Recensione del 21 dicembre. La lettera


 

Uno spettacolo dal sapore antico, dal ritmo incalzante, di quelli che, se alle prime “battute” te ne stai seduto al tuo posto anche un po’ perplesso, nell’arco di pochi istanti ti prende e ti ci conduce per mano (mentre altri fra il pubblico c’erano entrati nello spettacolo addirittura prima che cominciasse!).

Il primo immediato rimando (perché abbiamo sempre bisogno di riferimenti, tutti, sia l’artista che lo spettatore) è a “Esercizi di stile” di R. Queneau e fin qui niente di nuovo (anzi, un po’ superato direi…); la “novità”, ciò che sorprende, è che nella molteplice ripetizione della stessa azione i cui protagonisti assoluti sono una bottiglia di vino e una lettera (mentre una sedia, un tavolo e una cornice fanno da co-protagonisti), si ha la sensazione iniziale che l’attore sia del tutto governato dai suddetti oggetti, del tutto sopraffatto mentre, man mano che si procede nelle quindici variazioni sul tema ci si rende conto (ovviamente) che è lui a governarli con perizia e precisione, non lasciando nulla al caso o lasciando che il caso diventi stimolo ulteriore per sorprendere prima di tutto se stesso, per “ri-esercitarsi” nell’esercizio.

Bravo dunque P. Nani, bravo clown, bravo mimo, bravo direttore di un’ orchestra fatta, come si diceva, da semplici oggetti, da una macchina complessa quale il corpo umano (il suo!) e da un pubblico che in modo attivo prende parte entusiasticamente a questo divertente gioco teatrale.

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