CLASSI POLLAIO. IL TAR DEL LAZIO: ENTRO 120 GIORNI IL PIANO GENERALE DI EDILIZIA SCOLASTICA


 

Per il ministro Gelmini la legge e la sua applicabilità è semplicemente una questione di numeri.

 

Il Tar del Lazio ha accolto la proposta del Codacons per una class action contro il Ministero dell’Istruzione ed il fenomeno delle classi-pollaio. La legge 133/08, tanto per ricordarlo, ha tagliato fondi per 8 miliardi di euro con la consecutiva eliminazione di 133 mila posti di lavoro, tra insegnanti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Una riforma sbandierata dal Governo come un grande successo, una legge da più parti osteggiata perché mero frutto di un calcolo ragionieristico.

La legge 133 ha perseguito e raggiunto, secondo taluni, il risultato dell’autonomia, del merito e della valutazione, naturalmente tutte cose da dimostrare. D’altra parte questa riforma ha dato vita a tutta una serie di problematiche legate alla didattica e alla sicurezza degli studenti e del personale. Tagli e accorpamenti vari hanno ottenuto il risultato di creare classi sovraffollate dove le norme di sicurezza vengono disattese e l’apprendimento così come l’insegnamento vengono messi a dura prova.

Ma adesso il Tar ha accolto (il 21 gennaio scorso) le richieste del Codacons e così il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Economia dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica entro 120 giorni.

Le cosiddette classi-pollaio sono aule scolastiche nelle quali il numero di alunni supera i limiti di legge arrivando a computare anche 35-40 allievi. Il Codacons ha dichiarato: “il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna. Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro e ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito”. Il commento del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, non si è fatto attendere ed ha affermato: “Il ricorso presentato al Tar del Lazio è destituito di qualsiasi fondamento perchè le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4 per cento del totale. Il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni”, le dichiarazioni del ministro come sempre sono imbarazzanti.

Sarebbe auspicabile che un ministro rispettasse la legge solo per il fatto che è legge. In uno Stato normale nessun ministro si permetterebbe di reputare qualcosa legale o illegale in base a delle percentuali e poi, la colpa è delle famiglie che scelgono un istituto piuttosto che un altro? Speriamo che non voglia sceglierlo lei l’istituto per noi, magari in base al censo, al ceto o alle origini etnico culturali!

L’obiettivo da raggiungere è, sembra quasi una bestemmia doverglielo ricordare, che neanche una classe deve risultare al di là dei limiti imposti dalla legge.

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