CHI NON VUOLE ILPIANO PAESISTICO?


Il prossimo 15 novembre presso l’aula consiliare del Comune di Ragusa si riunirà il tavolo per lo sviluppo e le osservazioni sul Piano Paesistico, ovvero si riuniranno tutti coloro che a questo piano sono contrari, col fine di stilare un documento atto a cancellare la maggior parte dei vincoli posti in essere dal Piano stesso.

Perché ciò a cui abbiamo assistito in questi mesi, ovvero da quando il Piano è stato approvato lo scorso 10 agosto, altro non è che un cliché che noi di questo giornale conosciamo bene, infatti è lo stesso modus operandi utilizzato dalle stesse persone (fisiche e giuridiche) nei confronti dell’istituzione del Parco nazionale degli Iblei. La stessa veemenza, la stessa presunzione, gli stessi argomenti, le stesse formule verbali, le stesse barricate, lo stesso terrorismo!

Assessore Regionale BB. CC. Gaetano Armao

“Non possiamo accettare un’imposizione calata dall’alto”, “Queste scelte ingessano l’economia del territorio”, “Manca la concertazione”, “Così si decreta la fine del comparto agricolo e zootecnico” ecc ecc. In fondo si parla sempre di tutela del territorio, di regolamentazione e del rispetto dei nostri beni paesaggistici contro i soliti interessi privati, veri o presunti, come quelli confindustriali, di confcommercio e di confesercenti.

Interessi che sempre più appaiono come la volontà di esser svincolati da qualsiasi tipo di regola e regolamentazione. Nessuno di questi portatori di interessi “collettivi” o “diffusi”, però, si era mai preoccupato, sino ad oggi, del fatto che la Regione Sicilia non aveva ancora ottemperato ad un obbligo di legge indicato dalla Costituzione. Vale la pena ricordare che l’iter che ha condotto alla stesura di questo strumento di legge (il 10 agosto scorso) voluto dalla Costituzione della Repubblica Italiana ha inizio nel ’94 e solo nel ’97 si riuscì finalmente a redigere un testo di Linee Guida propedeutico alla realizzazione dei singoli piani provinciali. Dopo di che il nulla, un silenzio imbarazzante, nel quale però molti si sono crogiolati, quegli stessi che oggi gridano allo scandalo.

Si uno scandalo, perché non è raro sentir parlare di dramma, di attacco al nostro territorio. Come dimenticare le parole del presidente del Consiglio Provinciale, Giovanni Occhipinti, che all’indomani della presentazione del piano (29 agosto 2010) ha dichiarato: “Qualcuno si è messo in testa di avvantaggiare l’emigrazione dal nostro territorio, qualcuno a cui dà fastidio la vitalità di questa provincia. Si sta cercando di bloccare l’azione di qualche imprenditore che ha intenzione di investire in terra iblea. Sento parlare spesso di turismo, ma come lo si deve incrementare se il piano paesistico ha vincolato tutto il territorio”. Le accuse sono gravi.

Ma il nostro presidente naturalmente non è solo, quasi tutte le amministrazioni comunali considerano il Piano Paesistico uno zavorra per lo sviluppo del territorio e lasciamo stare il fatto che Il Piano Paesistico interessa “solo le aree agricole di pregio della provincia iblea, che comprendono strade rurali, muretti a secco, carrubi e antiche masserie”, ad affermarlo è la dott.ssa Vera Greco, l’ex sovrintendete ai Beni Culturali di Ragusa. Tralasciamo anche il fatto che questo strumento normativo posto a tutela dei beni paesaggistici all’interno di un’idea di sviluppo sostenibile (è questo che vuole la Costituzione Italiana) non interferisce in alcun modo con le realtà produttive artigianali ed industriali, le cosiddette zone B e C o le zone interessate dall’urbanizzazione, lasciamo stare pure il fatto che questo documento è stato redatto da 20 professionisti coordinati dall’architetto Gaetano Renda, con l’importantissimo ausilio dell’Università di Catania, perché le accuse e le strumentalizzazioni sono le stesse che abbiamo sentito a proposito del Parco degli Iblei.

