«MONTAMI A COSTO ZERO». TANTO RUMORE PER… IL POPULISMO DELLA CARFAGNA


Lo scorso settembre una notiziola ha fatto capolino sui tavoli di tante redazioni, specie dopo il tam tam sul web. Il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, aveva allertato l’Istituto dell’Autodisciplina della pubblicità in occasione dell’affissione di una serie di manifesti pubblicitari a Milazzo, realizzati da una società di impianti fotovoltaici siciliana, che ritraevano una donna seminuda. La campagna fu immediatamente bloccata.

I creativi della Neo Comunication avevano ben pensato di giocare un po’ con le parole e un po’ con le immagini. Una donna semi nuda, un pannello fotovoltaico e uno slogan dall’indubbia interpretazione “Montami a costo zero”. Beh diciamo pure che il risultato non è dei migliori, ma di certo il cartellone non è passato in osservato, a qualcuno sarà piaciuto e a qualcun’altro avrà strappato un sorriso, ma non a tutti, infatti, il coro di no non si è fatto attendere e si è levato forte e violento.

La collega Manuela Modica ha addirittura scomodato Freud e Jung per spiegare la decadenza  di un popolo il cui inconscio collettivo oramai è alla deriva. Il messaggio pubblicitario altro non è che l’allusione mal celata del fatto che la donna può essere comprata. “Sprondo culturale” si legge.

L’eventuale ironia o la freddura che qualcuno potrà leggere in questo spot è la sicura affermazione del suo animo oramai corrotto dai luoghi comuni di un “maschilismo siculo” certo che la donna può essere comprata, montata e svenduta. “Sentiamo l’urgenza di sollevare una reazione forte di fronte a una deriva italiana non più sopportabile”, commenta Pina Milici, del gruppo Donne libere.

 

un'altra pubblicità dello stesso tenore

Senza voler accondiscendere con le posizioni dell’imprenditore che sino alla fine ha difeso l’idea della campagna pubblicitaria non si può non notare come le allusioni sessuali imperversano nella pubblicità e come nessuno, giornalisti, associazioni né tanto meno il ministro Carfagna si preoccupano di indignarsi prima e di ingaggiare poi battaglie con i quei  colossi commerciali. Viene da pensare che il tutto sia scaturito dal solo fatto che lo spot è andato “in onda” in un piccolo centro della Sicilia e faceva capo ad una piccola relatà economica del luogo.

E cosa dire allora di quel marketing politico anch’esso facente leva sulla nudità? Un trend in ascesa e non nel sottobosco dello sprofondo culturale italico, non nella becera e maschilista Sicilia, ma nella civilissima Olanda dove Tania Deveraux prometteva, solo 3 anni fa, in pieno stile berlusconiano, 400.000 posti di lavoro a chi l’avesse votata o nel lontano Messico dove non una donna, ma il simpatico (e qui possiamo dirlo perché è maschio) ed ironico Wilfrido si denuda per mostrarci la sua trasparenza?

Non sarà mica il caso di abbandonare tutto un armamentario facente capo ai bei tempi andati e concentrarsi su questioni di ben altra importanza? Mi chiedo.

 

 

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