questa mancanza di coerenza degli ex alleati del Polo della Nazione, un soggetto appena nato e già naufragato per la sola brama di poltrone. Il capoluogo ibleo, afferma Mimì Arezzo, sarebbe stato un banco di prova importantissimo, un’esperienza capofila in Italia, dalla quale poteva nascere qualcosa di nuovo. A Roma i quattro partiti avevano fatto un patto molto chiaro, il Polo della Nazione doveva essere una realtà politica equidistante dal Pd come dal Pdl. In fondo, a Ragusa come in Italia, la storia non cambia, il Partito democratico è vittima delle tante anime che vivono al suo interno, mentre l’implosione del Pdl, è solo una questione di tempo, ben presto “verrà travolto dai mille scandali del Presidente del Consiglio”. Indifferente a qualsiasi tipo di moralismo, ci tiene a precisarlo Arezzo, l’Italia non può essere guidata da un personaggio così indifferente alle sorti del Paese.

Ragusa necessita di un piano di rinascita culturale, economico e sociale. In questi cinque anni, afferma Arezzo, la politica di Palazzo dell’Aquila non è riuscita a difendere, ad esempio, l’Università e la Ferrovia, ed ancora non è stata in grado di sviluppare un sistema capace di sostenere e rilanciare il lavoro, sopratutto dei giovani, tramite, ad esempio, l’istituzione di un ufficio per la pubblicizzazione dei bandi regionali ed europei. Ma ancora, questa amministrazione ha fatto poco o nulla per incentivare il turismo e la cultura, senza parlare del tanto sbandierato rilancio del Centro storico.

A breve il MpA e Alleanza per l’Italia presenteranno alla cittadinanza la loro idea di città. E le eventuali, per non dire sicure defezioni, sono salutate dal MpA, con un certo rammarico certo, ma positivamente in nome della chiarezza.

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Morire in Palestina, una giornata particolare di normale quotidianità


riceviamo e pubblichiamo 

I Fiati Sprecati alla manifestazione contro il muro a Bil’in, 31 dicembre 2010

Vista la diffusione rapida di video ed anche di informazioni poco chiare o addirittura errate sulla manifestazione del 31/12/2010 a Bil’in, vogliamo raccontare quella che è stata la nostra esperienza diretta.

Dal 2005, per reagire alla costruzione del muro che sta divorando i terreni agricoli del villaggio di Bil’in con l’obiettivo di permettere l’espansione della vicina colonia israeliana, centinaia di persone, palestinesi, internazionali e israeliani contrari all’occupazione, si ritrovano ogni venerdì per manifestare contro questo muro dell’apartheid e contro gli insediamenti che Israele continua a costruire sottraendo terre alla Palestina.

Da Ramallah siamo saliti su un pulmino in direzione Bil’in. A circa 2 Km dal villaggio di Bil’in abbiamo trovato le camionette dell’esercito che bloccavano la strada. In Palestina funziona così: l’esercito israeliano arriva, dichiara un pezzo di territorio Palestinese “area militare chiusa” e lo militarizza.

Abbiamo trovato un villaggio ingabbiato tra mura, insediamenti e recinzioni. Il breve percorso della manifestazione percorre una stradina in discesa circondata dai secolari uliveti palestinesi. Una strada divisa a metà, da una parte della collina i palestinesi dall’altra l’esercito, schierato ben al di là della loro stessa linea di confine a tutela della colonia. Alcuni ragazzi hanno tagliato un pezzo di recinzione e lo hanno messo a terra di fronte ai soldati come a dire “è roba vostra, riprendetevela, riportatela a casa vostra”. L’esercito spara lacrimogeni ad altezza uomo, mirando direttamente ai manifestanti. I lacrimogeni israeliani posso uccidere a causa del metallo con cui sono fatti. A Bil’in il 31 dicembre una donna si è ritrovata avvolta dal fumo dei lacrimogeni, portata all’ospedale di Ramallah, durante la notte è morta per asfissia polmonare dovuta ai componenti tossici presenti nel gas. Si chiamava Jawaher Abu Rahmah. Era sorella di Bassem Abu Rahmah, morto nell’aprile del 2009, colpito all’addome da un lacrimogeno sparato dai soldati israeliani.

Abbiamo cominciato a suonare, il nostro muro del suono avanzava verso l’esercito. Quasi subito è arrivata una scarica di lacrimogeni e di proiettili di gomma. Ci siamo ritrovati avvolti nel fumo, con il respiro bloccato. La tosse ci dava convulsioni, voglia di vomitare. Non si riusciva a vedere niente e gli occhi bruciavano e non riuscivamo a tenerli aperti. Qualche palestinese riesce a raggiungere i soldati con una bandiera in mano. Niente di più. Si va avanti così per qualche ora. Alla fine della manifestazione ripercorriamo in salita la stretta stradina in mezzo agli uliveti. Una famiglia di palestinesi con la casa di fronte alla moschea ci invita ad entrare. Ci preparano succo dei pompelmi del loro orto. Suoniamo e cantiamo con loro “Bella ciao”. Dopo essere stati a Bil’in ci rimane difficile accettare le parole di Saviano che parla di Israele come di uno stato democratico. Centinaia di israeliani hanno manifestato il 1° gennaio a Tel Aviv contro le azioni dei militari a Bil’in e in solidarietà alla famiglia di Jawaher. Molti di loro sono stati arrestati dalla polizia israeliana e portati in carcere.

