LA SCELTA D’IMPERIO SULLA FERROVIA DEL SUD-EST SICILIANO


Due chiacchiere con Giuseppe Stella della FILT-CGIL responsabile per la provincia di Ragusa sulle politiche di Trenitalia nel sud-est siciliano

stazione di Ragusa Ibla

Era il 1° luglio del 2001 quando l’Italia recepì le direttive europee sulla separazione fra il gestore della rete e il produttore dei servizi dei trasporto, completando il processo di societarizzazione del Gruppo FS.

L’ennesimo capitolo sulle liberalizzazioni decretate in questi anni dai governi di centrosinistra e di centrodestra, o più semplicemente emblema del fallimento della politica italiana in merito alle liberalizzazioni del mercato. Non a caso lo scorso 21 dicembre l’Antitrust ha avviato ancora una volta un’istruttoria per abuso di posizione dominante nei confronti di Trenitalia.

Da quel lontano 2001 ad oggi la situazione dei trasporti su rotaia è cambiata poco o nulla, se si fa eccezione per il perpetuo rincaro del costo del biglietto, per l’abbassamento del livello dei servizi, in linea generalizzata, e della cosiddetta razionalizzazione del sistema ferroviario tutto a favore dei treni ad alta velocità e a discapito dei pendolari. La provincia di Ragusa, di Caltanissetta e di Siracusa, in Sicilia, sono le beneficiaria di quest’opera di razionalizzazione o come viene definita dalle organizzazioni sindacali di questa “politica del carciofo”.

I tagli a macchia di leopardo operati da Trenitalia nel sud-est siciliano riguardano naturalmente le corse, gli impianti ed i servizi, tutto contornato da un continuo peregrinaggio degli operatori.

Un impoverimento atto solo a render la vita dell’utenza impossibile. Si spezzettano le corse, le si completa con l’ausilio degli autobus, i quali, però, hanno orari tutti propri e mai conformati a quelli di Trenitalia. Un sistema che genera ritardi su ritardi che piovono come macigni sui passeggeri (pensiamo ai pendolari), costretti pure a pagare multe salate perché impossibilitati a comprare il biglietto. In sintesi con le buone o con le cattive si sta invitando l’utente o il turista ad utilizzare il mezzo proprio o direttamente gli autobus.

L’intento è quello di favorire il trasporto su gomma, vecchio trend italico difficilmente applicabile in Sicilia, vista l’atavica carenza infrastrutturale.

Un sistema che beneficia dell’avallo, più o meno consapevole, della politica e dei nostri parlamentari (nazionali e regionali), che sordi, incapaci o semplicemente distratti nulla fanno affinché quest’opera di demolizione abbia fine, anche perché la ferrovia ed il sistema ferroviario, e quindi il trasporto di persone e merci, non sono un qualcosa di esotico e folkloristico, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma sono uno degli strumenti fondanti per lo sviluppo di un territorio che si vorrebbe industriale, agricolo e a vocazione turistica.

In totale assenza di un’idea di mobilità, di un piano regionale dei trasporti, Trenitalia sta pian piano privando il nostro territorio di questo fondamentale strumento che andrebbe ammodernato, incentivato e rafforzato piuttosto che eliminato.

Quello che sta accadendo invece è una progressiva dismissione del sistema ferrato e non di quelle corse poche utilizzate o per nulla utilizzate ma delle uniche corse che potremmo definire ancora funzionati ovvero quelle utilizzate dai lavoratori, dai pendolari del nostro territorio.

A questo punto sembra lecito domandarsi quale è l’intenzione del governo Lombardo per quanto riguarda il sistema ferroviario nel sud-est siciliano? E cosa fanno o stanno facendo i vari Leontini, Incardona, Ammatuna, Minardo, Digiacomo e Ragusa?

 

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