SEQUESTRATA PER TRUFFA LA CANTINA VINICOLA DEL FEUDO ARANCIO


L’ombra della mafia si allunga su Mezzacorona S.p.A., una delle realtà vitivinicole più dinamiche e innovative d’Italia

Lo scorso 27 luglio la Guardia di Finanza di Ragusa e il Procuratore della Repubblica, Carmelo Petralia, hanno posto sotto sequestro l’importante cantina vinicola del Feudo Arancio sita nel comune di Acate. “Un atto che non ha voluto interferire – dichiara il Comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Francesco Fallica – sulla produzione vinicola e quindi sull’occupazione in un momento delicato quale è quello della vendemmia”.

Questa operazione è stata il frutto della normale attività di monitoraggio delle Fiamme Gialle per quanto riguarda l’erogazione dei contributi pubblici a soggetti privati, un’attività che ha permesso nella fattispecie di sventare una truffa di 4,366 milioni di euro ai danni dello Stato e della Comunità Europea, ordita dalla società Future Tecnologie Agroambientali s.r.l., facente parte del Gruppo Mezzacorona S.p.a.

L’indagine denominata Old Tower riguarda tre società, appartenenti al Gruppo suddetto,  una di Acate e due del Trentino Alto Adige.

In sintesi la frode consisteva nell’acquisizione di finanziamenti pubblici grazie all’esibizione di false fatture derivanti da compravendite fittizie di immobili. In pratica la Future Tecnologie Agroambientali s.r.l. aveva acquistato la cantina del Feudo Arancio da un’altra società sempre di proprietà del Gruppo Mezzacorona, cioè la società acquirente e la società cedente sono dello stesso proprietario, la famiglia Rizzoli.

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MODICA BENE. NOMINATO PERITO DELLA POLIZIA POSTALE DI REGGIO CALABRIA


Tribunale di Modica

Continua il processo denominato “Modica Bene”. Lo scorso 22 luglio il giudice Patricia Di Marco doveva decidere se rinviare o meno a giudizio i 19 imputati. La Di Marco, invece, ha nominato un perito informatico della polizia postale di Reggio Calabria per esaminare i 24 dvd contenenti le intercettazioni illeggibili, perché danneggiate, messe a disposizione della difesa nella precedente udienza. Il perito dovrà constatare se è ancora possibile estrarre i dati, se questi sono leggibili o meno ed in caso contrario verificare le cause dell’illeggibilità.

“Modica Bene” è l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza riguardante un affare di 14 milioni di euro per fatti commessi dall’ottobre 2003 al settembre 2007, che coinvolge 19 persone, appunto, della Modica bene, tra le quali spiccano i nomi di Peppe Drago, del fratello Carmelo e dell’ex sindaco di Modica, Piero Torchi, oltre a imprenditori, impiegati pubblici e banchieri che ogni giorno scambiavano nei loro uffici di credito decine se non centinaia di assegni frutto di un lavoro certosino compiuto all’ombra dell’Ufficio Tecnico di Modica e dello Sportello Unico per le Attività produttive della Contea. I reati contestati sono concussione aggravata e riciclaggio. La prossima udienza è fissata per il 7 ottobre 2010.



DECADA DAL MANDATO PARLAMENTARE… PEPPE DRAGO NON PUÒ STARE LÌ


peppe drago

Anche se in modo tardivo, il Parlamento si ricorda dell’onorevole Peppe Drago. La Giunta per le elezioni della Camera dei deputati ha votato, lo scorso 28 luglio, la decadenza di Peppe Drago dalla carica di onorevole a causa della condanna in via definitiva inflittagli dalla Cassazione per peculato nel maggio del 2009.

La sentenza della Giunta parrebbe scontata, infatti l’onorevole è stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Il fatto è che Drago, ancora oggi, è in Parlamento, vota come qualunque altro onorevole, firma disegni di legge e naturalmente percepisce lo stipendio come i suoi colleghi. Come è possibile? La legge lo si sa non è per tutti uguale, ma è fatta per i potenti. Drago infatti sta utilizzando un vuoto normativo del regolamento parlamentare che in pratica ha “annichilito” la sentenza della Cassazione. Ovvero visto che l’interdizione non è perpetua ma limitata nel tempo, era stata proposta non la decadenza ma la sospensione dell’onorevole Drago, una formula che ha gettato nel “panico giuridico” la Giunta per le elezioni della Camera dei deputati, in quanto questa formula non è contemplata dal regolamento parlamentare.

