“NON HANNO PANE? DATEGLI LE BRIOCHE!”


La riforma universitaria è stata approvata e non c’erano dubbi. Ma non voglio occuparmi di questo, piuttosto della reazione del mondo politico e dei cosiddetti intellettuali, all’indomani delle manifestazioni di Roma del 14 dicembre scorso.

Premesso, in una retorica sempre più stantia, che ogni forma di violenza va rigettata fermamente, non si può sottacere il senso ultimo dell’intera protesta come il contraltare dell’arroganza miserrima con cui gli esponenti del governo e il mondo degli intellettuali, ad esso organico, hanno trattato l’intera vicenda. Echeggiano ancora le dichiarazioni di chi come Gasparri ha definito i manifestanti “un pugno di assassini” o quelle di La Russa che li etichetta come dei “fifoni e vigliacchi”, un complimento per uno che preferisce un fascista ad un analfabeta, ma ancora il radicale Teodori che non capisce il motivo della protesta o il tuttologo di Radio 24, Giuseppe Cruciani, che ad Agorà, programma mattutino di Rai 3, dall’alto del suo proverbiale insulso qualunquismo di ex giovane rampante dai capelli sempre in disordine, sentenzia: “Non ha mai avuto alcun senso la protesta, la si è sempre fatta e nulla è cambiato, io infatti non ho mai manifestato”.

Dulcis in fundo la beata angelica della Gelmini, che si ricorda solo adesso, cioè dopo due anni di pressanti richieste, di poter ricevere una delegazione dei professori e degli studenti contrari alla riforma, se lo ricorda, guarda caso, all’indomani dell’approvazione della legge e sopratutto dopo che il Presidente della Repubblica decide di riceverli in Quirinale. La Gelmini tra la beffa e lo scherno, tra l’idiozia propria dell’inconsapevole e l’animo di chi fino ad ieri nulla ha contato, decide tra lo stupore generale di ricevere i “ragazzi per discutere delle loro proposte”. Pusillanime.

Ma non è tanto questa la cosa importante, non lo è neanche il paternalismo berlusconiano che fa tanto rima con populismo, ma il senso profondo di questa protesta, che si parte dal ddl Gelmini, ma si estende alle cause più profonde di un malessere sociale di un’intera generazione, che ha preso consapevolezza, oramai da tempo, del futuro negato.

Si parla di una generazione, ma forse sono due o tre se non si considerano i canonici 25 anni, pienamente cosciente di una precarietà a vita, di una disoccupazione cronica, di una generazione laureata e specializzata che non ha un ruolo e che non ne potrà aver uno in questa società. Di una generazione che da contratto in contratto, da lavoro nero in lavoro nero, passando per un stage ed un tirocinio, ennesima faccia dello sfruttamento moderno, si è resa conto che una pensione non l’avrà mai.

Mentre tutto ciò accade dall’altra parte della barricata che succede? Dei vecchi grassi borghesi, collusi, corrotti e corruttori, banchettano, decidono, partecipano a feste con splendide minorenni, dai seni turgidi e dai sederi marmorei, indifferenti a qualsiasi critica, hanno negato l’esistenza della crisi planetaria, ad un certo punto l’hanno definita superata, sicché l’hanno dovuta conclamare dinnanzi al popolo italiano, che accetta le mille versione come se fosse il migliore dei mondi possibili.

E così mentre un’intera generazione reclama dignità, questi abietti signori in doppiopetto sistemano ai ministeri le loro concubine, elargiscono appalti a uomini dalla dubbia moralità, pronti a pasteggiare come necrofili nei drammi altrui. Mentre gli “assassini” chiedono a gran voce ciò che gli spetta per natura e per diritto i giullari di una corte decadente e decaduta decidono di cancellare i contratti nazionali, i diritti acquisiti nel corso degli anni, perché minacciati da un capitano di industria che, nostalgico di un medioevo lontano anni luce, decide di metter sotto scacco uno Stato, un popolo, un’intera Nazione.

E così mentre vorrebbero fare accoppiare ogni giudice, perché antropologicamente inferiore, con un gorilla, Pomigliano e Mirafiori diventano la cartina di torna per ogni industriale che qui si voglia avventurare. Ma se ciò accade nel Bel Paese non si può non pensare ai crescenti atti di violenza nei confronti di chi con questo sfacelo è pienamente coinvolto. E continuando a fantasticare … cosa accadrebbe se gli “assassini” dovessero crescere di numero in modo spropositato sino al punto che il manifestante abbia anche il viso del panettiere, dell’impiegato, dell’operai, del centralinista, del pensionato e dell’ingegnere? Così quasi ludicamente, tanto per mettere a ferro e fuoco l’intera città e non solo la Capitale italiana o inglese o francese o greca, ma tutti i centri d’Italia e di mezza Europa, così in una sorta di revival manzoniano. Penso e mi chiedo ma se quel giorno a Roma le forze dell’ordine piuttosto che seguir la legge e contrastare i manifestanti li avessero scortati sin dentro il Senato che cosa sarebbe successo a quella sordida umanità?

 

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