IL PIANO TERRITORIALE PAESISTICO È OSTEGGIATO PER SNOBBISMO ISTITUZIONALE?


Abbiamo intervistato il Sovrintendete ai Beni Culturali di Ragusa, Alessandro Ferrara, a proposito del Piano Territoriale Paesaggistico.

Il Piano Paesistico (da ora in poi PTP) è uno strumento di tutela delle risorse ambientali ed antropiche istituito nei suoi principi fondativi nel 1939 e mai attuato. L’iter che ha condotto alla realizzazione dello stesso risale a più di dieci anni fa. Nel 1999 fu redatto il Testo Unico che armonizzava la Legge n.1497 del 1939, che tutelava le bellezze paesaggistiche, e la Legge n.1089, sempre dello stesso anno, che tutelava il patrimonio artistico culturale. Così nel 2000 la Regione Sicilia pubblicò le linee guida per la redazione del PTP. Dal Testo Unico del ’99 nacque, nel 2004, il Codice dei Beni Culturali della Regione Sicilia, penultimo passo per la redazione definitiva del PTP.

L’ innegabile che la presentazione del PTP ha suscitato, specie nelle Istituzioni locali, tutta una serie di critiche e di stigmatizzazioni, a volte veramente aspre, che sin da subito hanno avvelenato il dibattito.

Sovrintendete chi non vuole il PTP?

Faremmo meglio e prima a dire chi è che lo vuole. Il Piano, è si uno strumento a tutela del territorio, ma anche un codice che contiene in sé una precisa idea di sviluppo economico. Certo è che il PTP entra in conflitto con chi ha in mente un certo sviluppo fatto di cementificazioni, di trivellazioni e maga impianti eolici e fotovoltaici. Detto questo non si può negare che il PTP contiene alcune inesattezze o addirittura errori, che noi come Sovrintendenza siamo pronti a rivedere, in fondo non è un dogma e non lo vuole essere. Ben altra cosa è la convinzione o pretesa di taluni soggetti che vorrebbero continuare ad operare in deroga all’art 22 della legge n. 71 del 1978, la legge che stabilisce quando è permessa la fabbricazione di nuovi manufatti edilizi destinati alla lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici e allo sfruttamento a carattere artigianale delle risorse naturali nelle zone destinate a verde agricolo. Questo atteggiamento non può essere in alcun modo avvallato. Ma il problema vero è un altro ed è stato a monte. La fase concertativa tra la Sovrintendenza e le istituzioni locali, fase fondamentale al fine di individuare le zone di pregio e le singole istanze è stata del tutto snobbata o sottovalutata. Bene, la maggior parte dei soggetti coinvolti, nella fattispecie mi riferisco ai Comuni, hanno disertato quelle riunioni. Un atteggiamento irresponsabile i cui frutti negativi li abbiamo raccolti una volta presentato il Piano, da quel momento è iniziata la bagarre di cui tutti siamo a conoscenza.

Chi fra tutti ha sottovalutato la fase concertativa?

Per fare un nome, il Comune di Ragusa. Anche su questo sono state dette tante falsità, ad esempio, il modo e le forme con cui abbiamo gestito questa fase. Totalmente falso, tutti sono stati sempre invitati, anche la Provincia di Ragusa, che per legge non doveva partecipare agli incontri, ma noi siamo in possesso dei verbali che smentiscono categoricamente queste accuse. L’unica verità è che questi sindaci hanno snobbato o non hanno capito l’importanza della concertazione, perdendo una occasione di primaria importanza per trovare la giusta armonizzazione tra il PTP e i Piani regolatori. Ci sono dei Comuni infatti che hanno avanzato oggi delle osservazioni per chiedere delle variazioni su determinate aree di tutela affinché queste possano contemplare eventuali e future variazioni di destinazione urbanistica…

Il piano ingessa il territorio, la sua economia?

Assolutamente no. Il PTP è frutto di uno studio scientifico alquanto accurato grazie al quale è stato possibile individuate non solo le peculiarità del territorio ma anche la sua vocazione economica, che è agricola, zootecnia e turistica. Noi abbiamo sempre assicurato che laddove il PTP va ad ostacolare lo sviluppo proprio del territorio, noi lo avremmo corretto, alla luce delle osservazioni fatteci da questo o quel soggetto. Certamente questa sopravvenuta esigenza economica deve esser motivata e supportata da un piano industriale redatto da tecnici. Ne è esempio il Polo avicolo di Modica, il quale è sito in un’area di inedificabilità totale, ma visto la recente legge europea, che entrerà in vigore nel 2012, che obbliga l’aumento degli spazi a disposizione per ogni animale, si è provveduto a modificare quel territorio in area di tutela due, verde agricolo, in un regime differente degli altri, nel senso che per l’esistente sarà consentito di poter ampliare e modificare le proprie strutture.

Vista La sua recente esperienza si può dire che c’è una certa avversione alla regola, alla regolamentazione qui da noi?

Si. E non solo per le pretestuosità di alcune critiche, ma per l’assoluta infondatezza di ciò che è stato detto, che è in aperta contraddizione con ciò che è scritto nel PTP e questo nasce da quella precisa volontà di tenersi le mani libere.

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