La Giunta così ha iniziato a studiare il caso, certo solo dal 10 marzo scorso forse prima era impegnata in altro, consultando giuristi ed esperti vari. La decisione dello scorso 28 luglio non è un punto d’arrivo, però, ma un punto di partenza potremmo dire, anche perché si attendono altri due passaggi in Giunta, il prossimo è stato fissato per il 6 ottobre del 2010.

Nel frattempo Drago oltre a svolgere la sua normale attività da parlamentare si difende, non si sa bene da che cosa, utilizzando l’ormai comprovato schema craxiano: «Io mi sono comportato come gli altri presidenti prima di me, ho fatto ciò che continuano a fare ministri e sottosegretari: nessuno rende conto dell’uso dei fondi riservati. E allora, perché dovrei essere il solo a pagare?», perché lo ha deciso la Cassazione? Potrebbe essere una risposta.

Ricordiamo che Peppe Drago, quando era Presidente della Regione Sicilia, nel 1998, si appropriò dei fondi riservati al Presidente della Regione, 123.123,00 euro, senza nessuna rendicontazione.

NOTO RIBADISCE IL SUO NO ALLE TRIVELLAZIONI


La difesa degli interessi petroliferi attuata dal sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, appare sempre più isolata e priva di senso. Al coro di no adesso si sono pure aggiunte le voci del sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, e del sindaco di Noto, Corrado Valvo.  “Non si condivide assolutamente – dichiara il primo cittadino di Noto – il pensiero del collega di Ragusa, il quale ritiene che il tantundem corrisposto dalle imprese petrolifere, finalizzato alla contribuzione di opere pubbliche, possa essere esaustivo del danno che si potrà produrre in maniera irreversibile nel nostro territorio. Tale comportamento deve essere scongiurato, appunto perché la potenza economica di queste royalty potrebbe determinare quella colonizzazione a cui, purtroppo, parte della Sicilia ha pagato un prezzo elevatissimo in termini di deturpamento di aree e territori”.

Se questa è l’opinione del sindaco di Noto, il primo cittadino di Vittoria si complimenta dal canto suo con la presa di posizione dell’assessore regionale Fabio Granata, che si è schierato contro le trivellazioni in provincia di Ragusa.

Sarebbe interessante conoscere l’opinione e/o la risposta del sindaco di Ragusa, il quale, però, ha ben deciso, in totale solitudine e senza dare spiegazione alcuna, di barattare il nostro territorio con un qualche restauro. Verrebbe da opporsi a queste “decisioni calate dall’alto”. Ma la tanto decantata indipendenza del sindaco di Ragusa pare riguardare solo il Parco degli Iblei e quindi i vari interessi lobbistici di industriali e costruttori.

Nel frattempo il pozzo Cammarana1 dell’Eni, al 10° km della strada provinciale Ragusa-Santa Croce Camerina, viaggia a pieno regime, peccato che per quella spianata di cemento e per quell’innocua torre siano stati estirpati carrubi ed ulivi secolari.

In un territorio che si vorrebbe a vocazione turistica ed agricola non dovrebbe trovare alcuna cittadinanza questo mal celato tentativo di genuflessione agli interessi delle compagnie petrolifere, la cittadinanza e le istituzioni, invece, dovrebbero, una volta per tutte, convincere il governo nazionale e quello regionale della necessità di un altro tipo di sviluppo lontano dalle solite speculazioni che ben conosciamo.

Anche noi abbiamo avuto il nostro disastro ambientale, dai più dimenticato. Eravamo agli inizi degli anni Ottanta a Punta Braccetto ed una Petroliera, non è chiaro il perché, decise bene di sversare in mare il suo petrolio.

foto di Pippo Tirella

foto di Pippo Tirella

foto di Pippo Tirella

foto di Pippo Tirella

PARI OPPORTUNITÀ, UN DIRITTO-DOVERE DIMENTICATO DALLA PROVINCIA DI RAGUSA


In un comunicato stampa dello scorso 20 luglio il consigliere provinciale dell’Italia dei Lavori, Giovanni Iacono, solleva un problema per nulla secondario sulla composizione della Giunta provinciale ragusana, che è composta esclusivamente da uomini.