Ci rimane difficile pensare che tutte le nazioni, compresa la nostra sostengano questa indegna occupazione, e il lento massacro di un popolo. Abbiamo visto uno Stato che agisce con la violenza, la sopraffazione, che nega ogni rispetto per i diritti umani, che imprigiona le persone anche senza avere un motivo. Uno Stato dove non c’è uno stato di diritto, dove vige il libero arbitrio nei confronti dei non-ebrei in barba ad ogni accordo internazionale. Se Israele non smetterà di occupare la Palestina ogni accordo sarà impossibile. Solamente restituendo ai palestinesi la sovranità sulla propria terra e il diritto all’autodeterminazione si potrà cominciare a parlare di pace. Dove continua la sopraffazione e la violenza, dove c’è una forza che si impone con carri armati e soldati ed una che può solo resistere con bandiere e qualche fionda nessuna pace sembra possibile. Per molto meno di quello che succede in Palestina, la comunità internazionale avrebbe reagito inviando eserciti e armamenti, ma non lo fa, e questo dovrebbe porre dei seri interrogativi.

PM10 NELL’ARIA, L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE EUROPEA. Ragusa, invece, nel 2010 è risultata tra le città più salubri d’Italia


 

E’ della fine di gennaio la notizia che l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia europea per aver superato i limiti imposti dalla UE sulle polveri sottili nell’aria. Una cattiva notizia sia perché riguarda la salute degli italiani sia perché comporterà certamente una multa salata per l’Italia.

I dati sulle polveri sottili, anche conosciute come PM10, sono allarmanti così come i dati degli ossidi di azoto o di altri inquinanti come il benzo(a)pirene, tutte pericolose sostanze cancerogene.

I risultati fuoriusciti dal monitoraggio dei capoluoghi di provincia all’interno della campagna “PM10 ti tengo d’occhio” riguardano uno studio che ha visto la compartecipazione di istituti come l’Istat, lamiaaria.it (che ha elaborato i dati delle centraline), Legambiente, European Environment Agency, Aci e l’Ispra.

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DA GRANDE RIFIUTERÒ QUALSIASI PREMIO GIORNALISTICO!!!


 

Per caso, non è una delle mie letture preferite, mi è capitato per mano il settimanale Panorama. L’ho letto tutto d’un fiato e all’ultima pagina trovo la rubrica “Fuori Ordinanza” redatta da Annalena Benini, una giovane giornalista rampante, il pezzo si intitola “Caduti i miti, restiamo noi donne”. Bene. Inizio a leggerlo.

Sin dalle prime battute rimango basito, la giornalista all’inizio del 2010 stava morendo “per cretinaggine”, aveva una “polmonite” e non voleva farsi le “lastre” … ma poi tutto diventa chiaro, il suo stato di salute altro non era che la preveggenza dell’ecatombe che si sarebbe concretizzata nel 2010. Annus horribilis della razza umana. Prima muore J. D. Salinger (l’autore de Il giovane Holden) poi Alexander Mc Queen (un sarto) e ancora Edmondo Berselli, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Il tracollo è totale, la tenuta psicologica dell’uomo è messa seriamente a rischio e quando si inizia a pensare che tutto ormai è perduto, la Natura, come se ne avessimo bisogno, ci da prova di quanto può essere matrigna, violenta, bestiale, ingiusta. Cadono impavidi, uno dopo l’altro, Pietro Taricone, Mario Monicelli e Leslie Nielsen, dimentica Mike Buongiorno lo voglio aggiungere io, insomma tutti i miti, i nostri eroi in una parola sono morti. Inizio a pensare che la collega sta scherzando.

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CLASSI POLLAIO. IL TAR DEL LAZIO: ENTRO 120 GIORNI IL PIANO GENERALE DI EDILIZIA SCOLASTICA


 

Per il ministro Gelmini la legge e la sua applicabilità è semplicemente una questione di numeri.

 

Il Tar del Lazio ha accolto la proposta del Codacons per una class action contro il Ministero dell’Istruzione ed il fenomeno delle classi-pollaio. La legge 133/08, tanto per ricordarlo, ha tagliato fondi per 8 miliardi di euro con la consecutiva eliminazione di 133 mila posti di lavoro, tra insegnanti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Una riforma sbandierata dal Governo come un grande successo, una legge da più parti osteggiata perché mero frutto di un calcolo ragionieristico.

La legge 133 ha perseguito e raggiunto, secondo taluni, il risultato dell’autonomia, del merito e della valutazione, naturalmente tutte cose da dimostrare. D’altra parte questa riforma ha dato vita a tutta una serie di problematiche legate alla didattica e alla sicurezza degli studenti e del personale. Tagli e accorpamenti vari hanno ottenuto il risultato di creare classi sovraffollate dove le norme di sicurezza vengono disattese e l’apprendimento così come l’insegnamento vengono messi a dura prova.

Ma adesso il Tar ha accolto (il 21 gennaio scorso) le richieste del Codacons e così il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Economia dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica entro 120 giorni.

Le cosiddette classi-pollaio sono aule scolastiche nelle quali il numero di alunni supera i limiti di legge arrivando a computare anche 35-40 allievi. Il Codacons ha dichiarato: “il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna. Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro e ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito”. Il commento del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, non si è fatto attendere ed ha affermato: “Il ricorso presentato al Tar del Lazio è destituito di qualsiasi fondamento perchè le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4 per cento del totale. Il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni”, le dichiarazioni del ministro come sempre sono imbarazzanti.

Sarebbe auspicabile che un ministro rispettasse la legge solo per il fatto che è legge. In uno Stato normale nessun ministro si permetterebbe di reputare qualcosa legale o illegale in base a delle percentuali e poi, la colpa è delle famiglie che scelgono un istituto piuttosto che un altro? Speriamo che non voglia sceglierlo lei l’istituto per noi, magari in base al censo, al ceto o alle origini etnico culturali!

L’obiettivo da raggiungere è, sembra quasi una bestemmia doverglielo ricordare, che neanche una classe deve risultare al di là dei limiti imposti dalla legge.