Un vero e proprio braccio di ferro si è instaurato, ad esempio, tra l’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) e la Regione. “Siamo rimasti stupiti – ha dichiarato il presidente dell’Ance, Giuseppe Grassia – da una certa arroganza politica dello stesso assessore Armao che, pur dichiarandosi un tecnico, ha operato, per quanto concerne il suddetto piano, scelte squisitamente politiche”. Ma non erano 20 tecnici e l’Università di Catania ad aver pensato ed ideato il Piano? Ma non poteva essere altrimenti il presidente dei costruttori di certo non può essere a favore della tutela del territorio e così prosegue: “Tale Decreto, adottato senza tenere minimamente conto del fatto che la legge prevede la concertazione istituzionale e la partecipazione dei soggetti interessati e delle associazioni portatrici di interessi diffuse, è stato unanimemente ritenuto lesivo delle più elementari regole democratiche che stanno alla base dei principi costituzionali di efficacia ed efficienza delle azioni di buon governo”. Naturalmente il presidente Grassia non annovera, non si sa il perché, tra le associazioni portatrici di interessi diffusi realtà quali Legambiente, Italia Nostra, il Club Alpino Italiano, il C.I.R.S. (Centro Ibleo di Ricerche Speleo-idrogeologiche) o l’Associazione Tutela Terre d’Oriente tutte a favore di questo Piano, nè Grassia si preoccupò negli ultimi 10 anni del rispetto della legalità, ovvero quando le varie amministrazioni, locali e centrali, hanno ignorato le indicazioni costituzionali per una tutela ed uno sviluppo sostenibile del territorio. Due pesie e due misure.

Ma ancor più determinate, e come sempre sopra le righe, le dichiarazioni del vice-sindaco di Ragusa Giovanni Cosentini, anche lui contro l’assessore Armao. “Non abbiamo capito il senso della passeggiata a Ragusa dell’assessore Armao. Se Armao ha eretto un muro, ritengo che il territorio non potrà che rispondere alla stessa maniera, erigendo una palizzata che, con il trascorrere dei giorni, potrebbe diventare una parete invalicabile (i toni sono da guerra fredda ndr). Nessuno, nel nostro territorio, è più disposto a recitare il ruolo di capro espiatorio per chissà quali obiettivi. Armao dice che con questo piano si vuole preservare il territorio ibleo; come se la gente, da queste parti, in tutti questi anni il territorio lo avesse violentato”.

Ma che cosa ha detto l’assessore per suscitare le ire di Grassia e Cosentini? “Il piano paesistico – ha dichiarato l’assessore regionale Gaetano Armao – potrà essere modificato in maniera parziale, ma non sarà di certo stravolto, nè tantomeno revocato”. Ecco spiegata l’idea di democrazia di questi signori, l’apertura di Armao è stata considerata un oltraggio da fronteggiare a viso aperto e non l’occasione per portar innanzi i propri interessi. Democrazia significa si fa quello che dico io.

Ben più pacati i toni del consigliere comunale Fabrizio Ilardo che lo scorso 20 ottobre si dichiara soddisfatto per “la linea di opposizione fin qui condotta (dall’amministrazione Dipasquale ndr) sull’argomento. E’ stata ribadita la contrarietà non allo strumento redatto dalla Soprintendenza, che è uno strumento che ci impone la legge, ma al metodo”. Quindi il consigliere ne fa addirittura una questione squisitamente formale e non sostanziale. E a noi questo piace. Questa voglia di dare all’intera questione un taglio intellettuale, di sospingerla verso vette più alte, di emancipare una volta per tutte il dibattito politico e concettuale da quel vuoto contenitore che è il politichese a cui ormai siamo abituati non può che compiacerci. Non più, quindi, l’inane servilismo per gli interessi di parte, ma la tensione verso una dialettica più nobile votata ai valori ed ai principi della retorica, l’ars di cui Socrate fu padre e fondatore, maestro a cui tutti noi dovremmo aspirare e da oggi, con nostro grande piacere, prendiamo atto che anche i nostri politici lo prendono ad esempio.

Di diverso avviso è Mimì Arezzo (MpA), secondo il quale questo Piano Paesistico prevede “il mantenimento delle tipologie da secoli utilizzate dai nostri contadini e dai nostri allevatori, e non si vede come questo possa danneggiare gli stessi… Al contrario, il conseguimento di regole certe permetterebbe uno snellimento delle pratiche di nuove realizzazioni, che addirittura, ove compatibili con il Piano di legge, non avrebbero più bisogno di un benestare della Soprintendenza, ma potrebbero essere sostituite da una semplice dichiarazione di inizio lavori. … il Piano – continua Arezzo – finalmente pervenire ad un regolamento che salvaguardi insieme il nostro splendido territorio e gli interessi legittimi delle aziende. In caso contrario gli unici interessi che sarebbero salvaguardati sarebbero quelli degli speculatori”.

Il Piano Paesistico redatto dalla Sovrintendenza ed approvato dalla Regione Sicilia non è il frutto di un gruppo di burocrati sostituitisi ai soggetti competenti, non è neppure quell’indiscriminata fioritura di vincoli paesaggistici che determineranno la sicura revoca di autorizzazioni ad attività produttive o il blocco arbitrario delle concessioni edilizie e delle attività connesse all’offerta turistica, ma, come ha dichiarato la sovrintendete Greco, è l’ovvia conseguenza dell’individuazione e del riconoscimento dei beni paesaggistici di un territorio che va salvaguardato e tutelato. Una tutela che non va contro il comparto agricolo, ma che di esso se ne fa carico in modo sostenibile valorizzandone le aree agricole di pregio.

 

 

 

 

 

 

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