Iacono infatti fa notare come nello Statuto della Provincia Regionale di Ragusa sia espressamente detto come questa Istituzione deve fare tutto quanto è in suo potere per favorire e promuovere le condizioni di pari opportunità, anche istituendo appositi organismi atti all’abbattimento degli ostacoli alla realizzazione di questo diritto fondamentale [art. 3 comma g) del suddetto Statuto].

La totale assenza di assessori donne in Giunta, sarebbe comprensibile se e solo se (ipotesi alquanto bislacca ed assurda) nessun esponente della maggioranza, appartenente a quello che un tempo veniva detto il gentil sesso, sarebbe in grado di svolgere il ruolo di assessore, assolutamente certi dell’esistenza di una enorme quantità di donne assolutamente in grado di svolgere bene ed anche meglio dei propri colleghi uomini questo ruolo, il consigliere Iacono chiede nel più breve tempo possibile che la Provincia tenga fede ai suoi principi fondamentali sostituendo 4 assessori maschi con 4 assessori donne. Una richiesta non solo giusta ma corroborata pure da una recente sentenza del Tar di Palermo che ha obbligato il Comune di Favara (Ag) ad integrare la propria Giunta con delle donne.

WIKILEAKS SVELA IL COMPLOTTO CONTRO EMENRGENCY




l'ospedale di lashkar-gah

Riapre dopo più di 90 giorni di stop l’ospedale di Emergency a Lasshkar-Gah. Un mare di fango e di calunnie hanno investito in questi mesi l’ONG italiana e lo stesso fondatore, Gino Strada, reo di “fare troppa politica”, un atteggiamento ambiguo, secondo alcuni, ma soprattutto pericoloso per le forze di “pace” di stanza in Afghanistan. Un atteggiamento che in un modo o nell’altro aveva trasformato il centro di Lashkar-Gah in un covo di talebani o meglio in un deposito di armi talebane. A causa di ciò lo scorso aprile tre volontari italiani di Emergency furono arrestati dalla polizia afghana. Gli arrestati erano: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan, e il tecnico della logistica Matteo Pagani. I tre, secondo l’accusa del governo Karzai, non solo avevano permesso l’ingresso delle armi nell’ospedale ed erano direttamente coinvolti nell’omicidio di Daniele Mastrogiacomo, ma stavano partecipando ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, regione dove si trova l’ospedale.

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DAVIDE CAMEDDA E IL GRAVITY RACE


Abbiamo intervistato il ragusano Davide Camedda, che lo scorso 20 giugno è diventato campione regionale di Down-Hill.

Il down-Hill è una disciplina gravity della mountain bike. Una competizione a cronometro individuale svolta su piste, di 2 km/2,5 km, totalmente sterrate ed in discesa.

Il down-Hill non è proprio considerabile un sport popolare come mai hai iniziato a farlo?

E’ vero e lo è ancor più in Italia, figurati in Sicilia. Già all’estero, come ad esempio in Francia, è una disciplina abbastanza seguita, ma questo è un discorso squisitamente culturale. Comunque ho iniziato quasi per gioco o meglio non conoscevo l’esistenza di questo sport, mi piaceva andare per trazzere e strade di campagna con la mia mountai bike, poi conobbi i “Ragusani volanti”, i primi in Sicilia a praticare questo sport, ed è grazie a loro che iniziai a praticarlo a livello agonistico, era il 2002.

foto di Giorgio Biazzo

Il Down-Hill è uno sport pericoloso.

In un certo senso si. E’ uno sport estremo ed è per questo che siamo super bardati, il nostro abbigliamento è molto simile a quello dei motociclisti, casco integrale compreso. Ma come per qualunque altro sport estremo non basta la preparazione fisica, a giocare un ruolo fondamentale è la testa, i nervi. Alla fin fine è una partita con te stesso, con i tuoi limiti, che poi è la cosa che mi affascina di questo sport. Avere coraggio o ancor peggio essere spericolati non solo non serve, ma è controproducente. Semplicemente, i tuoi limiti giocano un ruolo fondamentale in gara ed è ovvio che se non riesci a scendere al disotto di un determinato tempo beh puoi impegnarti quanto vuoi sarai sempre terzo, quarto o chissà ultimo, rispetto a qualcun altro. Ma ciò passa in secondo piano, a te piace praticare quella disciplina e la fai al massimo delle tue possibilità ed è questo che importa ed è questo che ti diverte e ti appaga.

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